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Futuro digitale per i libri?

L’articolo qui di seguito non è proprio nuovissimo… è stato infatti pubblicato sulla “Domenica del Sole 24 Ore” l’8 marzo scorso, tuttavia, apre un dibattito molto interessante e che rimarrà a lungo attuale e che spero susciti l’interesse anche di altri.

Si tratta di un articolo di Stefano Salis che sono riuscita a recuperare grazie al sito internet della biblioteca di Garlasco (che ha arricchito l’articolo con diversi utilissimi link). Infatti, pur avendolo già letto sul giornale, ne avevo perso la copia (quando si dice l’aiuto di internet!). L’articolo parla di libri digitali o elettronici, gli e-book per intenderci, della loro diffusione e, più in generale, della diffusione della cultura in internet.
Buona lettura!

“Le molte notizie provenienti dagli Stati Uniti negli ultimi giorni spingono sempre più a (ri)considerare il futuro digitale che attende il libro. E a chiedersi, semmai, di quale futuro c’è bisogno. Andiamo con ordine. Amazon ha presentato la nuova versione del Kindle, il lettore che potrebbe (vorrebbe) sostituire il modo tradizionale di leggere. Costa ancora un bel po’ (360$) ma ha una biblioteca vastissima: è il supporto per circa 240.000 titoli e ne può contenere mille alla volta. L’inchiostro elettronico va, la funzionalità è ottima, i rimandi ad altri testi e a Wikipedia immediati. In più si possono leggere giornali, scaricare le mail, passare alla modalità audio (una voce automatica vi legge il libro) e molte altre cose. Forse non è il futuro, ma di certo è una fetta di mercato sempre più interessante, come gli e-book. Non a caso ieri la catena di librerie più grande del mondo, Barnes & Noble, ha annunciato di avere acquistato (per 15,7 milioni di $) il rivenditore online Fictionwise. Sempre su questo fronte Google, che sembra sempre più il Grande Fratello del web, ha investito ben 7 milioni di $ in pubblicità legale. Con questi soldi ha messo un annuncio sui giornali di tutti i Paesi della Terra (isole sperdute comprese) per dire che è a disposizione di autori ed editori per sanare il suo debito. Google ha già scannerizzato 7 milioni di titoli e ora, in seguito a una class action in America, ha stanziato quasi 125 milioni di $ per pagare il dovuto ai detentori dei diritti d’autore. Più che di una sanatoria si tratta di un ricatto: Google grazie a questo concordato obbliga gli editori a prendere atto di ciò che ha già fatto. Le conseguenze sono le stesse per chi accetta l’accordo o per chi ne sta fuori: Google continuerà a digitalizzare tutti i libri che riterrà. Gli editori europei (italiani compresi) guardano con preoccupazione alla questione, ma fare qualcosa di diverso dal subire è difficile. Ciò che invece bisogna fare è leggere un libro (esce da De Agostini fra un mese) di Andrew Keen. Si intitolerà da noi Dilettanti.com (The Cult of the Amateur) e il titolo è particolarmente azzeccato. Keen è un ex guru della Rete: sa di cosa parla. E rivela i pericoli cui la cultura va incontro, in un’epoca in cui è caduta qualsiasi distinzione (o coscienza) fra esperti e ignoranti, fra sapere condiviso, apparentemente democratico, e conoscenza garantita. Un libro coinvolgente, totalmente controcorrente e violentemente contro la teoria della ‘coda lunga’ di Chris Anderson, così di moda. Ci permette di ripensare cosa sta succedendo nel nostro modo di intendere e fare cultura. E poiché tutti sembrano d’accordo sulla rivoluzione digitale, sui nuovi modelli di giornalismo partecipativo, le recensioni dei lettori più o meno improvvisati, ecco che un elemento di sano richiamo dell’attenzione (chiamatelo pure conformismo) al modello che abbiamo costruito può essere davvero importante. Plagio, pirateria, dilettantismo: sono questi i pilastri sui quali fondare la nostra cultura futura?”
(Stefano Salis, Futuro digitale per i libri?, “Il Sole 24 Ore Domenica”, 08/03/09)

