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Il riordino del discorso

Quant’è difficile essere uomini del proprio tempo! Se pure noi gli apparteniamo per diritto di nascita e di esistenza in vita, ci resta sempre il dubbio di quanto attivamente ne facciamo parte. Possederne i linguaggi, per esempio, in modo da sapere di cosa stiamo parlando. Noi tutti inconsapevolmente perimetriamo il nostro lessico e con quello componiamo il panorama dei nostri pensieri. Più o meno volontariamente procediamo a qualche acquisto e cancelliamo dalla memoria qualcosa che è rimasta inerte. Ma quanto possediamo del senso delle parole che appartengono alla nostra performance comunicativa? Prendiamo ad esempio una parola emblematica come «complessità». Dovremmo averne una nozione che almeno ci avvicini alla ricchezza dei significati che le sono assegnati. La deriva mediatica del senso ne sparge le spoglie qua e là, ma non le rende sufficiente ragione.

Leggo senza troppo impegno in un libretto stampato nel 1920 una lezione «Sui tentativi di applicazione delle matematiche alle scienze biologiche e sociali» che Vito Volterra pronunciò all’inaugurazione dell’Università di Roma nel 1901, dove il grande matematico anconetano attesta una percezione precoce ma presente nella comunità scientifica di un’idea oggi indispensabile come quella di complessità:

i fenomeni naturali, di qualunque specie siano, a primo aspetto si presentano con un’apparenza complessa. Ciò che avviene oggi è frutto di tutto quello che si è verificato nel passato; i cambiamenti che hanno luogo in un punto dello spazio sono dipendenti e legati a quelli che avvengono in tutti gli altri luoghi. Il voler scoprire ad un tempo tutti questi vincoli nascosti sì, ma di cui si palesano le conseguenze; il volerli abbracciare con uno sguardo solo e il dominarli tutti, sembra, al primo momento, opera non solo difficile ma impossibile, sebbene essa appaia necessaria se vogliamo formarci un’idea completa dei fenomeni stessi … (Vito Volterra, Saggi scientifici, ed. Zanichelli, Bologna 1920, p. 30)

Leggo dunque, e mi chiedo quanto sia lecita la mia meraviglia nell’assistere all’esposizione di un passaggio così significativo del processo di integrazione delle scienze; e nello stesso tempo mi rimane il dubbio che debba moderarla nella considerazione di ciò che se ne è fatto: l’equazione sequenziale (di Volterra-Lotka) che sintetizza nel linguaggio matematico il rapporto predatore-preda osservato nei pesci dell’Adriatico appare, nonostante l’impegno dichiarato, quanto mai riduzionista e non produce seguiti significativi.

Sono dubbi questi che un conoscitore scioglierebbe con quattro parole, oppure rafforzerebbe con cento; ma per uno come me, che ha bisogno di chiedersi ogni tanto Carneade chi fosse, non è per niente semplice venirne a capo. La generalità delle persone può contare su alcune reminiscenze scolastiche (quasi sempre datate), su qualche lettura di opere contemporanee e su un deposito semiconsapevole di acquisizioni che sedimentano grazie all’informazione frammentaria che riesce a raggiungerla.

Eppure uno come me va a votare e deve pronunciarsi su questioni che comportano concetti come complessità e globalizzazione.

Ogni tanto posso parlare con l’autore di questo «glossario dell’auto-organizzazione», Francesco Trombetta, e non mi vergogno di farmi spiegare le cose da un amico che è tanto più giovane di me; lui poi ha l’attenzione – se non vogliamo dire «il dono» – di costruire ogni volta attorno alle idee che discute una rete orientativa di cognizioni che rendono più comprensibile e integrato il pensiero o l’esperienza che sta illustrando. Così un buon numero di persone ha potuto apprendere qualcosa dalle conferenze sulla globalizzazione che egli tenne qualche anno fa al pubblico interessatissimo di una Scuola di Pace che esiste a Senigallia, nelle Marche.

Il non-solo-glossario, che si materializza in un volume edito recentemente dall’editore Donzelli, è un buon sostituto della presenza personale, e anche una stabilizzazione delle lezioni private che riuscivo a scroccare alla generosità illuministica del buon amico.

Innanzitutto perché c’è il glossario: duecentocinquanta termini come sistema complesso adattivo, causa, struttura, organizzazione, teleologia, spiegazione, legge naturale, sussidiarietà, resilienza, equifinalità, problema ecologico, idealtipo, novità, know-how, lavoro, parole che leggiamo con frequenza e che a volte muliniamo nel parlare senza curarci di averne una coscienza piena. Nei termini in cui l’autore lo propone: uno strumento di consultazione riguardante «una costellazione di concetti in movimento».

