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Storia della città di Senigallia e della sua Diocesi

Verrà presentato venerdì 20 ottobre alle 18.00 presso l’Auditorium San Rocco di Senigallia, in piazza, Garibaldi il libro “Storia della città di Senigallia e della sua Diocesi”, trascrizione, traduzione e commento critico del volume scritto dal Vescovo di Senigallia Pietro Ridolfi nel 1596. Un lavoro di grande prestigio, che esce a cura di Antonio Maddamma, Nino Bucci, Flavio Solazzi, con la presentazione dello storico Ettore Baldetti.

Il volume l’editio princeps degli “Historiarum libri duo” di Pietro Ridolfi, opera manoscritta Pietro Ridolfi risalente agli ultimi anni del XVI secolo. L’opera, con testo latino a fronte, è stata pubblicata con il titolo di “Storia della città di Senigallia e della sua Diocesi” ed è a cura di Antonio Maddamma, Nino Bucci e Flavio Solazzi, corredata da CD interattivo realizzato da Domenico Petilli.

La storia della città e della Diocesi di Senigallia, gli “Historiarum libri duo” – noti fra gli storici locali pure come “Cronache del Ridolfi” – costituiscono una descrizione dell’organizzazione della Diocesi di Senigallia, in tutto il suo territorio, dal Cesano all’Esino, dall’Adriatico agli Appennini, nel periodo fra il 1596 ed il 1597 quando vi lavorò il Vescovo Ridolfi, Minore conventuale, con l’apporto di collaboratori interni ed esterni alla curia oltre a quello di Gherardo Cibo, valente disegnatore, la cui opera accolta nel codice fu poi completata da una o più mani. Opera monumentale quella del Vescovo Ridolfi, di un pastore impegnato nella concreta attuazione della riforma cattolica, e non da meno l’elaborazione dei curatori Antonio Maddamma, Nino Bucci, Flavio Solazzi per trascrizione, traduzione e commento critico del volume di oltre cinquecento pagine, arricchito di apparato iconografico e supporto multimediale.

Venerdì pomeriggio, dopo i saluti del Vescovo Franco Manenti e del Sindaco Maurizio Mangialardi e del cancelliere emerito della Diocesi Mons. Umberto Mattioli, mecenate del volume, interverranno gli autori, moderati dal prof. Dario Cingolani. Iniziativa aperta a tutta la cittadinanza e voluta dalla Diocesi di Senigallia, nell’ambito dell’azione di promozione delle fonti della storia del territorio, col patrocinio del Comune di Senigallia e di Sena Nova.

L’ultimo Beatle di Davide Verazzani

Una biografia, la prima in Italia, ricostruisce la vita di Neil Aspinall, l’uomo dietro le quinte dei Beatles. Si intitola L’ultimo Beatle ed è stata scritta da Davide Verazzani, esperto dei Fab Four, per l’editore Bietti.

Il libro verrà presentato a Senigallia sabato 14 ottobre alle 18.30, presso la libreria Iobook, nella nuova sede di via Cavour. Introduzione a cura di Valeria Bellagamba.

A cinquant’anni dal leggendario Sgt. Pepper, questa biografia, la prima in Italia, ricostruisce la vita di Neil Aspinall, l’uomo dietro le quinte dei Beatles. È giovanissimo quando incontra McCartney e Harrison: dalle sigarette fumate di nascosto dagli insegnanti ai primi tour per l’Inghilterra il passo è breve. È lui a guidare il mitico camioncino che nei tour si riempie di graffiti e dediche. In seguito, grazie a un sorprendente intuito negli affari, arriva ai vertici della Apple Corps, fondata dal quartetto di Liverpool. Schivo e riservato, evita microfoni e giornalisti, ma è sempre in prima linea con i Fab Four, difendendoli dai fan – e, all’occorrenza, da loro stessi.