Personalmente condivido in pieno le preoccupazioni espresse da Salis. Questo può sembrare assurdo, data la mia collaborazione con questo sito, Libri Senza Carta, che ha messo e mette a disposizione gratuitamente libri in formato elettronico; anche se si tratta di pubblicazioni limitate e relative a contenuti di nicchia (rese disponibili, va precisato, dietro autorizzazione dei rispettivi autori ed editori), come le tesi di laurea, che difficilmente troverebbero un loro mercato editoriale, oppure ne sono uscite. Io stessa ho redatto alcune voci su Wikipedia (poche per la verità e limitate a progetti circostanziati), ho riportato su questo sito articoli e racconti, ho incorporato video da YouTube (la stragrande maggioranza dei quali, anzi praticamente tutti, pubblicati su quel portale, da diversi utenti, violando il copyright).
Tuttavia, per quanto ritenga giusta ed importante una certa libertà nella divulgazione e condivisione di contenuti intellettuali, ritengo altrettanto importante e fondamentale la tutela del diritto d’autore, che vuol dire tutela del lavoro intellettuale.

Non è un argomento molto popolare, di questi tempi… me ne rendo conto. Tuttavia, quello che allo stesso tempo mi sconcerta è come moltissime persone non si rendano minimamente conto di tutto il lavoro, la fatica e i sacrifici che stanno dietro la realizzazione di un’opera intellettuale, sia essa un’opera letteraria, musicale, giornalistica, cinematografica o più genericamente artistica (inclusi disegno, pittura, fotografia ecc…).
Molti, se non tutti, danno per scontato che un’opera esiste dal momento in cui viene resa pubblica, senza preoccuparsi di chi l’abbia realizzata, come e perché, i sacrifici, il lavoro, le rinunce che ci stanno dietro…. e ritengono che quell’opera gli appartenga e che possano farci ciò che vogliono…

È il fenomeno della condivisione di massa, della riproduzione e moltiplicazione all’infinito di contenuti intellettuali, che poi vengono lanciati nel caos della rete, dove spesso è anche difficile trovarli, o comunque è difficile trovarne di buoni, validi, affidabili e di qualità decente.

Se la rete ha moltiplicato le possibilità di informazione e conoscenza, e questo è senz’altro un bene, dall’altro ha contribuito anche a creare molta confusione, con fonti di informazione non attendibili o grossolane o parziali. Questo discorso vale sicuramente per il giornalismo, dove spesso il tam tam della rete ha contribuito a creare delle vere e proprie “bufale” (si consulti il sito di Paolo Attivissimo, il famoso blogger anti-bufala), ma vale anche per la diffusione di contenuti culturali, dove un magma caotico e incostante, il più delle volte “piratato”, non permette certo la formazione di una coscienza culturale critica: tutto è confuso, schiacciato, triturato e mischiato e sparato a velocità folle, per essere “consumato” nel più breve tempo possibile, per poi, magari, essere dimenticato in fretta. Una sorta di “fast-food” culturale.

Sia ben chiaro: non ho assolutamente niente contro la diffusione di contenuti culturali in rete, ci mancherebbe! Io stessa collaboro ad un sito internet culturale, questo, e ne leggo molti altri, molto più completi e professionali di questo sito, che non ha altre aspirazioni se non quelle di dare un piccolo contributo, di dare spazio a chi non ha voce ma ha qualcosa da dire, e di creare e stimolare dibattiti, permettere incontri, ecc. E da queste esperienze posso dire di aver ricevuto moltissime soddisfazioni, prima di tutto dal punto di vista umano.

Quello che mi preoccupa, e mi preme evidenziare, riguarda le modalità della diffusione dei contenuti culturali on line. Una certa libertà è giusto che ci sia, perché verrebbero ad essere abbattuti tutti quegli ostacoli che impediscono la formazione di una coscienza culturale da parte di chi si trova in una condizione di svantaggio: per motivi economici, sociali, culturali, geografici….
Anche un “tasso naturale” di pirateria ci sarà, come c’è sempre stato, e in parte è anche giusto che ci sia, rientra nei giochi…. è l’eccezione che conferma la regola. Deve però rimanere un’eccezione!

