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Il siero della verità

Il siero della verità

racconto di Frank Iodice

Interrogatorio di Candido Santino  [illustrazione: Guillermo Martí Ceballos]

Il dottor Candido Santino è sposato da una decina d’anni. Sua moglie è un po’ gelosa, non lo lascia mai andare in giro da solo, lo controlla anche quando è al lavoro, lo chiama a intervalli regolari, che lui ha imparato a misurare, infatti sa sempre quando il suo cellulare sta per vibrare e cosa dire per non farla ingelosire. Candido Santino è un medico chirurgo, un uomo tranquillo, ha i baffi grigi e i capelli neri, la testa non ha voluto invecchiare insieme alla faccia; ama molto leggere, sulla sua cuffia in sala operatoria ci sono i disegni del Piccolo Principe. A vederlo così, sembra che non abbia mai tradito sua moglie e che lei esageri con le sue telefonate. Ma concediamo alla signora Santino una possibilità che poche donne hanno avuto fin da quando esistono il matrimonio e le corna; supponiamo che oggi qualcuno le abbia fatto trovare davanti alla sua porta un pacchetto azzurro e che lei lo abbia portato dentro domandandosi chi glielo ha dato.

Chi può essere stato?, si chiede mentre apre la scatoletta; è avida e curiosa, la sua curiosità è diabolica, la signora Santino è capace di scoprire qualsiasi cosa se dà ascolto alla fantasia, una cara amica che le dà sempre il consiglio giusto. Ultimamente, per esempio, si è convinta che al convegno sul diabete al quale ha partecipato suo marito ci fossero soltanto ragazze bellissime e disinibite. Lei era a casa e non aveva neanche fatto la ceretta, quando le è venuta questa fantasia e si è vestita di corsa per andare a verificare di persona. Chi sono queste ragazze con le gambe lunghe e lisce?, gli ha chiesto. Lui, un po’ in imbarazzo davanti ai colleghi, le ha spiegato che si trattava delle hostess e che quelle erano le loro divise. Non essere gelosa, le ha risposto. Ma mentre lo diceva si guardava le unghie, quel farabutto, si guarda sempre le unghie quando mente, ha pensato lei. E oggi finalmente avrà l’occasione di scoprire se suo marito è un bugiardo perché in quella scatoletta appena aperta sul tavolo della cucina c’è il siero della verità.

Sarà stato uno dei colleghi di mio marito, si chiede, quelli vogliono tutti portarmi a letto, sarà stato lo psicologo, Lancetta, o quell’allupato del ginecologo, Camillo Passerotti, sono tutti uguali, scommetto che dopo i loro convegni se ne vanno insieme nei night club.

Suo marito sta per tornare, ha avuto una giornataccia in ospedale, lei non sa come funziona un ospedale perché non ci è mai stata, preferisce immaginarselo. Cosa gli dirà? Come farà a fargli bere il siero senza che lui se ne accorga? La signora Santino è nervosa, non sa se dirglielo o se farlo di nascosto: zuppa con il siero della verità, sugo e polpette della verità. Ma forse la cosa migliore è farglielo bere direttamente dalla fialetta. Il calore del sugo potrebbe alterare le sue proprietà.

Eccolo, il dottor Candido Santino, ignaro di tutto quello che passa per la testa di sua moglie. Ha in mano un altro libro che vorrebbe che lei leggesse, gliene regala uno a settimana, sempre il venerdì, perché esce prima dal lavoro e ha più tempo per scegliere quelli giusti per lei; ma lei li mette ogni volta nella credenza insieme alle ceramiche, organizzandoli per forma e colore della copertina. Hai fatto più tardi del solito!, gli dice, in genere il venerdì esci prima… È vero, risponde lui, ma è stata una giornata incredibile e piena di imprevisti, erano tutti codice rosso. Ah, è così?, codice rosso? e quello che cos’è? Questo è un libro, è per te, parla dei fiori. Lo leggerò appena avrò il tempo, non c’è mai il tempo di fare nulla! Suo marito dà un’occhiata ai dispositivi elettronici sempre accesi e alle icone colorate che la aspettano pazienti da un bel po’. Al centro del letto c’è la forma del gatto, un gatto pesante. E decide di lasciar perdere, è troppo stanco, va a farsi una doccia.