Se sono arrivati a «essere più popolari di Gesù Cristo», parte del merito è suo. Un culto di cui Aspinall rimane la fedelissima vestale, anche dopo lo scioglimento, tanto da trascinare in tribunale la Apple di Steve Jobs. Talvolta la storia di una band non si esaurisce in ciò che illuminano i riflettori o nel chiasso dei fan prima dei concerti. È il caso di quel gruppo di Liverpool che in Neil Aspinall trovò un prezioso collaboratore, un amico, l’orma di un destino.

La vita di Neil Aspinall è stata raccontata anche nel monologo teatrale La versione di Neil, scritto sempre da Davide Verazzani, andato in scena per la prima volta a Milano nell’ottobre 2013. Nell’agosto 2015, tradotto con il nuovo titolo di A life with the Beatles, il monologo è stato presentato al Fringe Festival di Edimburgo, con grande successo di pubblico e critica, successivamente al King’s Head Theatre di Londra e in quindici teatri delle Highlands scozzesi.

Davide Verazzani è nato nel 1965 a Milano. È da sempre un fan dei Beatles. Sceneggiatore, autore teatrale, scrittore. È coautore e interprete della lettura scenica Revolver, che celebra i cinquant’anni dell’omonimo disco dei Beatles, rappresentata a Milano e Roma nel corso del 2016.

A proposito di “Dove ballano le ragazze” di Alessandro Cartoni

“Dove ballano le ragazze” di Alessandro Cartoni (Zeroundici edizioni 2017, pp. 141, €14,50)

di Angelo Canaletti

 

Leggo poco di narrativa, perché sono uno che giudica facilmente. Troppo facilmente. Guardo le copertine, apro una pagina a caso, leggo. Se trovo indigesto il linguaggio o se la presentazione dell’autore mi irrita, allora mi tiro indietro. Se la copertina è troppo in un modo o poco in un altro, mi tiro indietro. Mi risparmio un sacco di schifezze, ma forse perdo un bel po’ di roba buona. Poi mi accosto alla saggistica, scientifica o politica e mi ritrovo a casa. Apro il libro di Scalzone sul ’77, prefazione di Erri De Luca. Mi trovo a casa. Leggo.

Non si fa così! Ma questo è. In più mi metto a scrivere romanzi, di cui uno pubblicato. È facile, racconto una storia, e lascio che il carattere dei personaggi emerga dalle loro azioni, che sia il loro “fare” a connotare il loro “essere”. E il lettore deve prendersi la briga di capire e scavare. Lo faccio perché sono uno stronzo, che ha l’imbarazzo nel mettersi a nudo ed esplorare e auto-esplorarsi. Come me un mucchio di autori, che siano famosi (tristemente) o tristemente ignoti. Devo dire che, in molti casi, ci sono presuntuosi scriventi che comunque battono il sentiero rischioso dei sentimenti e dei ragionamenti volti a rendere esplicite tensioni interiori e lacerazioni umane, e la miseria dei loro risultati opprime la mente e allontana i lettori. Oppure ne avvicina di insulsi, superficiali e sciatti. Come quei personaggi che selezionano il loro cagnolino da passeggio sulla base della somiglianza tra il muso dell’animale e la loro espressione facciale. Li vedi in giro e li riconosci perché sembrano fratelli.

È uscito un libro, raccolta, narrazione segmentata (?), di Alessandro Cartoni: “Dove ballano le ragazze”. La storia cambia. Conosco Alessandro, l’interesse cresce. Copertina e presentazione dell’autore non respingono, anzi. Apro la solita pagina a caso, funziona. Il libro va letto, occorre trovare il tempo. Sono un italiano medio, lo leggo durante le ferie. Tra mare e montagna. Poi lo rileggo, a casa.