Quello che mi spaventa, invece, è l’avanzare continuo della pretesa, arrogante ed ignorante, da parte di molti, anche di (pseudo) autorevoli commentatori, della gratuità assoluta: non pagare nulla per libri, articoli, film, fotografie, musica, ecc….
Senza avere la benché minima consapevolezza di tutto il lavoro e la dedizione che stanno dietro ad un progetto culturale, quindi svalutandolo miserabilmente.

Qui non si tratta di difendere editori, produttori, case cinematografiche o discografiche o grandi società (che pure vanno difesi, quando si tratta di legittimi imprenditori, come lo sono gli imprenditori che operano in qualsiasi altro settore… se la gente pretendesse di comprare frigoriferi senza pagare un corrispettivo, non credo che tale atteggiamento verrebbe considerato legittimo, da nessuno…!), ma si tratta di difendere in primis i creatori di opere culturali e dell’ingegno, che rischiano di andare incontro all’estinzione, se si afferma il dogma della gratuità a tutti i costi.

È giusto che ognuno di noi venga retribuito adeguatamente per il lavoro che svolge. Lavorare gratis a quanto mi risulta equivale alla schiavitù….!
Altrimenti il rischio è la scomparsa delle professioni artistiche e intellettuali, se non ci si riesce a vivere, il loro scadere pericolosamente nel dilettantismo o la loro esclusiva concentrazione nelle mani dei ricchi e dei potenti, visto che solo i miliardari o i loro parenti potrebbero permettersi si svolgere da professionisti un’attività intellettuale o artistica; escludendo, quindi, chi viene dai ceti sociali più poveri.
Con buona pace dei paladini della democrazia dell’ultima ora…

Un’ultima osservazione: siamo proprio sicuri che possedere migliaia di film, musiche e libri sul proprio hard disk o sul proprio lettore (mp3, e-book reader o quello che è) aumenti il “livello culturale” delle persone, spesso affogate in quantità abnormi di file ammucchiati senza alcun discernimento?

La domanda è girata ai lettori e commentatori del sito.

Per chi è di Senigallia avremo occasione di approfondire questo argomento nell’incontro dell’8 maggio della rassegna Senigallia 2.0, in cui si parlerà proprio di internet e cultura.

Grazie.

20 Risposte a “Futuro digitale per i libri?”


  1. 1 DARIO PETROLATI Mar 18th, 2009 at 7:30 am

    Ciao Valeria,
    quanto tempo
    tantissimo che non adempio a quanto promessoti
    sempre ti leggo
    Stamane prima di ogni risposta
    desidero sappia che una persona che conosce ” il sole ” ,specie quello della domenica,è una mente speciale
    allora prima di scendere nel particolare a proposito del perduto articolo poi ritrovato desidero esprimerti la mia piena gratitudine e soddisfazione chè non ti sfuggie la lettura di quello che reputo anche io quasi indispensabile
    ho già firmato la petizione tempo fa pro salva blog
    con calma dopo leggo e se serve firmo dove dici
    debbo lasciarti per ora solo per adesso chè ho da correre in bagno a sciacquarmi un occhio ,accidenti.
    Valeria stai molto bene coi capelli come li porti
    oggi ch’è giornata di lavoro sino alle 19 ti parlerò di un autore che non conosci,non gettare intanto Repubblica di ieri nella pagina centrale si parla di un autore americano che io non conoscevo
    tanta stima ed auguri per sempre
    al pomeriggio ragazza intelligente anche.
    dario

