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Concorso di Poesia “Francesco Baldoni” 2018

Torna nel 2018, per la seconda edizione, il Concorso di Poesia “Francesco Baldoni”, intitolato al presidente delle ACLI marchigiane, prematuramente scomparso il 30 ottobre 2016, organizzato da Anna Maria Bernardini e dalle ACLI di zona Senigallia – Ostra – Corinaldo.

Il concorso è articolato in due sezioni, dialetto e lingua italiana. Le poesie sono state già inviate dai partecipanti e valutate dalla giuria. I primi tre classificati di ciascuna sezione saranno premiati con creazioni artistiche del laboratorio Orientexpress, dei fratelli Anna e Lorenzo Marconi, e attestati di segnalazione saranno consegnati ai poeti ammessi alla finale.

La cerimonia di premiazione del Concorso di Poesia “Francesco Baldoni” 2018, con pubblica lettura dei testi ammessi alla finale e proclamazione dei vincitori, si terrà sabato 8 settembre alle ore 21.00, presso la sede del circolo A.C.L.I. “U. Ravetta”, Via Cavallotti 10, Senigallia (AN).

Pericle tiranno

A Senigallia venerdì 3 agosto alle ore 21:15, presso l’Area archeologica La Fenice, nell’ambito della rassegna “Senigallia sotterranea“, andrà in scena “Pericle tiranno” di Alessio Messersì, in forma di lettura teatrale con I Sensibili di Castracane: Elena Durazzi, Antonio Lovascio, Alessio Messersì, Mauro Pierfederici, Giorgio Sebastianelli.

Nel V secolo a.C., Atene è il campo di battaglia di una lotta tra due fazioni opposte, che cercano di conquistarsi la simpatia del popolo: da un parte Pericle, lo stratego austero ed affabulatore che governa la città da trent’anni, aiutato dalla seducente prostituta Aspasia e dal vecchio filosofo Anassagora; dall’altra Cratino, il comico irruento e volgare, e Sofocle, il tragediografo pacato e riflessivo, due teatranti che mirano ad esporre le brighe dell’ambiguo generale. Uno scontro politico e culturale, che precipiterà la città nel tumulto di una guerra contro la minacciosa Sparta.

Ingresso euro 10, prenotazione obbligatoria.
Info e prenotazioni: 0716629453

Vite di Carta di Simone Pancotti

Abbiamo intervistato Simone Pancotti, giovane di Marzocca di Senigallia che ha lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma BookaBook per la pubblicazione del suo primo libro “Vite di carta“. La scrittura di questo libro ha aiutato Simone a superare un momento difficile e ad affrontare le difficoltà della malattia con la quale convive da anni.

“Ho scritto questo libro per superare un periodo buio della mia vita e per dare voce a emozioni che erano rimaste silenziose per troppo tempo”, si legge nella presentazione di “Vite di carta“. Il libro racconta una storia d’amore che nasce da una situazione di dolore e si trova ad affrontare difficoltà inattese, insieme ai fantasmi di un passato che non se vuole andare. Come lascia intendere l’autore, però, l’amore vince tutto, Omnia vincit amor diceva Virgilio.

Vite di carta” si può acquistare in pre-ordine su BookaBook, il libro verrà stampato al raggiungimento delle 200 copie ordinate. Manca poco all’obiettivo, la campagna di crowdfunding terminerà tra meno di un mese.

Intervista a Simone Pancotti su Vite di Carta.

Cosa ti ha spinto a scrivere il libro? Qual è stata la molla che ha fatto scattare in te il desiderio di raccontare questa storia?

Sentivo il bisogno di raccontare delle emozioni che erano rimaste chiuse dentro di me per troppo tempo. E nonostante fossi alla mia prima esperienza e non sapessi cosa aspettarmi, scrivere ha avuto un effetto liberatorio e terapeutico che era proprio ciò che speravo.

Sono presenti alcuni elementi biografici?

Non è un libro autobiografico, ma per certi versi c’è molto di me. Matteo, il personaggio principale, ha tanto del mio carattere e delle mie fragilità. E per altri personaggi e situazioni mi sono ispirato alla mia vita reale.

Ci sono degli autori che hanno ispirato questo libro? O Quali sono i tuoi autori preferiti?

Tanti autori mi hanno segnato nel profondo. Io leggo tantissimo e con il tempo ho creato un mio stile personale prendendo spunti dai libri che ho avuto il piacere di leggere. Tra i miei autori stranieri preferiti ci sono Khaled Hosseini e Irvine Welsh, tra quelli italiani Margaret Mzzantini e Niccolò Ammaniti.

Come hai scritto il libro? La sua tua è stata una scrittura di getto o hai organizzato il lavoro?

