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Tra le “Ombre” di Edward Hopper con Stephen King, Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Michael Connelly, Joyce C. Oates e altri scrittori americani

“Ombre”, a cura di Lawrence Block (racconti di M. Abbott, Jill D. Block, Robert O. Butler, Lee Child, N. Christopher, M. Connelly, J. Deaver, S. King, Joe R. Lansdale, Joyce C. Oates, K. Nelscott, J. Santlofer, L. Block; Einaudi 2017, pp. 304, € 18,50)

di Alessandro Cartoni

 

I dipinti di Hopper, è risaputo, hanno sempre stimolato scrittori e artisti in genere fino al punto che non è scorretto dire che esista ormai una “hopperiana percezione” della realtà. Questa ha a che fare con spazi isolati, notturni o diurni, pervasi da una solitudine metafisica, nella quale si muovono figure solitarie, quasi sempre femminili, trascinate dentro un oscuro abbandono interiore. In queste configurazioni due elementi giocano un ruolo decisivo: una luce particolare che sembra inondare il dipinto, la cui provenienza non è mai naturalistica, e la netta sensazione che qualcosa sia appena accaduto o stia per accadere. Come se il pittore avesse trovato sempre e comunque l’inquadratura di un’azione possibile, già deflagrata oppure sul punto di avviarsi e il dipinto, la figura, ne fosse solo una pallida testimonianza.

A riempire il vuoto fecondo e narrativo che aprono i dipinti di Hopper arriva ora una raccolta di racconti di maestri americani, “Ombre” (a cura di Lawrence Block), che appunto quel vuoto tentano di riempire con i propri fantasmi, le proprie ombre,  le tante ossessioni personali che li attraversano e donano loro una vita nuova. Ne esce fuori un libro singolare che è anche un bell’esperimento di estetica: trovare dei mondi in quadri particolari che, per un motivo o per l’altro, hanno affascinato l’autore.

Così Stephen King spinge la “sala della musica” verso un esito misterioso e terribile che accosta in una short story cristallina, senso del mistero, reclusione e una violenza trattenuta.  Joe R. Lansdale invece narra una struggente storia di amore e apprendistato con il suo “proiezionista”.  (… continua a leggere ‘Tra le “Ombre” di Edward Hopper con Stephen King, Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Michael Connelly, Joyce C. Oates e altri scrittori americani’)

Incontro con “Tina” di Alessio Torino

Lunedì 17 luglio alle ore 21.30 lo scrittore Alessio Torino (già vincitore di diversi premi con i suoi precedenti romanzi, tra i quali il Bagutta Opera Prima, il Frontino-Montefeltro, Lo Straniero, il Metauro e il Subiaco) sarà a Senigallia presso la libreria IoBook per parlare del suo ultimo lavoro, “Tina”, edito da minimumfax. In dialogo con lui Andrea Bacianini. Di seguito la presentazione sulla bandella del volume.

Tina, una ragazzina che tutti scambiano per un maschio, arriva a Pantelleria con sua madre e sua sorella Bea. Sembrerebbe una normale vacanza estiva, ma le cose non stanno così. Pochi mesi prima, il papà di Tina ha lasciato la moglie per correre dietro a un’amante molto più giovane di lui. Tina e Bea vedono alternarsi sul viso della loro mamma lo sconforto, l’ottimismo, la disperazione, ma alla loro età anche un dramma come la fine dell’unità familiare può assumere i contorni dell’avventura.
A complicare le cose la presenza sull’isola di personaggi strani: una campionessa di nuoto francese che affascina Tina, il suo fidanzato che colpisce al cuore Bea, un uomo alla deriva che attira più del dovuto la madre. L’estate va avanti, ma prima che sia finita l’impatto sempre rimandato con il dolore del cambiamento si farà sentire. Alessio Torino crea una cornice narrativa perfetta per il più classico rito di passaggio: il momento lancinante in cui raggiungiamo l’età adulta e ci rendiamo conto di aver perso qualcosa, irreparabilmente.

“Nei romanzi di Alessio Torino è la poesia a vincere sulla prosa” (Goffredo Fofi).

“Alessio Torino è veramente bravo a scrostare il crepuscolarismo eterno della provincia italiana” (la Repubblica).