  2. 2 davide sapienza Mar 18th, 2009 at 9:05 am

    Come tante “rivoluzioni” ci saranno caduti, ci saranno feriti, ci saranno perdenti, ci saranno vincitori. Ho provato a proporre articoli su Kindle già a fine 2007, incontrando ovviamente resistenza. Silenziosa, ma resistente. Io non credo che il futuro sia solo digitale. Ma credo che esistano troppi libri. Lo dicevo 20 anni fa per i dischi e i cd: troppo é niente. Diventa come avere il Delta del Po che deve imbucarsi in un ruscello. Diventa impossibile destreggiarsi. Abbiamo un’editoria che ha deciso di trasformare totalmente il libro in “prodotto”, e allora deve dare al distributore tot libri l’anno, occupare spazi, prevedere un fatturato. Ma paga poco o nulla consulenti, fa scelte solo ed esclusivamente di mercato, o si fida dei consulenti.
    E’ evidente che possedere migliaia di opere significa poco, o nulla. Tanto, non faremo mai in tempo a fruirle. E uccideremo l’intuito che porta ogni persona verso le cose più affini e stimolanti alla sua crescita interiore e anche mentale.
    Sul mio sito (www.davidesapienza.net/nuovi_scritti.html) metto gli articoli che pubblico sui grossi magazine conscio del fatto che spesso ormai sono collettori di pubblicità e che non si capisce bene quanto vengano letti anche se posizionati bene. Ho un libro importante mio fuori catalogo, tornato di mia proprietà, ma non lo metterò mai da scaricare sul sito. Chi é davvero interessato, allora troverà disponibilità da parte mia. Non voglio essere una zucchina ben esposta in un centro commerciale, mi basta essere un abete nel bosco, che viene incontrato da chi sa cercare. Davide Sapienza

  3. 3 Daniele_Sole Mar 18th, 2009 at 11:22 am

    Ciao Valeria.
    Sommariamente direi che l’idea può piacere o meno, a seconda delle situazioni, e mi spiego.
    Un libro lo sfogli, lo appoggi, lo apri senza problemi e quando vuoi, e per quello è di una comodità immediata e decisamente maggiore che un monitor di computer: penso anche alle persone ipovedenti o anziane.
    Di contro proprio quelle persone che hanno difetti fisici avrebbero un nett oguadagno dall’avere i libri on-lin, se ad esso appunto si accompagnassero dei sistemi di aiuto (voci che leggono un testo, zoom per ingrandire le scritte etc etc).
    A vantaggio dell’editoria on-line anche la facilità di distribuzione, ed il risparmio in termini di carta (e quindi miglioramento ecologico), a svantaggio c’è da dire che ci vorrebbe un sito supersicuro e perennemente aggiornato sulle varie pubblicazioni, mentre i libri di carta sono sicuri, sempre presenti ed hanno una vita utile nettamente maggiori delle varie memorie di PC: faccio sempre l’esempio di un cataclisma mondiale (guerre, disastri, virus informatici…) che potrebbe in un colpo solo cancellare tutta la nostra cultura, se essa fosse solo dentro la memoria dei computers.
    Quindi come vedi entrambe le soluzioni hanno pro e contro: di mio, per comodità e minor rischio, preferisco la carta stampata.

  4. 4 Gaspa Mar 18th, 2009 at 1:04 pm

    Secondo me il futuro digitale del libro è scontato per diversi ordini di motivi tra cui la versatilità del mezzo, la facilità di archiviazione (in un lettore si possono mettere centinaia di libri), la velocità del reperire informazioni e di fare ricerche, la facile reperibilità e la possibilità di scambio dei testi sul web, il costo senza dubbio più contenuto rispetto al supporto cartaceo e ci metto pure l’aspetto ecologico del risparmio di carta.
    Per non parlare dei libri scolastici e della facilità di trasporto; i bambini ed i ragazzi non dovranno più recarsi a scuola con zaini ingombranti e pesanti.

    I problemi ci sono e sono analoghi a quelli che hanno già affrontato gli editori di musica e cinema tra cui, in particolare, la diffusione illegale dei testi in peer to peer o tramite e-mule e torrent vari.

    IMHO la diffusione dell’e-book si velocizzerà quando i supporti diventeranno più economici (oggi un lettore costa più di 500 Euro), teconologicamente più avanzati (con maggiore velocità e maggiore capacità di immagazzinare dati) e con batterie di maggiore durata.