All’inizio ho scritto di getto proprio perché sentivo la necessità di sfogare quello che avevo nel cuore, in special modo la sofferenza che ha accompagnato la mia vita a causa della sclerosi multipla con cui convivo da quattordici anni. Poi ho organizzato la trama più razionalmente cambiando più volte la successione degli avvenimenti, a seconda dell’ispirazione.

Da dove nasce la trama?

Ho immaginato questo libro come se fosse l’insieme delle scene di un film e poi ho cercato di tradurlo in parole. Avevo un’idea generale che poi, mentre scrivevo, ho modificato e arricchito.

Come ti è venuta l’idea del titolo? Perché vite di carta?

Questo libro nasce dall’idea che la vita sia come la carta. Puoi riempirla di parole, di colori e di sogni e cancellare tutto in un attimo. Puoi vederla scivolare dalle tue mani con un soffio di vento ma puoi raccoglierla, salvarla e darle una seconda occasione.

Scriverai altri libri?

Sto terminando la stesura del mio secondo romanzo che è ambientato in Russia.

Oltre alla lettura e scrittura, quali sono le tue passioni?

Adoro ascoltare musica, soprattutto heavy metal.

Il tuo rapporto con i social media? Scrivi molto su Facebook, spesso battute esilaranti, ma anche pensieri profondi.

I social media sono diventati ormai parte integrante della nostra vita, ma credo che bisogna farne un uso moderato, senza diventarne dipendenti. Io ho solo il mio profilo Facebook dove scrivo ogni giorno i miei pensieri, a volte più profondi, a volte più frivoli e allegri.

Arte, musica, letteratura, cinema hanno il potere di farci sognare e di sollevarci da una situazione di profondo sconforto. Ci arricchiscono dentro. Condividi questo pensiero?

Sono d’accordissimo. Ogni forma di arte è un’espressione dell’anima e come tale ha il potere di farci sognare ed evadere dai problemi e dalle preoccupazioni quotidiane.

In Aria, le fotografie di Lorenzo Cicconi Massi

Appuntamento da non perdere giovedì 7 giugno, alle 18.15, alla Rocca Roveresca di Senigallia con l’inaugurazione della mostra fotograficaIN ARIA” di Lorenzo Cicconi Massi.

L’esposizione presenta una selezione di fotografie in bianco e nero realizzate da Cicconi Massi dal 1990 fino a oggi, visitabili in due piani della Rocca Roveresca. Al piano terra si potranno ammirare fotografie tratte dai lavori di corporate: “Italian Contemporary Excellence” per Altagamma, “Il Calzolaio Prodigioso”, per il museo Salvatore Ferragamo e altri realizzati per alcune riviste di moda, come Vogue ed IO Donna, mentre il piano superiore sarà dedicato al percorso di ricerca artistica di Lorenzo Cicconi Massi e presenterà una selezione d’immagini tratte dalle serie “Le prime fotografie” (1990-2006), “Cammino verso niente” (2008), “Le donne volanti” (2011 – 2016), “Alberini e Arzigogoli” (2000-2017).

La mostra è promossa dal Comune di Senigallia in collaborazione con il Polo Museale delle Marche, la Fondazione Città di Senigallia e il Museo Comunale d’arte moderna dell’informazione e della fotografia di Senigallia. Il catalogo è edito da Capponi Editore e il progetto grafico è a cura di Giuliano De Minicis.

La mostra resterà aperta dal 7 giugno al 31 luglio 2018, tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30. Per INFO tel. 07163258.

Conversazioni Femminili: le Internate e Simona Vinci

Doppio prestigioso appuntamento per “Conversazioni Femminili“, l’incontro alla libreria Iobook di Senigallia che verterà sul tema delle Internate, con la partecipazione di Annalisa Cegna, direttrice dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea (Isrec) di Macerata, autrice di “Storie di donne e di uomini tra internamento e Resistenza nelle Marche”, e la scrittrice Simona Vinci, che presenterà il suo libro “La prima verità”, premio Campiello 2016. Nel suo libro Simona Vinci parla dell’isola-manicomio di Leros dove a suo tempo un regime dittatoriale aveva deportato gli oppositori politici di tutta la Grecia, facendoli convivere con i malati di mente. Quelli di loro che non erano morti erano ancora tutti lì, trasformati in relitti umani. Mentre Annalisa Cegna parlerà delle donne internate nei campi fascisti nelle Marche.

Un approfondimento a 40 anni dalla legge Basaglia.

L’appuntamento è per venerdì 25 maggio alle 18.00, preso la libreria Iobook di Senigallia, di via Cavour 32. Coordina Valeria Bellagamba.

