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Cartoline da…

Un brivido che non muore…

Cartoline da… (con dedica) è il libro di poesie di Carmela Nastro, già partecipante al laboratorio di poesia “Giovani Poeti Leggono… Carlo Antognini” di Chiaravalle (AN), da qualche mese uscito per L’Orecchio di Van Gogh (Collana: minimapoetica).
Riportiamo di seguito la prefazione del libro a cura di Paolo Brugiati e alcune poesie.

Cartoline da...

Versi profondi e leggeri

In una società ipertecnologizzata, dove si comunica a colpi di slogan, anche scrivere e spedire una cartolina è diventata una perdita di tempo. Non la pensa certo così l’autrice che, ‘usa ragionar tacendo’, ha raccolto in una felice e ricordevole silloge le sue fugaci impressioni su Napoli, e sui luoghi delle Marche, più segnatamente della provincia anconetana, che l’hanno maggiormente colpita. Cartoline brevi come istantanee dell’anima, che al di là del luogo fotografano squarci del proprio io; lacerti sentimentali che si ricompongono nella quiete di versi sonori, come il dialetto napoletano che li vivifica.

Quel ‘tenet nunc Parthenope’ di virgiliana memoria, ha dolcemente incatenato anche il sintetico versificare della Nastro che quando parla della sua terra e delle sue bellezze artistiche e paesaggistiche non si dà pace, struggendosi nei colori e nei sapori che rappresentano l’ordito costitutivo del suo sentire poetico, che trasposto in lingua finisce col perdere parte della sua forza espressiva (ma da quale recondita ‘recessio’ del ventre linguistico materno ha tratto le dame cutuliatu di Donna Basilica o l’ardito paragone tra il golfo di Napoli e nu mare ‘e ciucculata, o ancora la Reggia di Capodimonte vestita con un mantello ‘e sciuri e pesco’ ?).

Dallo stesso ufficio postale del cuore vengono spedite le cartoline da Ancona e da Jesi, perché inalterato è il sentimento che le pervade e le sottende, la fascinazione che rapisce primieramente il forestiero per poi avvilupparlo in un’inebriante corrispondenza d’amorosi sensi una volta che ha scelto di vivere in questa terra.
Così di chiesa in chiesa, di teatro in museo, ogni angolo è abitato da un singolare genius loci zoomorfo, che è di volta in volta sirena, uccello rapace, granchio, o anche si trasforma nel suono di un’arpa o nelle piroette di un torrione antropomorfo.

Una forza ammaliatrice che trasmuta nella capacità riflessiva di versi profondi e leggeri dove il sentimento della fugacità del tempo si incrocia con visioni eterne.
Ma è nella sezione conclusiva della raccolta (le poesie/cartoline Con dedica…), che aggalla la parte più intima e delicata dell’anima della poetessa, il cui verso torna a sdoppiarsi fra il dialetto e la lingua.

Dotata di un’estrema ancorché pudica sensibilità permeata da un senso della religiosità a tratti quasi ancestrale ella è un tutt’uno fisico e spirituale con l’ambiente e la natura umana cui appartiene, in un viluppo di sensazioni e sentimenti universali ma che nei suoi versi acquistano una singolare unicità d’accenti, ancora una volta aiutata dalla sonorità pregnante del napoletano (irripetibili quel foculia, la tupuliata del ventulizzu…).

Carmelina ama e vive per essere amata, come in una delle ultime ‘cartoline’, (quella dedicata ad Antonio), e trova che tutto è poesia, in ciò simile al curato di campagna di Bernanos che, passato attraverso la cognizione del dolore ed il tormento dell’anima, riconosce alla fine che tutto è Grazia.

Paolo Brugiati

Torrione

I miei occhi
non cessano
all’incanto
del girandolare
del tuo corpo
su punta
di piedi…

O’ santuario

Comme nu’ cigno
arapure l’ale
a nu juorno nuovo,
e co candor toje
rischiar ‘a notte.

Il santuario

Come un cigno
apri le ali
a un nuovo giorno,
e col tuo candor
rischiari la notte.

Suonne

“Tengo paura
‘e me scetà
mò ca si’
do mije.”

Sogno

“Temo
nel risveglio
ora che
sei mio.”

O vasu

Nu’ tremulizzu ca nu’ more…

Il bacio

Un brivido che non muore…

©L’Orecchio di Van Gogh. Tutti i diritti riservati

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