    I nostalgici della carta, tra cui mi ascrivo anche io, resisteranno fino a quando le edizioni cartacee diverranno talmente costose da dissuadere anche i più incalliti.

    Questa è la mia visione del prossimo futuro; se ho ragione o torto lo scopriremo solo vivendo…

  5. 5 Valeria Bellagamba Mar 18th, 2009 at 1:46 pm

    Grazie per i vostri commenti

  6. 6 DARIO PETROLATI Mar 18th, 2009 at 5:52 pm

    Eccomi qui.
    Scusa il ritardo Valeria ma anche io ho dei doveri e obblighi verso chi però non ho ancora capito
    La mia coscenza è talmanete annebbiata che per pietas
    lasciamola dov’è
    io non so il posto
    credo non esista
    Quanto desideravo dirti stamane sintetizzo in due righe:
    Il già detto non ripeto
    Desideravo segnalarti un autore che per ragioni anagrafiche e volontà negativa di critica tutta compresi gli editori escluso Adelphi tu non puoi conoscere
    Faccio nome e cognome GUIDO MORSELLI
    Meglio nessun commento prova a vedere e ti stupirai non mi ringrazierai di certo chè non sarà un’allegra lettura
    Per l’attinenza al digitale sono contrario
    Ricerca e curiosità oltre non mi va l’odore della carta e la cerimonia laica di sfogliare è cosa che non ha bisogno di alcun commento.
    Cimplimenti sempre per il tuo impegno.
    dario.

  7. 7 DARIO PETROLATI Mar 18th, 2009 at 5:53 pm

    gli errori di battitura a quest’ora vanno perdonati
    dario.

  8. 8 Andrea aka Pollicino Mar 18th, 2009 at 10:05 pm

    Valeria l’articolo è interessante, non tanto per il destino dei libri, cartaceo o digitale, perchè probabilmente sarà proprio il mercato a determinarlo a prescindere dal nostro romanticismo, ma molto di più riguardo al diritto d’autore.
    Credo che nessuno possa volere che non venga riconosciuto il diritto a essere retribuiti per quello che si lavora, di certo il sistema attuale è però vessatorio nei confronti degli utenti e mi sembra che sia garante solo dei più potenti, non è una novità.
    Non credo neppure che la rete possa rendere uguaglianza nell’accesso all’informazione e alla conoscenza, quello che però può fare e sta facendo è peggiorare la situazione ed è il problema del digital divide.
    Fin da ora è abbastanza evidente che l’accesso alla rete costa e crea disuguaglianza in termini di connessione di velocità di banda, di possibilità di acquistare supporti hardware e software, di poter dedicare tempo alla consultazione ecc.
    Creative commons può essere una risposta, forse, ma devo dire la verità ho bisogno anche io di approfondire la questione.
    Trovo molto giusto quello che dice Davide Sapienza, anche io sono convinto che però qualcosa bisogna pure condividere, altrimenti rischiamo di perdere veramente tanto. Ciao Valeria grazie della segnalazione.

  9. 9 Franco Giannini Mar 19th, 2009 at 11:17 am

    Il progresso non lo si può fermare. Quindi che il libro digitale abbia pure il suo corso. Ogni tipo di divulgazione della cultura è sempre ben accetto. Però, credo, che il libro cartaceo non andrà mai in riposo. Il PC è un “elettrodomestico” utilissimo, ma freddo. Io da vecchio romantico, non mi ci vedo a rileggermi i Tre Moschettieri
    Il visconte di Bragellone e Vent’anni dopo, o Il Mulino del Po, pagina per pagina d’avanti al PC. Ricordo ancora le Ventimila leghe sotto i Mari, che leggevo sul letto, da ragazzo e piano piano mi ci addormentavo sparendo sotto le coperte in immersioni fantastiche. Mi piace annusare il profumo di carta fresca di stampa, toccarne le pagine ruvide, trattare il libro come fosse una gentile signora.
    Cadendo un pò sulla volgarità, posso anche dire che in molti non lo diciamo, ma lo facciamo, per guadagnare tempo, ci portiamo il romanzo o il giornale, anche in posti meno romantici… Diciamoci la verità con il PC sarebbe un pò meno pratico! Quindi teniamoci entrambi e lasciamo che ognuno scelga ciò che preferisce, purchè si legga!
    Comunque ho firmato la petizione, perchè la libertà di stampa non può essere toccata…mai e da nessuno!