La Punta della Lingua 2017

Anche quest’anno non possiamo non invitarvi al festival poetico-letterario “La punta della lingua“, giunto alla dodicesima edizione. Qualche nome? Antonella Anedda, Giampiero Neri, Tiziano Scarpa, Nicola Crocetti, Walter Siti.

Ecco il programma per intero.

La punta della lingua: 2-9 luglio 2017

anteprime: 8 e 27 giugno

 

domenica 2 luglio

Bologna (e ovunque)

ore 16.00 Facebook Poetry 9^ edizione

Sfida di poesia online aperta a tutti

a cura di ZooPalco

 

lunedì 3 luglio

Portonovo| Chiesa S. Maria

ore 18.00 Inaugurazione del Festival

Saluti dell’Organizzazione e delle Autorità

 

ore 18.30 Poeti in viaggio (con Roma Marche Linee)

 

ore 18.45 Poeti da antologia

Letture di Antonella Anedda e Giampiero Neri

Interventi musicali di Marta Collica (voce e chitarra) e Rachel Maio (violoncello)

In collaborazione con Italia Nostra e Hotel La Fonte

Duo d’eccezione, Antonella Anedda e Giampiero Neri sono fra i maestri più riconosciuti della poesia italiana contemporanea.

 

Portonovo| Ristorante Da Giacchetti

ore 20.00 Cena a buffet

 

Portonovo| Chiesa S. Maria

ore 21.30  My Name is Swan

Performance audiovisiva di Jan Noble

 

ore 22.00 Poesie che si capisce cosa dicono

Letture di Tiziano Scarpa

 

martedì 4 luglio

Ancona | Terrazza Hotel SeePort

ore 18.00 Trent’anni di Poesia e 33.333 versi greci

In collaborazione con GGF Group

 

ore 19.00 Omaggio a Bob Dylan

Incontro con Alessandro Carrera (traduttore del Premio Nobel alla Letteratura) e Nicola Crocetti (editore e direttore rivista «Poesia»)

In collaborazione con GGF Group

(… continua a leggere ‘La Punta della Lingua 2017’)

La primavera di Gordon Copperny Jr (di Matteo Cellini)

Domenica 25 giugno alle ore 21.30 presso la libreria IoBook di Senigallia lo scrittore Matteo Cellini dialogherà con Andrea Bacianini sul suo ultimo romanzo “La primavera di Gordon Copperny jr” (Bompiani, 2016). Di seguito la presentazione nella bandella del libro.

Gordon Copperny jr a undici anni è l’erede di una dinastia di costruttori di attaccapanni: uomini a loro modo geniali e grandi affaristi, ma così avidi e gretti da provare interesse solo per il loro lavoro. Lui è diverso. E proprio per questo si è fatalmente allontanato dal padre che non ha tempo e sguardi per lui. Così, quando nel corso di una rapina viene preso come ostaggio da due bruti, legge nell’accaduto un’occasione imperdibile per andar via di casa, complice il signor McCboom, un venditore di tagliaerba strapazzato dalla vita che passava di lì per caso e ha deciso di proteggerlo. La strana coppia, giocati almeno per il momento i rapinatori, parte per un viaggio su una Plymouth dal fiato corto: per Gordon è una vacanza insperata, per McCboom l’ennesima fuga da sé – almeno finché l’affetto del bambino e la sua bizzarra sensibilità non lo costringeranno a fare i conti con troppe faccende lasciate in sospeso. È per tutti e due l’avventura di una vita, finché non bisogna invertire la rotta e tornare a patteggiare con la realtà. Dopo la storia fuori misura di “Cate, io” Matteo Cellini ci porta sulla strada, sotto cieli grandi, attraverso città fatte di mille luci, per raccontare un ragazzino che sa perdonare e un vecchio che non sa perdonarsi uniti per qualche giorno da una stravaganza del destino.

Matteo Cellini è nato a Urbino nel 1978, vive a Urbania e insegna Lettere nella Scuola Secondaria di Primo Grado. Il suo primo romanzo, “Cate, io” (Fazi, 2013), ha vinto il Premio Campiello Opera Prima ed è stato selezionato tra i primi 12 libri nella fase finale del Premio Strega.