Quando torna in soggiorno, lei lo sta aspettando con un block-notes in una mano e la scatoletta azzurra nell’altra. Che cosa c’è lì dentro?, le chiede. E a questo punto lei decide di dirglielo: è il siero per dire la verità, voglio che tu lo beva!

Il dottor Santino ha studiato medicina per dieci anni, e per altri dieci ha avuto a che fare con specialisti di ogni genere, ha partecipato a congressi internazionali, convegni, corsi di aggiornamento, seminari sulle malattie e le loro cure, anche le più innovative, come quello sull’utilizzo del peperoncino per curare l’ulcera. Non crederebbe mai a una fantasia del genere, questa è l’ennesima dimostrazione scientifica che, a non fare un cacchio per tutto il giorno, anche la donna più intelligente può diventare scema.

Facciamo a metà!, brindiamo e vediamo cosa succede, potrebbe avere risvolti eccitanti in camera da letto…, le propone. È una dose per uno, me l’hanno appena consegnata; se l’esperimento funziona, la settimana prossima lo faccio pure io. Candido Santino estrae la fialetta dalla scatola, la guarda controluce, ma che sta facendo? Sembra che abbia in mano le analisi delle urine e voglia analizzarle come fanno i colleghi del laboratorio. Sua moglie è seria, è sempre seria quando si tratta di giocare con la fantasia, è una giocatrice di fantasie e lui lo sa, perciò le dice: e va bene, va bene, facciamo questo esperimento, basta che tu la smetta di essere gelosa, me lo prometti? La signora Santino non si aspettava un ricatto, ma è talmente sicura di scoprire che lui la tradisce che è disposta a promettere qualsiasi cosa: affare fatto, gli dice, ora bevi! Lui prende la fiala e annusa, non ha odore, gli fa un po’ paura… Sua moglie chiude bene le finestre, vuole l’assoluto silenzio durante l’esperimento, ha bisogno di concentrazione, si sistema al tavolo con il blocchetto e la penna, lui si distende sul divano e guarda il soffitto in attesa che il farmaco faccia effetto.

Guardateli! Sembra di essere nello studio di uno psicologo. Hanno addirittura staccato il telefono e spento i cellulari. Candido Santino ha avuto una mattinata intensa; avere a che fare con i pazienti per lui è come ricordarsi continuamente delle sciagure umane, grazie a loro non dimentica mai la sofferenza nella quale noialtri cerchiamo di crogiolarci il meno dolorosamente possibile, con la speranza di non passare dall’altra parte dei ferri; ma davanti a sua moglie, che lo guarda con l’antica austerità delle inquisitrici, sembra che la vita per lui perda il suo significato profondo e diventi un gioco, uno stupido gioco a tradire o farsi tradire, barcamenandosi tra l’illusione di essere felici e la consapevolezza che ciò non accadrà mai, perché nella sua ricerca, si ripete Candido, nella ricerca di una vita felice risiede la felicità stessa. Ed è per questo che ogni venerdì le regala libri sui fiori o romanzi di avventura, perché vorrebbe far provare anche a lei quello stesso amore per la vita che prova lui.

Davanti alle vetrine delle librerie, Candido Santino si fa sempre un sacco di risate perché, ossessionata dalla moda, un mucchio di gente ha iniziato a mettere la felicità nel titolo dei suoi libri, come se soltanto questo bastasse a guarire tutte le poverette ridotte come la donna di fronte a lui.

A cosa stai pensando?, gli chiede sua moglie. A nulla, ai libri, oh mio Dio, il siero funziona…

L’interrogatorio, dunque, ha inizio.

Analizziamo per un momento la posizione delle sue mani, per ora le tiene sulla pancia, giocano nell’attesa delle domande. Se la teoria di sua moglie è giusta, ci basterà aspettare che inizi a guardarsele per capire se sta mentendo. Lo sta facendo anche lei, non perde di vista quelle dita mentre, tanto per sciogliere il ghiaccio, gli chiede: dove hai pranzato oggi? Dal cinese, quello di fronte all’ospedale, lo sai, mi hai anche chiamato. È vero, me ne ero dimenticata, passiamo alla prossima domanda. I suoi occhi blu sono gelidi, la sua maniera delicata di indagare nelle sue stesse insinuazioni, sconcertante. Lui la guarda mentre la penna continua a graffiare quel blocchetto e le piante dietro le sue spalle ricordano loro la natura animale cui entrambi prima o poi dovranno obbedire. La scodella del gatto è ancora piena e puzza di fegato.