  10. 10 Franco Giannini Mar 19th, 2009 at 2:14 pm

    chiedo perdono per quel d’avanti…correggo in davanti

  11. 11 Omar Epis Mar 19th, 2009 at 3:03 pm

    Buongiorno Valeria
    io sono per la non censura, né di ideali né di idee e tantomeno di progetti o proposte. Nessuno puo’ pensare di ledere il diritto di sfogliare un libro, digitale o fisico che sia. Nessuno puo’ ledere il diritto di limitare la libertà di stampa. Qualcuno pero’ DOVREBBE mettere mano a quest’editoria “finanziaria” che pur di conquistare mercato snaturalizza la letteratura. Non sono per il libro digitale, ma sono per il regolamentare tutto quello che da qui potrebbe venire a mancare o viceversa, a crearsi. Io (bibliotecario) seguo alla lettera Ranganathan: ad ogni lettore il suo libro, ad ogni libro il suo lettore. Non far perdere tempo al lettore è la cosa piu’ importante… piu’ tempo ha piu’ legge!!
    A presto Omar

  12. 12 Valeria Bellagamba Mar 19th, 2009 at 5:56 pm

    Grazie per i vostri interventi.
    Condivido quanto scritto da Andrea-Pollicino.
    Un saluto.

  13. 13 Luca Mar 22nd, 2009 at 9:38 pm

    Ciao Valeria,
    salto il tema della proprieta’ intellettuale perche’ mi piace l’osservazione con cui di sfuggita hai chiuso l’articolo.
    Siamo cresciuti in tempi di ristrettezze (non economiche, ma fatte di oggetti unici e contingentati) ed ora, di colpo, sono a nostra disposizione i giornali di tutto il mondo, la musica di tutti i tempi e, ahime’, le opinioni di qualsiasi mitomane che si possa colelgare in rete.
    Anche il mio harddisk e’ pieno di autori conosciuti, autori sconosciuti che voglio conoscere e malcapitati omonimi, come avviene nelle inchieste di certe procure.
    Allora ti chiedo, qual’e’ l’atteggiamento col quale meglio gestire questa inaspettata abbondanza?
    Intensivo (leggere, magari piu’ volte, i libri dello stesso autore, ascoltare per settimane lo stesso album, passare pomeriggi ad analizzare la filmografia completa, per capire fino in fondo, per riscoprire: e poi le critiche, le recensioni, i “making of” ed i “director’s cut”, stanare gli esperti e gli appassionati): oppure estensivo (leggere, ascoltare e vedere in ogni occasione: concentrati, entusiast, stanchi, distratti, in macchina, in treno, al lavoro, a tavola, a braccetto con la bella, in bagno, a letto; seguendo ogni curiosita’, accogliendo ogni consiglio, premendo ogni link; scaricare tutto ed accaparrare, catalogare ed archiviare).
    Una miscela dei due, si direbbe non dicendo nulla. Perche’ non abbiamo due vite, quarantotto ore al giorno, quattro occhi indipendenti, e, diciamolo pure, la voglia di consumarci l’esistenza.
    Ho l’impressione che ci occorra una iniezione di mezzi e metodi per trovare una via efficace in questa baraonda. Blog, strumenti come anobii, last.fm, ci tireranno fuori dalle sabbie mobili?
    Che pensi?

