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Poesia nello Spazio

Paolo Nespoli legge Emily Dickinson sulla ISS (Screenshot Esa)

Chi l’avrebbe mai detto che la timida poetessa americana Emily Dickinson che scriveva chiusa, in autoisolamento, nella sua casa di Amherst in Massachusetts sarebbe finita nello spazio? Eppure il senso di infinito è stato sempre presente nelle sue liriche, semplici ed essenziali, ma potenti e cariche di significato, metafisiche. L’infinito scovato nelle piccole cose, nelle piante, negli animali e negli insetti del giardino che guardava dalla finestra di casa. Irremovibile nella sua segregazione, la Dickinson in vita ha pubblicato solo poche poesie su un giornale. Il resto della sua enorme produzione è rimasto nascosto nella sua camera fino alla morte. La pubblicazione delle sue 1789 poesie è stata solo postuma, per opera della sorella.

Ora, grazie a Paolo Nespoli e all’Agenzia spaziale europea (Esa), la poesia di Emily Dickinson è arrivata fin nello spazio. L’astronauta italiano, impegnato dallo scorso luglio con la Missione Vita sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ha letto una poesia dell’autrice americana in orbita intorno alla Terra. Su suggerimento del poeta americano Bill Collins, in apertura ad una sua lezione alla John Cabot University di Roma, Nespoli ha letto la poesia n. 1695 di Emily Dickinson, all’interno della cupola panoramica della ISS, con la scenografia della Terra alle spalle. Una poesia che parla proprio di spazio e di infinito.

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself –
Finite infinity.

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima a cospetto di se stessa –
infinità finita.

(traduzione di Margherita Guidacci)

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