L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Associazione Amarantos, con il Comune di Senigallia Pari Opportunità e il Consiglio delle Donne, in occasione degli eventi promossi dall’Università per la Pace delle Marche.

By the lady – In una donna tutte le donne

Reading spettacolo a cura dell’Associazione Interculturale Amàrantos sull’epistolario di Jane Austen.

Venerdì 6 aprile, ore 21.00, all’Auditorium San Rocco di Senigallia.

Nell’ambito della rassegna “Sotto il segno delle donne“, a cura del Comune di Senigallia – Assessorato alle Pari Opportunità, l’Associazione Interculturale Amàrantos, in collaborazione con Liceo Psicopedagogico Perticari di Senigallia, ha organizzato un reading spettacolo sulle lettere giovanili di Jane Austen. Un vivace ritratto sulla società inglese di fine Settecento e un punto di partenza per affrontare il tema della condizione della donna e della sua evoluzione nel tempo.

Il reading sarà accompagnato da momenti di spettacolo, con letture e interventi a cura dei ragazzi della classe II E del Liceo Psicopedagogico Perticari di Senigallia.

By the lady: così Jane Austen, scrittrice inglese vissuta tra il Settecento e l’Ottocento (nel 2017 è stato celebrato il bicentenario della morte) firma il suo primo romanzo “Ragione e sentimento”. L’autrice, che raccontò vicende immortali e creò un genere a cui si ispirarono tanti altri autori, ci rimanda uno spaccato della società inglese di fine Settecento, in cui giovani donne appartenenti, in genere, alle classi medio alte, con cura e atteggiamenti raffinati e ironici impegnavano la loro vita alla ricerca di un buon “partito” per sistemarsi. Alla morte prematura di Jane Austen fu il nipote che fece pubblicare gran parte dei suoi lavori che lei, come donna, non aveva nemmeno potuto firmare col suo nome.

I componenti dell’Associazione Amàrantos leggeranno una scelta di lettere tratta da un epistolario che l’autrice scrisse quando era molto giovane. Seguirà la lettura da parte degli alunni della II E del Liceo Psicopedagogico Perticari di Senigallia di alcune poesie di autrici angloamericane appartenenti allo stesso periodo. Una situazione, quelle delle donne in Inghilterra che cambierà, contestualmente alla grande rivoluzione economica e industriale in Gran Bretagna, quando entreranno in azione le Suffragette, un movimento per l’emancipazione femminile, che lottò per la conquista del diritto di voto e per reclamare un posto nella società. Evento che influenzerà anche le altre società europee, compresa quella italiana, che ottenne la parità nel diritto di voto solo nel 1946, dopo una lunga e sanguinosa guerra mondiale e la Resistenza a cui le donne avevano partecipato, combattendo nelle file dei partigiani, come Joyce Lussu che ottenne, la prima volta per una donna, la medaglia d’argento al valore. I ragazzi leggeranno qualche brano tratto dai numerosi saggi della scrittrice. Il percorso dei diritti conquistati dalle donne è stato lungo e non certo facile (e molto resta ancora da fare) in una società, quella degli anni ’60, conformista, troppo legata al passato e a schemi destinati a essere messi in discussione da giovani donne che vollero fortemente un cambiamento nei rapporti fra i generi e nelle condizioni di vita di allora. Non più soggezione e negazione dell’essere donna, non più autoritarismi all’interno della famiglia e della scuola, ma partecipazione nella vita pubblica ed autodeterminazione nelle scelte riguardanti la vita di tutte e di tutti.

Questo percorso è stato proposto dall’Associazione interculturale Amàrantos con la collaborazione degli insegnanti del Liceo Psicopedagogico di Senigallia:

Prof. Roberto Mancini – Lettere
Prof. Patrizia Pasquali – Pedagogia
Prof. Daniela Pieragostini – Lingua inglese

Destinazione Treviso

Un racconto di Andrea Pucci

Sentii il fischio del capotreno, e il treno partì! Non sapevo nemmeno dov’era di preciso Treviso, sapevo soltanto che dovevo restare lì per undici mesi e che dietro di me lasciavo Senigallia, una città dove ero cresciuto e ne conoscevo ogni piccolo angolo. Ben presto tutti miei timori svanirono, quando, giorni dopo il mio arrivo, riuscii a mettere fuori il naso in città ed accorgermi di una realtà che nemmeno mi ero sognato. Tenevo con me, in tasca, una cartina di Treviso, che avevo recuperato giusto per sapere sempre dove mi perdevo tra le molte stradine e i vicoli che si snodavano per il centro, un centro storico delimitato da vecchie mura che circondavano la città.