  14. 14 Valeria Bellagamba Mar 26th, 2009 at 9:44 pm

    Ciao Luca,
    grazie per il tuo intervento e scusa se rispondo solo ora, ma non sono riuscita prima.
    Dunque, la tua osservazione è interessante!
    Io direi che l’atteggiamento migliore in questi casi di abbondanza sarebbe quello del discernimento, cioè fare delle scelte, anche se ovviamente non è per niente facile.
    Bisognerebbe concentrarsi su poche cose, ma buone. L’ubriacatura di contenuti e il loro consumo compulsivo non portano a niente… equivale a non sapere né imparare niente… troppe informazioni vogliono dire nessuna informazione. E questo è appunto il rischio di internet.
    Ciò che è importante è scegliere e poter contare su dei filtri, su degli strumenti che aiutino nella scelta.
    La selezione è importante, e credo che nel futuro di internet, se vorrà essere ancora utile e utilizzabile, si affermeranno strumenti di selezione e filtri che possano aiutare ad orientarsi nella giungla dei contenuti.
    Una migliore razionalizzazione.
    Grazie e ciao!

  15. 15 Michele Pinto Apr 15th, 2009 at 1:43 am

    Chi è il ladro?
    Chi ascolta una canzone a sbafo o chi per aver scritto una canzone intasca milioni di dollari?
    O chi per distribuirla ne intasca decine di milioni?

    Forse tutti e tre.
    Hai ragione, Valeria quando dici che il lavoro intellettuale va pagato. Ma non è sempre così. Tu stessa a volte hai piacere di lavorare gratis, quando scrivi per wikipedia, ed hai il diritto di poterlo fare (la SIAE in Italia ha fatto fatica a riconoscere questo diritto, ed ancora non lo riconosce compiutamente).

    Ed ha ragione anche Andrea quando dice che gli utenti hanno il diritto di non pagare i prezzi assurdi che troppo spesso vengono imposti a film, canzoni e libri.

    L’informatica ha stravolto gli schemi. Prima la proprietà intellettuale era protetta “fisicamente”, ora non lo è più. Far circolare un prodotto dell’ingegno è estremamente facile. E’ inutile tentare ancora di arroccarsi nei vecchi schemi e difendere ad oltranza una figura come quella dell’editore che ora può essere traquillamente scavalcata. Con grande giovamento da parte degli utenti e dei lavoratori dell’ingegno.

    Sopravviveranno solo quegli editori che sapranno offrire qualcosa di più. E, per come immagino io il futuro, quel qualcosa in più sarà mettere ordine nel caos dell’offerta ed offrire selezioni complete e di qualità ai propri clienti.

  16. 16 Valeria Bellagamba Apr 15th, 2009 at 10:39 pm

    Grazie Michele per il tuo commento.
    Molto interessante…
    E lo condivido: l’importante è mettere ordine e dare soprattutto qualità. Speriamo che non i nuovi mezzi ci si riesca. Non sarebbe male l’estinzione di certi editori parassiti… 😀
    Nuovi strumenti per una migliore fruizione delle opere dell’ingegno, ma anche per una nuova e giusta tutela delle stesse.

  17. 17 Andrea Bacianini Mag 14th, 2009 at 8:45 pm

    Una importante riflessione sul presente e sul futuro del libro di Umberto Eco alla vigilia del Salone del libro di Torino: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/fieralibro/200905articoli/43661girata.asp

  18. 18 Luca Conti Lug 25th, 2009 at 10:51 pm

    Dilettanti.com è un libro palesemente fazioso e poco documentato. Meglio, cita solo i pochissimi casi a sostegno della sua tesi, senza considerare poi che il processo che descrive e condanna è irreversibile!

    Piuttosto che piangere sul latte versato (e che si continua a versare) sarebbe stato più intelligente capire o cercare di capire come adattare l’industria al cambiamento delle condizioni di mercato, ma mi rendo conto sia più facile (e vende di più) scrivere un libro contro.

  19. 19 Valeria Bellagamba Lug 26th, 2009 at 4:01 pm

    Grazie per il tuo intervento Luca.

  1. 1 Pirateria per i libri? at LibriSenzaCarta Pingback su Apr 13th, 2009 at 3:55 pm

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