Alessandro Cartoni ha una scrittura eroica, assai gradevole e capace di rendere pulita l’esplorazione delle viscere intrise di sangue. Ti accorgi che gli schizzi di sangue e merda sono tutti addosso a te, che la tua magliettina candida è sporca come quella di un minatore ferito, mentre la sua pagina è linda. La percorri senza fatica, sei alla successiva e poi a quella che segue. La lettura scorre, ti immerge e ti stravolge. Ne esci insanguinato ma continui a leggere e non capisci quando hai cominciato a sporcarti. A questi livelli, da tempo, io non ho trovato nessun autore, o meglio, devo scavare nel passato, quando da universitario leggevo qualche americano serio oppure mi scuotevo con musiche hard core dalle cuffie. (… continua a leggere ‘A proposito di “Dove ballano le ragazze” di Alessandro Cartoni’)

Sardegna come metafora. Il “Grande nudo” di Gianni Tetti.

“Grande nudo” di Gianni Tetti (Neo. Edizioni 2016, pp. 688, € 17,00)

di Alessandro Cartoni

 

Potremmo dire che l’impresa di Gianni Tetti è per certi aspetti sovrumana: darci in un solo organismo narrativo dai contorni mobili e indeterminati, una immagine del nostro tempo, un romanzo mondo, una profezia post-istorica su cui pende la presenza di un Libro salvifico, un conturbante insieme di paradigmi letterari e anche la storia di una strana malattia che coinvolge una serie di personaggi altrettanto fuori di chiave: una donna cagna, un prete invaghitosi di una bambola sintetica, un fragile marinaio venuto a fare giustizia, poi cani e uomini e maghi. E abominazioni, esecuzioni, torture, quasi in un crescendo sadiano.

“Grande Nudo”, candidato al premio Strega 2017, si colloca, ci pare, a metà tra il Mc Carthy di “The road” e il Moresco dei “Canti del caos”. Lo scrittore sardo ambienta questa sua epica e devastata cronaca dell’infezione in una isola che sembra l’ultimo baluardo dell’umanità, o il primo della disumanità, dove terremoti ed eserciti di cani urlanti e randagi attaccano città e condomini e ne divorano gli abitanti. Nel frattempo un esercito di uomini crudeli e senza scrupoli guidati da generali terribili è chiamato a reprimere nel sangue turbolenze e rivolte. Ci sono appestati ed infetti che non debbono uscire dalle zone controllate e per questo pagano il prezzo più alto. Famiglie, nuclei e comunità vengono annichilite nel sangue e nella tortura. Chi riuscirà a salvarsi dall’odio dei cani e dalla crudeltà degli eserciti? Sembra un’apocalisse senza speranza che però ha l’incomparabile pregio di sottrarre la Sardegna al cliché dell’isola felice o incontaminata per sottolinearne invece la densità storica e globalizzata, lo stigma che la rivela come un’isola militarizzata al centro del Mediterraneo.

Del resto come ha dichiarato Tetti in una intervista: «Non è tutto una favola. Preferisco parlare delle criticità. Affrontare le criticità aiuta a capirci e, chissà, a migliorarci. 35 mila ettari di territorio sardo sono sotto vincolo di servitù militare. Spesso ci fanno esercitazioni militari. In occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, cioè una superficie quasi pari all’estensione dell’intera Sardegna. Sull’Isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la città, (… continua a leggere ‘Sardegna come metafora. Il “Grande nudo” di Gianni Tetti.’)

Gli Italiani del Delta: storie di migranti italiani in America

Venerdì 25 agosto alle ore 18.30 per la rassegna So-Stare al Porto, organizzata in collaborazione con l’associazione Tra-mare culture, LibriSenzaCarta.it proporrà alcune letture da “Gli Italiani del Delta”, traduzione italiana a cura di Marina Calderigi e Carla Novelli pubblicata dalla Biblioteca L. Orciari di Marzocca, del libro “The Delta Italians” (2003) di Paul V. Canonici.

