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Milk and honey to Santiago / III

Milk and honey to Santiago

di Sara Moneta Caglio

 

III.

La prima voce

 

Quella mattina ero uscita di casa più presto del solito. Ho sempre pensato che respirare la prima aria del giorno fosse salutare anche in una metropoli come Milano. Stavo correndo verso il parco. La città era ancora assonnata. Quasi non si sentivano rumori. E anche le mie falcate lungo le strade accarezzavano l’asfalto, per risvegliarlo con dolcezza. Tutta questa pace non doveva essere ancora violata. Avevo una strana energia nel corpo. Sentivo di poter quasi volare. Incrociavo gli sguardi dei pochi passanti e mi accorgevo che anche loro percepivano la mia presenza, osservandomi incuriositi. Sentivo di avere una luce brillante negli occhi. Sentivo che potevo calamitare il sole, le nuvole e che potevo arrivare io stessa fino al cielo. Avevo voglia di urlare, ma non sapevo cosa. Dentro di me stavano parlando fra loro i miei pensieri per trovare un’intesa, una forza coesa.
Incontrai un’amica, una donna giovanissima. Straniera in questa terra selvaggia che non tende mai una mano a chi non sa stare a galla. Sola, con il suo bambino, ha saputo costruire il suo destino. Ogni giorno con il suo sorriso mi ha sempre dimostrato che si può incastrare tutto nella vita.
“Andrò a fare il cammino di Santiago quest’estate”, avevo esordito così, senza nemmeno rendermene conto, stupendo me stessa e sconvolgendomi sempre più, parola dopo parola. “Appena riesco a organizzare le faccende lavorative prendo e parto: questa volta credo sia proprio il momento giusto per andare”.

242

Per la prima volta avevo dato voce al desiderio che avevo alimentato da tempo. E non erano più le voci degli altri, ma la mia. Un urlo liberatorio che mi anestetizzò completamente. Tutta quell’energia che sentivo si era trasformata, all’improvviso, in una pace che aveva sciolto tutti i miei muscoli, tutto il mio corpo, facendolo cedere, in un sonno a cui mi potevo finalmente abbandonare.
“Sara, è meraviglioso!”. Mi risvegliò così dal mio inconscio. “È da una vita che penso che vorrei anch’io prendermi un periodo solo per me, lontano dal mio compagno, dal mio lavoro, dalla routine che mi toglie il fiato. Quanto mi piacerebbe venire con te!”.
“Ma dove?”, chiesi.
“Ma come dove? A Santiago.”                                                                                                                                                  Volevo essere sicura di averlo detto io. Volevo che mi desse conferma dell’espressione della mia volontà. Quella che aveva parlato senza essere più vincolata, annebbiata.
“Sarebbe davvero bello se potessi accompagnarmi, ma forse è giusto che questo viaggio lo intraprenda da sola.”
Stoppai all’improvviso la corsa. A lei dissi di proseguire, ma io avevo bisogno di capire.
Avevo detto che sarei partita. In estate. Quella estate. Avrei risolto questioni di lavoro e situazioni pendenti. Sarei andata, e l’avrei fatto da sola.
Non potevo più tirarmi indietro. Ormai le parole erano già in viaggio e non potevano che attendere le mie mosse. Non potevo più cancellarle. L’inchiostro della voce, quando ha un’anima, è indelebile come quello degli scritti.
Da quella mattina non avrei più fatto le cose nello stesso modo, ma con uno spirito nuovo. Con un programma sconosciuto da mettere a punto.
“Ho bisogno di trovare il mio passo: Santiago mi sta aspettando e non posso arrivare alla partenza con il fiato corto”, le dissi ancora, congedandomi.
Da quel momento anche il tanto allenamento aveva un senso. La sua vera natura. Quella che, prima o poi, viene sempre fuori da qualsiasi situazione.

(Milk and Honey to Santiago, capitolo III, continua nel capitolo IV)

2 Risposte a “Milk and honey to Santiago / III”


  1. 1 Ruben Montas Mag 19th, 2015 at 4:25 am

    Ciao Sara, io vi mando un abbraccio con amore dai Caraibi.

  2. 2 Jeannette Mag 30th, 2015 at 12:02 am

    I am sure this paragraph has touchrd all the internet visitors, its reallly really good piece of writing on building up new web site.

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