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Intervista a Giuseppe Di Mauro

Senigallia, 19 gennaio 2011

ore 16.30

Appuntamento a casa di Giuseppe Di Mauro

Giuseppe Di Mauro, attore e insegnante, due mestieri per cui non si va mai in pensione. Mi accoglie nel suo cabinet, uno studiolo dalle pareti tappezzate di versi, posters e memorabilia. In uno spazio che è proiezione della sua mente. Da insegnante forse no, ma da un attore c’era da aspettarselo. Mi trovo a dargli del tu, lui gradisce. Parliamo di Leopardi: dell’ “uomo”, che con le sue forze e debolezze ha accompagnato il “poeta”. Un poeta che ha accompagnato a lungo Giuseppe Di Mauro sulle scene e col quale chiude il suo ultimo lavoro “La vicenda umana di Giacomo Leopardi”, un dvd dedicato al poeta recanatese, realizzato grazie al contributo del regista senigalliese Alessandro Castriota. Staremmo ore a parlarne, ma il tempo è tiranno, specie quando ha i contorni di un’intervista.

Giuseppe, comiciamo con qualche cenno biografico…

Sono a Pisa da genitori di Monte Sant’Angelo, un piccolo paese in provincia di Foggia. Ho vissuto in Toscana, a Pisa e Grosseto, seguendo mio padre, dipendente dell’INAM. Poi a Bologna, dal 1956, per l’Università, iscritto a Giurisprudenza, e per l’Accademia d’Arte Drammatica; a Urbino, iscritto a Filosofia, allievo del grande prof. Italo Mancini; infine, dal 1967, a Senigallia,  che considero la mia città, dove ho insegnato alle Magistrali.

Studente in ateneo, aspirante attore all’Accademia Antoniana d’Arte drammatica, come conciliavi le tue due vite?

Mi sono sempre sentito prima attore. Potrei dirti che pensavo solo alla seconda, ma non sarebbe vero, visto che poi ho abbracciato l’insegnamento. Bacone paragona insegnante e attore, dicendo che “come l’insegnante sta sulla cattedra, così l’attore sulla scena”.

Ma la filosofia di Bacone prevedeva uno scolaro che rispondeva e a sua volta interrogava il maestro. E uno scenario del genere ai giorni d’oggi lo vedo alquanto difficile…

Dipende dai contesti. Bisogna rendere partecipe il pubblico, stimolarlo ad intervenire, le domande poi escono fuori. Ne ho avuta conferma quest’anno quando  sono stato invitato dalla LUAS a tenere in una lezione (giovedì 13 gennaio 2011 ndr.) su Leopardi nella Biblioteca Antonelliana. Voglio dire una cosa sulla Biblioteca: lì la tecnologia è molto buona, mentre l’amplificazione dell’Auditorium S. Rocco è una cosa orrenda. Ed è un peccato perché, a mio parere, per queste iniziative, è il posto più bello di Senigallia, più adatto della Rotonda, e basterebbero poche migliaia di euro per adeguarlo.

Ricordi il tuo esordio di attore?

Recitai all’Antoniano, ancora in Accademia, “La battaglia di Legnano” di Giosuè Carducci. L’impatto con il pubblico fu bellissimo. Da lì nacque il mio amore per la recitazione. Ho calcato le scene con Piera degli Esposti, diretta da quel gran maestro che per noi è stato Luigi Gozzi.

Leggere o recitare un poeta?

La lettura di un poeta è impossibile. Recitare dei versi è saperli, averli dentro. Mai nessuno mi ha visto leggere un verso. Ho solo recitato versi, e sempre accompagnato dalla musica.

Quanto alla tua completezza di attore non la ritieni una diminuzione?

No, i grandi attori ritenevano il massimo delle loro performance gli assoli: Gassman, Bene, Albertazzi si sono fatti apprezzare più con Dante o altri monologhi che con l’intero Riccardo III. Così è stato per me fin dall’inizio: fin da quando fui Zefiro ne “La secchia rapita” del Tassoni. Muoversi sulla scena mi è sempre stato naturale. La voce invece l’ho esercitata e il registratore è stato il mio specchio. Non per un fatto narcisistico, ma per necessità. E senza certezza dell’effetto. Come dice Leopardi in Aspasia: In simil guisa ignora / esecutor di musici concenti / quel ch’ei con mano o con la voce adopra / in chi l’ascolta.

