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Elogio dell’ombra

L’ombra come luogo reale. L’ombra come luogo dell’anima. L’ombra come schermo, come recesso, come proiezione, come riflessione. Quantunque essa sia più viva nello specchio, fratello dell’ombra, e luogo dell’immagine in/di sé. Ma certo mi vedo più nell’illusione di Platone che nell’errore di Narciso. Specie se esercito la mia vista su un oggetto che non si accontenta di essere guardato. Che pretende anzi un altro modo di guardare. Mi avete scoperto (nel mio angolo d’ombra): sì, sto parlando di libri. Per questo mi guardo bene dall’errore di Narciso. Meglio, spesso, per un lettore, un’ombra, magari defilata, piuttosto che la diretta visione di sé. Con questa si va dritti all’anima, con quella ci si distrae. Che non è dire altro che ci si allunga nel tempo e nello spazio, ma sempre partendo e ritornando da/in noi stessi. E questo lo sa bene anche lo scrittore, che si diverte a farci specchiare nelle pagine del suo libro, quando dovremmo sorridere dell’ombra, ora lunga, ora breve, della nostra illusione. E’ in questo gioco di svelamento e di adombramento, credo, il mestiere dello scrittore. Specchio per scoprirci troppo uguali a noi stessi, ombra per potere (e poterci) vedere più lontano. Sì, sto parlando di libri. E di due giovani scrittori.  Due giovani e due storie di giovani lettori che si affannano dietro un’ombra. Carlos Ruiz Zafόn e Matthew Pearl.

Il primo è diventato un caso letterario – tanto da farci sorridere quando ad un certo punto nel suo romanzo parla di uno scrittore fallito (ma con qualche ambizione) e del suo ambizioso editore – grazie ad un fiume di lettori che gli ha fatto sfondare il mercato e vendere migliaia di libri. L’altro, Matthew Pearl, ha già venduto milioni di copie con“Il Circolo Dante”, e spera senz’altro di fare altrettanto con questo suo nuovo romanzo. Ma non è questo il caso di parlare di numeri. Il caso (fortuito) è siano usciti tutti e due in estate, estate, che per sua natura, è stagione avida di ombre.  Due giovani e due storie di giovani lettori che s’affannano dietro un’ombra. Nel romanzo di Carlo Ruiz Zafόn “L’ombra del vento” l’ombra è quella di Julián Carax, uno scrittore che non riesce più a vedersi dietro lo schermo delle proprie opere ed insegue il giovane lettore per impossessarsi e distruggere l’ultima copia di un suo romanzo, mentre il giovane lettore cerca in ogni modo di strappare l’ombra dello scrittore dalle tenebre per scoprirne la vera identità. Nel romanzo di Matthew Pearl “L’ombra di Edgar” l’ombra è nientemeno che quella del famoso giornalista e scrittore Edgar Allan Poe, morto e sepolto in dubbie circostanze, e lo sforzo del giovane lettore è quello di fare verità sullo scrittore, che appare dapprima ignorato e poi denigrato e diffamato dai suoi più intimi amici e familiari, che dovrebbero invece custodirne onorata memoria. Due ombre di scrittori, dicevo, e due affannose quêtes. Quale delle due avrà successo? Entrambe forse? Poco importa. I due giovani lettori, Daniel e Quentin, si ritroveranno alla fine di fronte a se stessi. E decideranno di nascondere nuovamente (ma non più a se stessi) la verità dietro un’ombra (ma non più la loro). E’ in questa alterità fra l’ombra del lettore proiettata sullo scrittore ed il suo contrario la chiave di entrambi i romanzi.

Zafόn vi farà respirare gli splendidi cieli di una Barcellona del secondo dopoguerra, in un intrico di strade e di vite, che porterà Daniel da un “Cimitero dei Libri Dimenticati” di bradburiana memoria a profondi segreti di Villa Aldaya,  passando per la casa del dandy Barcelò e di sua figlia Clara, per la Parigi rifugio dello scrittore Carax ed il triste esilio di Nuria Monfort. Sempre sotto le minacce dell’ispettore franchista Fumero, ma pur sempre sotto la vigile custodia del vecchio anarchico Fermìn.

Pearl vi condurrà da Baltimora in Francia e da qui nuovamente in America, nei panni del giovane avvocato Quentin, sempre sulle tracce del “vero” Dupin, protagonista dei racconti di Edgar Allan Poe, ed unica persona di poter strappare la verità sulla sua morte dalle false leggende ed ambage create ad arte dai suoi contemporanei. Ma quale sarà il vero Dupin e, soprattutto, quale il “vero” Edgar? Il tutto in uno scenario fitto di spionaggio e controspionaggio su un golpe che mina alle basi la neonata République Française di Luigi Bonaparte.

Che mi resta da dirvi? Beh, togliete i due romanzi dai luminosi scaffali di qualche libreria e riportateli nell’ombra. Buona lettura.

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Ruiz Zafόn, Carlos
“L’ombra del vento”
(“La sombra del viento” trad.it. Lia Sezzi)
Mondadori Oscar Bestellers 2006, p.436, Euro 12,00 

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Pearl Matthew
“L’ombra di Edgar”
(“The Poe Shadow” trad.it. Roberta Zuppet)
Rizzoli 2006, p.514, Euro 18,50

1 Risposta a “Elogio dell’ombra”


  1. 1 leonardo Badioli Ott 1st, 2006 at 12:12 pm

    Ecco a voi l’ombra! Così questa presentazione si misura bravamente col compito di mettere in luce l’ombra e di farla ballare. La coglie nascosta in mezzo alle pagine di due libri in vetrina e socchiude quel tanto che serve per coglierne la traccia appena dileguata. Un libro diventa più bello se un amico ne parla così bene, in tutti e due i sensi. Andrò dunque in libreria e comprerò i due libri. Aprirò piano; e se vedrò che l’ombra si dilegua, chiuderò di scatto sperando di acchiapparla per la manica. Intanto mi lascio ricordare qualche verso di una poetessa che mi è cara.

    ATTESA
    Dalla finestra spalancata
    il vento si prende
    l’unica luce.
    Sussurro di pagine
    di piege un accenno.
    L’uscio sbatte.
    Per paura di rompere le ombre
    aspetto immobile.

    Sono versi così semplici e belli che credo li avrebbe volentieri dipinti Carrà. Io invece, che sono più prosaico, contraccambio con un link retrospettivo sul “Libro d’ombra” di Tanizaki. Chissà se ombre saranno le stesse?

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