Non solo: l’estensore si vale largamente delle indicazioni che provengono dai campi di studio da lui frequentati, e compie in questo modo un’opera di tessitura umile come il punto erba (contorno del disegno di un ricamo o riempitura di un motivo eseguito a righe ravvicinate) ma non modesta; anzi brillante e ambiziosa quanto l’impone la necessità di una riorganizzazione di campi semantici assai differenziati e in qualche caso addirittura degradati da un uso improprio o tendenzioso.

Riguardanti cosa? Cosa si intende per auto–organizzazione?
Anche qui non aspettiamoci una definizione secca, un’asserzione in qualche modo conclusiva. Come i lemmi che entrano nel glossario non sono «definiti», ma sempre descritti per contrasto o per approssimazioni successive – il principio dell’auto–organizzazione è presentato come «l’azione da sviluppare per ricomporre un disordine». Si esprime così la bella, appassionata introduzione di Ada Becchi, non ignara degli esiti macropolitici ai quali si espone.

Non per nulla l’aderenza operativa dei concetti esaminati trova una facile e quotidiana assimilazione nei linguaggi della politica e dell’amministrazione. Ecco dunque che il concetto di sostenibilità viene sfibrato e allungato fino a ridursi a complemento aggettivale; alla voce corrispondente, quasi beffardamente Trombetta premette che «nel suo significato più puro, la sostenibilità comporta l’adozione di norme etiche riguardo alla sopravvivenza delle forme viventi». E l’etica, intesa come qualità del pensare e dell’agire, è quella che più scade se non trova integrità.

Naturalmente un libro di carta non può essere interattivo. Questo fatto sottende però il vantaggio di fissare un’istantanea, una piazzola sulla quale soffermarci per qualche momento prima di rimettersi strada. Sarebbe necessaria un’attualizzazione costante, in modo che chi legge non ne perda gli sviluppi.

Questo punto di sosta è guardato momentaneamente dagli aspetti esemplificativi che Trombetta fa seguire al glossario. Una grammatica e una sintassi devono avere di per sé una loro una certa durabilità, anche se all’atto pratico si stabiliscono preferenze e sgrammaticature; ma non c’è niente di meglio di un «discorso», che utilizza le varie componenti lessicali e costruttive, per avere oltre il concetto un racconto, e dunque un divenire. Il «discorso sull’auto-organizzazione» che Trombetta incrocia con la parte sintagmatica del suo lavoro presenta casi assai differenziati tra di loro. La maggior parte di essi è proposto come un canone inverso: un esercizio critico raramente puntuale e puntiglioso su vicende attinenti la microfisica dell’organizzazione locale: la progettazione dei sistemi artificiali alla prova del territorio; la normativa urbanistica in un regolamento edilizio tipo; le bonifiche dell’area di Marghera. Altre parti prospettano un riordino difficile quanto ineluttabile: il caso del Missisippi e quello dell’erosione costiera; e ci sono esempi, come quello del sistema economico locale di Fabriano, che sono costituiti di un’oggettività analitica e di una sequenzialità logica dei fatti in divenire.

Attraverso questo filtro discorsivo Francesco Trombetta riesce a far passare, e anche a riscattare da limiti forzati e delusioni attuative, l’esperienza maturata come giovane ricercatore nei suoi primi contatti col governo del territorio.

Se solo fosse utilizzato come strumento di lavoro, questo libro troverebbe impiego giornaliero con grandissimo vantaggio per chi lo consulta – così succede a me a beneficio delle consulenze che mi accade di prestare in materia di organizzazione ambientale; senza dimenticare il piacere di portarselo a casa e di seguirne gli aspetti avventurosi connessi con la ricognizione di molti luoghi fondativi del pensiero contemporaneo.

«Il glossario dell’auto-organizzazione» è consultabile e ammesso al prestito –preziosità non da tutti – presso la biblioteca del Centro Sociale delle Saline, a Senigallia, in via dei Gerani 8.

Francesco Trombetta
IL GLOSSARIO DELL’AUTO-ORGANIZZAZIONE
Economia, società e territorio
Ed. Donzelli, Roma
pagg. X.229

1 Risposta a “Il riordino del discorso”


  1. 1 Francesco Trombetta Feb 25th, 2009 at 9:48 am

    Ciao Leo, ho scoperto questa pagina browsando in Algeria. Mi ha interessato rileggere la tua recensione.
    Nel frattempo ho scoperto che il libro e’ finito su Wikipedia alla voce auto-organizzazione, tra la bibliografia di riferimento, addirittura insieme ad Ashby!

    A presto, ti mandero’ una brevissima nota sulle consultazioni con le comunita’ locali per i progetti di investimento che impattano sul terriotorio.

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