Vittorio Gassman, Carmelo Bene, Giorgio Albertazzi: chi hai amato di più?

Gassman è stato il mattatore per eccellenza. E non lo dico per riduzione, anzi. Bene in “Quattro modi di morire in versi” è stato sublime. Di Albertazzi ho sempre amato la voce. Aggiungerei ai tre Nando Gazzolo. E poi Memo Benassi, il padre di tutte le voci, capace in dieci minuti di cambiare voce dieci volte. E Giancarlo Sbragia, Achille Millo. Da ultimo, ma solo per ordine, in questa che non vuole essere una classifica, Arnoldo Foà, insuperabile in Garçia Lorca.

Un passo indietro. Hai parlato dello specchio come metafora del
registratore.

Ma è soprattutto metafora della vita. Tutte le cose si rincorrono e diventano tue perché ti colpiscono.  Come in “Dora Markus” di Montale.

Hai citato Montale…

E aggiungo Cardarelli e Leopardi. Perchè un discorso sulla vita attraverso la poesia è possibile. Ricordo un mio spettacolo “Quando parlano i poeti” dove, fra gli altri, recitavo Brecht, Majakoskvij, Pasternak. La poesia nasce da un’esplosione del sé. Ed è quindi in rapporto con l’amore. (Mi recita “Oggi ch’io ti aspettavo” di Cardarelli).

Leopardi…

Dante, Shakespeare, Goethe, Leopardi. Due dei più grandi poeti che ha avuto l’umanità sono italiani. E Leopardi non è solo il più grande poeta italiano dopo Dante, ma il più grande filosofo che l’Italia abbia avuto.

5 Risposte a “Intervista a Giuseppe Di Mauro”


  1. 1 matilde Gen 28th, 2011 at 10:12 am

    Antonio e Giuseppe, grazie!
    Bellissimo leggervi in questa forma dialogante e discorsiva che, conoscendo entrambi, non mi meraviglia: semplicemente, mi piace.
    Concordo con Giuseppe su Leopardi filosofo, oltrechè su tanto altro che emerge dal suo dire, della sua vita, del suo sentire ed interpretare.
    Una grande sensibilità che mi auguro gli sia sempre di buona compagnia.
    Felice di avervi incontrato.

  2. 2 mauro marcellini Gen 29th, 2011 at 12:17 am

    Bell’articolo, interessante. Sono soddisfatto perchè si dà il giusto spazio a un senigalliese( anche se non di nascita ). Di Mauro è un vero artista, che vale più di tutti quelli che vengono invitati a Senigallia per propinarci cose trite e ritrite, ma tant’è.
    Bravo Antonio.
    A presto
    Mauro.

  3. 3 Valeria Bellagamba Gen 30th, 2011 at 6:54 pm

    Complimenti e bravi! Intervista molto molto interessante!
    Grazie Antonio di cuore per come stai seguendo il blog in questi giorni…

    “La poesia nasce da un’esplosione del sé…”

    esatto…

  4. 4 Paola Mazzieri Mengarelli Gen 16th, 2012 at 10:09 pm

    Pomeriggio di grande suggestione,di grande poesia.Grazie Mauro.L’emozione è ancora viva nella mia anima,ho ritrovato vecchi amici con i loro versi immortali e la tua bella voce mi ha consolato e rinvigorito lo spirito. Spero di risentirti presto.

  5. 5 ARDICCIO Dic 17th, 2015 at 9:59 pm

    Penso che il più grande di tutti gli attori citati sia , senza tema di smentita, MEMO BENASSI, attore sublime ed insuperabile.

    Un attore, forse poco amato, ma davvero inimitabile.

    Spero che l’elenncazione fatta non sia una graduatroria di merito, perchè se cosi fosse da parte dell’estensore, sarebbe una grave menda ed errore gravissimo, specie da parte di chi è dell’ambiente.

    Memo Benassi – è bene ricordarlo – non è stato un attore italiano: è stato IL TEATRO ITALIANO !

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