Seconda domanda: perché vai sempre nella stessa libreria?, vendono tutte la stessa roba, me lo hai detto tu. Io non ho parlato di roba, ma è vero, ci sono gli stessi libri dappertutto ormai, anche loro li scelgono in base al colore della copertina, ci schiaffano nel titolo la parola felicità e vendono migliaia di copie, ma… Ma? Ma io vado in quella in piazza perché mi piace la commessa, è una con cui chiacchiero di qualsiasi cosa, abbiamo gli stessi gusti in fatto di libri e poi… con quelle gambe, quando va su e giù sulla scaletta per cercare i titoli del suo grande catalogo… Bene!, dice la signora Santino, e sbatte una mano sul tavolo mentre lo dice, vedo che il siero funziona proprio bene, ora dimmi, tesoro, perché ai tuoi convegni non c’è mai una hostess vecchia e brutta? e sono tutte perfette come modelle sulla passerella? Ma che dici!, risponde lui, le modelle non sono perfette, sono talmente secche che puoi infilargli addosso qualsiasi straccio, è una questione di praticità; le nostre hostess, le sceglie l’allupato, il ginecologo. Ma allora avevo ragione! Certo, lui si porterebbe a letto anche te, se tu ci stessi, se ne fregherebbe che sei sposata!, e quelle ragazze, comunque, potrebbero essere nostre figlie, tesoro.

Quando Candido Santino e sua moglie si chiamano tesoro a vicenda, qualcosa di spiacevole sta per accadere. È bello stare tanti anni con la stessa persona perché si impara a prevedere qualsiasi reazione, come fanno i meteorologi, che conoscono il colore di ogni vento e la direzione che prenderà.

Studiamo bene la situazione: lei è convinta che lui la tradisca, perché una di quelle hostess (lo confermerà la prossima domanda) lavora proprio nella libreria in piazza; lui, invece, che sembra così tranquillo e sicuro di sé, confortato dalla promessa estorta a sua moglie, la promessa di non essere più gelosa, trarrà più vantaggi da questo esperimento. Che cosa fa adesso? Si guarda le unghie? Sta mentendo?! Ma no! Sta soltanto canticchiando una canzone e tiene il ritmo con le dita. È stanco, avrebbe preferito mangiare le polpette e fare l’amore con lei lasciando la cena a metà, come ai vecchi tempi; quando erano fidanzati lasciavano sempre la cena a metà. È per questo che le coppie felici sono anche magre e in forma.

Dove hai sentito quella canzone? Questa è una tua curiosità o fa parte del test? Il test serve a soddisfare le mie curiosità. Allora debbo confessarti che l’ho ascoltata in libreria. Era in filodiffusione? No, me l’ha fatta ascoltare lei. Lei, chi? L’hostess, voglio dire, la commessa, insomma, tesoro, è soltanto una stupida canzone. È una canzone d’amore!, urla sua moglie. È la prima volta che grida da quando si conoscono. In genere, quando si arrabbia, incomincia a sibilare come un serpente, e a lui fa più paura; quest’urlo invece lo lascia del tutto indifferente, si sta persino divertendo.

E dove te l’ha fatta sentire?, continua lei, scommetto che eravate nel deposito sul retro, sommersi da tutti quei libri, scommetto che ti ecciterebbe da morire!, l’odore della carta!, è per questo che tieni i tuoi libri sul capezzale del letto? Li tengo lì perché le mensole in soggiorno sono piene di ceramiche, e comunque, non eravamo nel deposito, ma nel bar della libreria, ecco, te l’ho detto, eravamo insieme a bere una cioccolata calda nel bar della libreria. E cosa ci facevi in un bar con una modella di vent’anni!!! Ti ho già detto che non è una modella, risponde Candido Santino, trattiene a fatica le risate. La sua sincerità gli costerà cara? È così grave dire la verità? E se fosse del tutto innocente, dopotutto, cosa c’è di male a bere qualcosa e chiacchierare di libri, magari di libri da regalare a lei, che, tra l’altro, non li legge neanche? Il dubbio la sfiora, ma è molto più piacevole continuare a farsi del male immaginandoli seduti sulla stessa poltrona. Quelle stupide poltroncine della libreria, non sai mai se sono per due o per una persona perché in due ci si sta davvero stretti ma da soli sembrano enormi.