Dei complotti o delle congiunzioni astrali

“Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante fu uno de’ più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all’ultimo, quell’opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione”. (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi)

L’insicurezza è un segno dei nostri tempi. Travolti da un vortice di continui cambiamenti, in un mondo dove sembrano perduti tutti i punti di riferimento, vaghiamo sperduti tra sgomento e paura. Le crisi economiche che hanno sconvolto le nostre vite, e ancora le sconvolgeranno, cambiando profondamente il lavoro se non addirittura cancellandolo. La fine delle ideologie storiche e la crisi della politica. La società liquida ancora più evanescente. Il relativismo culturale per cui è bello ciò che piace e non più ciò che è bello. Tutto congiura per lasciarci nell’incertezza. Dubitiamo di tutto, di un dubbio insano impregnato di angosciante diffidenza. E mentre vaghiamo nella nebbia, nuove forme di ignoranza si fanno strada con violenza. Cacce alle streghe e grida agli untori tornano a levarsi dal popolo, evocando tempi oscuri, come mai ci saremmo immaginati. Non solo, raffinate elucubrazioni, fondate sul nulla, hanno la presunzione di scardinare conquiste del sapere che davamo per scontate, ottenute dopo secoli di studi e di lotte epocali. Un mondo che sembra piombare in una sorta di neo Medioevo, dove al pensiero ponderato e razionale si sovrappone un’emotività isterica e distruttiva. Un vortice pericoloso al quale sembra impossibile sfuggire.

In questo clima irrazionale in preda alla sfiducia, prendono campo iperboliche teorie del complotto, in cui parole come logica, verosimiglianza, coerenza e sensatezza non hanno più alcun valore. Non si tratta solo di un male dei nostri tempi, corsi e ricorsi storici ci avvertono che periodicamente gli esseri umani impazziscono, vanno fuori di senno, fino ad arrivare all’autodistruzione. Forse non siamo ancora arrivati a questo punto, ma alcuni segnali preoccupanti già ci sono.

La diffusione dell’ignoranza alimenta le teorie del complotto, ma anche una cultura malintesa, che si nutre di equivoci e massimalismi, conduce allo stesso risultato. Si ammette tutto e il contrario di tutto e si finisce per sposare, spesso in modo cieco e fideistico, idee assurde. È una realtà che ci appartiene e che è stata diffusamente ed efficacemente raccontata in letteratura, in epoche e in contesti differenti. Alcuni di questi racconti appaiono straordinariamente attuali.

Don Ferrante, I Promessi Sposi

(… continua a leggere ‘Dei complotti o delle congiunzioni astrali’)

Le storie luminose e amare di Edna O’Brien

“Oggetto d’amore”, di Edna O’Brien (Einaudi 2016, pp. 376, € 18,50)

di Alessandro Cartoni

 

Sono racconti struggenti, pezzi di autobiografia, ma anche meravigliose short stories questi testi brevi raccolti nel titolo “Oggetto d’amore” di Edna O’ Brien che Einaudi ha da poco selezionato da quarant’anni di attività della scrittrice irlandese. Tutti più o meno conosciuti dal pubblico italiano, ma riproposti nella nuova traduzione di Giovanna Granato. Un piccolo tesoro da compulsare con attenzione e fervore sia per le caratteristiche tecniche della narrazione sia per i luoghi e temi affrontati che ci riportano all’Irlanda degli anni ‘50 e ’60 in piccole comunità di provincia, sotto l’occhio vigile e ossessivo della chiesa cattolica, in ambienti di campagna dove la miseria e la violenza, fisica, psicologica, sociale, rimangono gli elementi costanti. Protagoniste sempre e comunque donne che cercano di farcela, di sfuggire ad un’atmosfera asfissiante, ad un amore finito, oppure che credono in nuovi amori e che tentano di uscire dal ghetto del loro ambiente, del villaggio, della scuola, del collegio.

Quando il vento ruggisce, quando i ganci delle persiane sbatacchiano, quando anche i vetri delle finestre sembrano rabbrividire, allora vento e mare si mischiano, allora i cani cominciano a ululare e la tempesta in arrivo ha un sentore soprannaturale. Che cosa fai, che cosa fa una delle tante signore Reinhardt? Allunghi la mano verso il viso che hai di fronte, che ami, che odi, che temi, che ti ha tradito, che conosci a metà, che desideri toccare e avere di nuovo con te, almeno per la durata di una notte di vento. E la mattina chissà. Tanto non si sa comunque.