Ecco alcuni stralci del libro:

I primi di loro arrivarono il 22 novembre 1895. Erano tutti vittime di un terribile imbroglio. Con la promessa di una vita migliore uomini senza scrupoli li fecero entrare illegalmente negli Stati Uniti e poi li dirigevano con un viaggio “biblico” verso la piantagione di Sunnyside vicino a Greenville, Mississippi, la capitale mondiale del cotone […]
Vivevano in povere baracche ai bordi di paludi infestate dalle zanzare. La febbre malarica era molto diffusa e i bambini che morivano erano tanti […]
Gli italiani venivano spesso trattati, se possibile, peggio dei neri. E gli afroamericani erano gli unici ad essere gentili con loro […]
Appena fuori Tribbett Road, alla Dean Plantation, c’era un lungo capannone di legno. Nei primi anni del Novecento quello era uno dei locali dove i neri si ritrovavano per suonare e ballare il blues il sabato sera e il suono del blues curava le ferite dell’anima anche degli italiani […]

Paul V. Canonici è nato nel 1928 a Shaw, Mississippi, in una fattoria di cotone da due operai agricoli italiani. Ha frequentato le scuole pubbliche a Shaw. Dopo la scuola superiore, ha studiato con i padri benedettini per diventare un sacerdote cattolico. Ha frequentato l’Università di Notre Dame dove ha conseguito un master in amministrazione scolastica. Ha frequentato la Mississippi State University dove ha conseguito un dottorato in sociologia. Ha insegnato alla High School di St. Joseph ed ha fatto parte dell’amministrazione di diversi campus. Dal 1970 al 1983 è stato sovrintendente delle scuole cattoliche del Mississippi. Ha fondato la Parrocchia di San Francesco di Assisi, dove è stato sacerdote. “The Delta Italians” (pubblicato nel 2003), è la storia dell’insediamento dei primi immigrati italiani verso il Delta del Mississippi e dell’Arkansas, è stato seguito da “The Delta Italians II” (2013), supplemento del primo libro.

Tra le “Ombre” di Edward Hopper con Stephen King, Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Michael Connelly, Joyce C. Oates e altri scrittori americani

“Ombre”, a cura di Lawrence Block (racconti di M. Abbott, Jill D. Block, Robert O. Butler, Lee Child, N. Christopher, M. Connelly, J. Deaver, S. King, Joe R. Lansdale, Joyce C. Oates, K. Nelscott, J. Santlofer, L. Block; Einaudi 2017, pp. 304, € 18,50)

di Alessandro Cartoni

 

I dipinti di Hopper, è risaputo, hanno sempre stimolato scrittori e artisti in genere fino al punto che non è scorretto dire che esista ormai una “hopperiana percezione” della realtà. Questa ha a che fare con spazi isolati, notturni o diurni, pervasi da una solitudine metafisica, nella quale si muovono figure solitarie, quasi sempre femminili, trascinate dentro un oscuro abbandono interiore. In queste configurazioni due elementi giocano un ruolo decisivo: una luce particolare che sembra inondare il dipinto, la cui provenienza non è mai naturalistica, e la netta sensazione che qualcosa sia appena accaduto o stia per accadere. Come se il pittore avesse trovato sempre e comunque l’inquadratura di un’azione possibile, già deflagrata oppure sul punto di avviarsi e il dipinto, la figura, ne fosse solo una pallida testimonianza.

A riempire il vuoto fecondo e narrativo che aprono i dipinti di Hopper arriva ora una raccolta di racconti di maestri americani, “Ombre” (a cura di Lawrence Block), che appunto quel vuoto tentano di riempire con i propri fantasmi, le proprie ombre,  le tante ossessioni personali che li attraversano e donano loro una vita nuova. Ne esce fuori un libro singolare che è anche un bell’esperimento di estetica: trovare dei mondi in quadri particolari che, per un motivo o per l’altro, hanno affascinato l’autore.