Il Sile a Treviso (Boris Maric, Wikicommons)

Quello che più mi rapì fu il Sile, un fiume, ed un insieme di canali, corsi d’acqua piccoli affluenti che serpeggiavano irregolari sotto tutta la città, dove continuamente attraversavo piccoli, grandi e antichi ponti. Mi sembrava che la città galleggiasse: dove appoggiavo lo sguardo vedevo corsi d’acqua che addirittura sembrava attraversassero le abitazioni e forse era così. Il mercato del pesce sorgeva su un isolotto circondato soltanto da acqua e sentivo il rumore dell’acqua nella cascata situata nella Riviera S. Margherita, nelle ruote di legno di vecchi mulini e poi ancora quest’acqua che scorreva a volte impetuosa a volte lenta, come lentamente serpeggiavano serpenti di alghe ed erbe che ci galleggiavano sopra. Salici piangenti accarezzavano il lento fluire dell’acqua, anatre, a volte in fila indiana, risalivano i corsi e nidificavano sotto gli sguardi della gente e si lasciavano avvicinare se regalavi a loro un po’ di pane.

Canale Buranelli a Treviso (Geobia, CC BY-SA 4.0, Wikicommons)

Attorno a me tanto verde, giardini ovunque, fazzoletti di terra colorata, angolini di grande bellezza e tranquillità dove la natura sembrava far da padrona, sempre tutto ben curato e in ordine. Sulle mura della città facevano da padrone imponenti ippocastani, che mi ricordavano con i loro colori il lento passare del tempo. E poi gli argini dei canali, come prati inglesi, ti ci potevi sdraiare e sentire il calore della terra, facevano da cornice a delle meravigliose ville, eleganti, come tutto quello che era attorno a me. Oltre alla natura, anche la città di per sé era affascinante: conoscevo ogni via, ogni monumento, ogni chiesa, S. Nicolò era la mia più amata per la sua maestosità, per le sue enormi colonne nella navata e i suoi affreschi così imponenti, le stesse case antiche con mattoncini a vista ricoperti da tantissimi fiori, ai balconi o in qualsiasi angolo che poteva contenerli. Tutta questa poesia, questa romanticità, a cui non ero abituato, mi fecero innamorare di Treviso fino al punto di non essere poi così tanto attirato dall’idea di ritornare a casa quando ne avevo la possibilità.

Trascorsi i miei undici mesi, ritornai a casa con tanta nostalgia, ma ritornai a Treviso diverse volte. Pietro, un trevigiano, telefonandomi ogni tanto, puntualmente mi ricorda che ho ancora questa sua amicizia, mantenuta nel corso di tutti questi anni trascorsi. Così questo sogno continua ancora ad essere vivo dentro di me.

Se la perdita diventa romanzo (a proposito di “Darke” di Rick Gekoski)

“Darke” di Rick Gekoski (Bompiani 2017, pp. 336, € 18,00)

di Alessandro Cartoni

A metà tra Herzog e Ignatius Rilley, con un riferimento esplicito a Roquentin e al Coniglio di Updike, l’anziano protagonista di “Darke”, romanzo di esordio di Rick Gekoski, ci porta nelle acque estreme dell’introspezione, dove galleggiano cinismo e nichilismo, ma anche intensa partecipazione umana.

Ex membro della giuria del Booker Prize e insegnante di letteratura della Warwick University, Rick Gekoski colpisce a 73 anni con un esordio lucido e destabilizzante.
Fermarsi all’irritabilità sociale del professor Darke, a volte fredda e snob, senza coglierne la sostanza umana è un po’ come perdersi un incontro importante. Più che l’odio e l’indignazione contro il proprio tempo, contro la musica pop, o i fast food, o i cani, o la moda casual, quello che inquieta di questo romanzo, vibratile e cupo persino nel titolo, è la profonda fenomenologia della perdita. Cosa accade quando si perde tutto, si chiede James Darke.

Non posso continuare così. Non posso continuare, punto. Lasciando scorrere i giorni morenti. Ricordando, pensando, giustificando. E mettendo insieme i pezzi di storie, facendo battute stupide, logiche, scatologiche. Per cosa? Nulla riesce ad attenuare il dolore di essere.

La malattia e la morte della moglie che occupano la parte centrale del romanzo sono eventi da cui scaturiscono una serie di scelte appunto estreme e ossessive che conducono il protagonista a murarsi letteralmente dentro la propria casa.

Nessuno si era preoccupato di avvisarmi che l’essere umano si era trasformato in qualcosa di atomico in maniera ripugnante, inconsapevole degli altri e indifferente al suo prossimo.

(… continua a leggere ‘Se la perdita diventa romanzo (a proposito di “Darke” di Rick Gekoski)’)