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La scuola dei ribelli

Prefazione de La congiura Fornaciari (capitolo 9, segue dal capitolo 8)

Tutto questo ragionare, voi direte, è proprio indispensabile per fare il ritratto di un uomo chiamato Francesco Fornaciari? Fosse stato un soggetto ordinario quasi quasi avrei detto di sì; ma trattandosi di lui bisogna aggiungere qualcosa per capire come andava a incrociarsi la faccenda: li sfidava. Per baldanza però, non per protervia. Sapete come vanno queste cose: uno si segnala sopra gli altri perché è un po’ sfrontatello; le autorità lo prendono di mira; lui si sente preso di mira e reagisce sfidandoli e gridando all’ingiustizia; quelli allora si confermano che il giovanotto è ribelle per natura e sollevano il piede per schiacciarlo; a questo punto a lui non resta che soccombere o darsi ribelle.

In ogni modo, una vita disperata e un disperato desiderio di cambiarla facevano scuola e spingevano più d’uno nella stessa direzione dell’amico nostro. Il libro anonimo del Vescovo dice che questo Fornaciari è nato a Roncitelli da famiglia contadina e fa capire che è un ragazzo sveglio e malauguratamente aperto a molte suggestioni. Dice che gli piaceva fin da piccolo sentir raccontare di guerre, rapine, sedizioni, e che crescendo veniva spesso fuori con discorsi esagitati. Ricavati dove? Per il libro sono brutti personaggi, cattivi soggetti imprecisati che straparlano in mezzo alla gente; sarà anche così, ma voi credete che quei bravi contadini nelle loro veglie, o anche i paesani all’osteria fossero solo «Buon Giorno Signor Conte» e «Bacio la Sacra Pantofola a Vostra Eminenza» come li vorrebbe chi sta loro sopra?

In campagna nelle sere d’inverno in molte case recitavano il rosario e il capoccia raccontava le paure; e c’era spesso qualcuno che leggeva – mi ricordo per esempio di un certo Sb’rlocchi’, che chiamavano così perché aveva un occhio che guardava a Scapezzano e quell’altro a Roncitelli, ma leggere sapeva leggere per via di un suo zio prete –; gente buona, nessuno vuol negare; ma tra uomini, da parte, si finiva su faccende più concrete, sementi, raccolti, siccità, malattia, o sui nuovi contratti dei mezzadri che portavano molti aggravamenti; e capitava che qualcuno buttasse là un discorso a mezza bocca che non sarebbe piaciuto al Parroco, per non dire al Bargello: borbottava, si agitava, fino a che non incontrava lo sguardo di chi voleva lui.

E in paese, al riparo dagli sbirri e dalle spie, i discorsi si infittivano sui preti, i signori, la decima, la carestia. Il brusio si alzava di tono insieme coi bicchieri finché si trasformava in un gran parapiglia di pugni battuti sul tavolo, le donne che scappavano facendosi il segno della croce; e, lì davanti agli occhi stralunati dei presenti aleggiava dondolando il cadavere del papa, finito impiccato.

Magari Fornaciari era tra loro, perché ormai non era più un contadino; per salire di grado, oppure soltanto per campare, era andato a bottega e adesso faceva il falegname. (continua…)

Prefazione de La congiura Fornaciari (capitolo 9, segue dal capitolo 8, continua nel capitolo 10)

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