È per questo che hai fatto tardi? Sì, è per questo… ho fatto più tardi e ne sono felice. E perché? Perché quando sono arrivato ho scoperto che tutti i tuoi giocattoli erano pieni di icone colorate. E con questo?, domanda lei col timore che i ruoli si possano invertire. Candido Santino spiega con saggia lentezza: quando sei in casa, il venerdì pomeriggio, non ti schiodi da quegli affari, se non sei con uno sei con l’altro, a scrivere messaggini o a farti le foto da sola, per cui, vederli così, pieni di lucette in attesa di essere cliccate, mi ha dato l’impressione che da un bel po’ ti stessi dedicando ad altro, e, giacché i libri che ti ho regalato sono tutti tra i tuoi piattini di ceramica ed è improbabile che tu stessi leggendo, ora ce l’ho io una bella domanda per te.

Sua moglie risponde di fretta: ho cucinato, ho fatto le polpette. Le polpette, le hai fatte ieri; quando mi hai chiamato per controllarmi come ogni giovedì durante il mio turno di guardia in ospedale, mi hai detto che stavi cucinando per stasera, te ne sei dimenticata? Tu vuoi invertire l’esperimento!, risponde sua moglie, e poi aggiunge: insomma!, mi hai tradita oppure no?

Era la domanda più facile considerando che il siero ha un effetto immediato, le sarebbe bastato fargliela subito, evitare tanti giri di parole, giri di parole che, a quanto pare, l’hanno appena messa in una posizione un po’ scomoda. I suoi occhioni blu adesso sono seri, mentre aspetta una risposta che ritene di suo possesso, è lei la proprietaria di quest’uomo e di tutte le risposte che escono dalla sua bocca. Ecco a cosa sono serviti dieci anni di matrimonio!, è questo il vero significato di quell’aggettivo che si mette davanti a colui che si dice di amare, mio marito, mia moglie, colui o colei che è di mia proprietà.

Ebbene no, non ti ho mai tradita, te l’ho detto, sotto l’effetto di alcuna droga potrei dirti il contrario, mentirei; amo i libri, le storie che contengono mi aiutano a sentirmi meno medico e più uomo; è come se la mia piccola vita quotidiana si plasmasse sulle più vaste e infinite vite dei protagonisti di quelle storie; ed è di questo che mi piace parlare con quella ragazza, è una ragazza molto attraente, è vero, e tu che conosci le mie debolezze devi averne individuate in lei un bel po’, almeno abbastanza da farti mettere su tutta questa commedia. Insomma, risponde infine sua moglie, urlando un po’ più piano, non ti sei guardato le unghie neanche una volta, non puoi aver mentito, eppure ho ancora un dubbio; il siero, lo hai bevuto? No!, risponde Candido Santino, l’ho gettato nella pianta quando ti sei voltata per chiudere la finestra; e, un’altra cosa, considerando che il nostro gatto è morto da un mese e che oggi era il giorno libero di Camillo Passerotti, il ginecologo, dimmi tu la verità: che cosa hai fatto, tu, tutto il giorno?!

***

Frank Iodice

Nato a Napoli, l’otto febbraio del 1982. A vent’anni è partito per gli Stati Uniti e ha svolto i mestieri più disparati; ha lavorato anche in Francia – dove è tuttora residente – e a bordo di diverse navi, sempre dedicandosi con abnegazione alla sua attività letteraria. I suoi romanzi sono editi parzialmente su numerose riviste francesi e italiane, come Nuova Antologia, Inchiostro, La Mosca, Fiction e molte altre sotto svariati pseudonimi. Il suo ultimo romanzo è Le api di ghiaccio (Lupo Editore, 2014).

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