La narrazione a focalizzazione interna procede spesso per densi monologhi interiori dove immagini, affetti e ricordi si mescolano in un crescendo emotivo, a volte però la densa continuità del vissuto è interrotta da brevi dialoghi folgoranti, pieni di vita, grotteschi, colmi di realismo. Anche il sesso è presente come una ossessione, ovunque, nascosto, vissuto in modo trasgressivo oppure dirompente.  Ogni racconto è una specie di immersione in un ambiente sociale visto dal di dentro di una individualità angosciata, ansiosa, innamorata, in fuga, oppure disperata. (… continua a leggere ‘Le storie luminose e amare di Edna O’Brien’)

Chi mi ha ucciso? Di Giancarlo Trapanese

Al Teatro La Vittoria di Ostra andrà in scena domenica 7 maggio “Chi mi ha ucciso?“, opera teatrale tratta dall’ultimo romanzo di Giancarlo Trapanese.

Giornalista della TgR Marche e scrittore anconetano, Giancarlo Trapanese da anni scrive romanzi su temi di attualità e cronaca nera. “Chi mi ha ucciso?” (Italic-Pequod) è il suo ultimo romanzo.

Diciannove personaggi, uomini e donne, di età e provenienza diverse, si ritrovano in una misteriosa villa settecentesca, situata in un luogo indefinito; sono stati invitati a trascorrervi un breve soggiorno da un chimerico personaggio: “L’Autore”. Nessuno di loro è riuscito a rifiutare l’invito, pur non conoscendone il motivo. Ma prima della cena rivelatrice di verità annunciate, in un clima ai confini della realtà, un delitto oscuro sconvolge le esistenze di tutti e provoca drammatici interrogativi. Saranno il maresciallo Luigi Braschi e il suo amico giornalista Giorgio Catanese a condurre le indagini, mentre gli altri personaggi intrecciano trame d’amore e di risentimento: una lotta per la verità, che porta alla consapevolezza dell’inconsistenza e della mancanza di senso di ogni rigida distinzione tra realtà e irrealtà, e in generale tra piani dimensionali diversi (la villa stessa sembra essere una sorta di “stargate” tra universi paralleli).

L’adattamento teatrale è a cura della compagnia “Teatro del Sorriso”. Una commedia in 3 atti, per la regia di Giampiero Piantadosi.

Dopo il debutto al Teatro Sperimentale di Ancona, l’opera va in scena al Teatro La Vittoria di Ostra, domenica 7 maggio alle 17.30.

Vivere con, la festa delle Consulte di Senigallia

Venerdì 28 aprile, alle 21.00, al Teatro La Fenice di Senigallia si terrà “Vivere Con“, l’evento che riunirà tutte insieme le sei Consulte Comunali di Senigallia.

Le stesse Consulte hanno intanto individuato, ciascuna al proprio interno, i progetti che le rappresenteranno nel corso della serata, e dei quali verranno raccontati dai diretti responsabili gli aspetti salienti e le motivazioni dalle quali si sono sviluppate: la Consulta della Cultura presieduta da Remo Morpurgo presenterà la festa della scienza “Fosforo” organizzata dall’Associazione “Next”, la Consulta dei Gemellaggi e delle Relazioni Europee, della quale è presidente Elisabetta Paolozzi, i trent’anni di gemellaggio delle scuole “Fagnani” e “Mercantini” con Loerrach, la Consulta dei Giovani della presidente Francesca Maria Berardi il progetto “Vivere SANIgallia”, la Consulta degli Immigrati presieduta da Mohamed Malih la “Festa dei Popoli” organizzata dall’Associazione “Migrantes”, la Consulta dello Sport, di cui è presidente Domenico Ubaldi, il progetto “Giochiamo a ping pong” della onlus “La Casa di Omero”, mentre la Consulta del Volontariato della presidente Anna Maria Magi presenterà la Fiaccolata contro la violenza e lo sportello di accoglienza dell’Associazione “Dalla parte delle Donne”.

Sei progetti di indubbio spessore, dunque, con altrettante storie esemplari di cittadinanza attiva e dell’impegno sociale che le associazioni – attraverso le persone che le compongono – svolgono quotidianamente a beneficio della Città.

(… continua a leggere ‘Vivere con, la festa delle Consulte di Senigallia’)