Così Stephen King spinge la “sala della musica” verso un esito misterioso e terribile che accosta in una short story cristallina, senso del mistero, reclusione e una violenza trattenuta.  Joe R. Lansdale invece narra una struggente storia di amore e apprendistato con il suo “proiezionista”.  (… continua a leggere ‘Tra le “Ombre” di Edward Hopper con Stephen King, Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Michael Connelly, Joyce C. Oates e altri scrittori americani’)

Incontro con “Tina” di Alessio Torino

Lunedì 17 luglio alle ore 21.30 lo scrittore Alessio Torino (già vincitore di diversi premi con i suoi precedenti romanzi, tra i quali il Bagutta Opera Prima, il Frontino-Montefeltro, Lo Straniero, il Metauro e il Subiaco) sarà a Senigallia presso la libreria IoBook per parlare del suo ultimo lavoro, “Tina”, edito da minimumfax. In dialogo con lui Andrea Bacianini. Di seguito la presentazione sulla bandella del volume.

Tina, una ragazzina che tutti scambiano per un maschio, arriva a Pantelleria con sua madre e sua sorella Bea. Sembrerebbe una normale vacanza estiva, ma le cose non stanno così. Pochi mesi prima, il papà di Tina ha lasciato la moglie per correre dietro a un’amante molto più giovane di lui. Tina e Bea vedono alternarsi sul viso della loro mamma lo sconforto, l’ottimismo, la disperazione, ma alla loro età anche un dramma come la fine dell’unità familiare può assumere i contorni dell’avventura.
A complicare le cose la presenza sull’isola di personaggi strani: una campionessa di nuoto francese che affascina Tina, il suo fidanzato che colpisce al cuore Bea, un uomo alla deriva che attira più del dovuto la madre. L’estate va avanti, ma prima che sia finita l’impatto sempre rimandato con il dolore del cambiamento si farà sentire. Alessio Torino crea una cornice narrativa perfetta per il più classico rito di passaggio: il momento lancinante in cui raggiungiamo l’età adulta e ci rendiamo conto di aver perso qualcosa, irreparabilmente.

“Nei romanzi di Alessio Torino è la poesia a vincere sulla prosa” (Goffredo Fofi).

“Alessio Torino è veramente bravo a scrostare il crepuscolarismo eterno della provincia italiana” (la Repubblica).

La Punta della Lingua 2017

Anche quest’anno non possiamo non invitarvi al festival poetico-letterario “La punta della lingua“, giunto alla dodicesima edizione. Qualche nome? Antonella Anedda, Giampiero Neri, Tiziano Scarpa, Nicola Crocetti, Walter Siti.

Ecco il programma per intero.

La punta della lingua: 2-9 luglio 2017

anteprime: 8 e 27 giugno

 

domenica 2 luglio

Bologna (e ovunque)

ore 16.00 Facebook Poetry 9^ edizione

Sfida di poesia online aperta a tutti

a cura di ZooPalco

 

lunedì 3 luglio

Portonovo| Chiesa S. Maria

ore 18.00 Inaugurazione del Festival

Saluti dell’Organizzazione e delle Autorità

 

ore 18.30 Poeti in viaggio (con Roma Marche Linee)

 

ore 18.45 Poeti da antologia

Letture di Antonella Anedda e Giampiero Neri

Interventi musicali di Marta Collica (voce e chitarra) e Rachel Maio (violoncello)

In collaborazione con Italia Nostra e Hotel La Fonte

Duo d’eccezione, Antonella Anedda e Giampiero Neri sono fra i maestri più riconosciuti della poesia italiana contemporanea.

 

Portonovo| Ristorante Da Giacchetti

ore 20.00 Cena a buffet

 

Portonovo| Chiesa S. Maria

ore 21.30  My Name is Swan

Performance audiovisiva di Jan Noble

 

ore 22.00 Poesie che si capisce cosa dicono

Letture di Tiziano Scarpa

 

martedì 4 luglio

Ancona | Terrazza Hotel SeePort

ore 18.00 Trent’anni di Poesia e 33.333 versi greci

In collaborazione con GGF Group

 

ore 19.00 Omaggio a Bob Dylan

Incontro con Alessandro Carrera (traduttore del Premio Nobel alla Letteratura) e Nicola Crocetti (editore e direttore rivista «Poesia»)

In collaborazione con GGF Group

(… continua a leggere ‘La Punta della Lingua 2017’)