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La città delle bambole

La città delle bambole

Racconto di Francesco Iodice

Alla mia prima moglie, Eleonora

La rivalità è il sentimento più intimo dell’Essere Umano.

Fra molti anni gli uomini non si fideranno più delle donne, cammineranno da soli per i viali ricoperti di foglie bagnate, i viali della città delle bambole.

Dopo una terribile epidemia del virus della rivalità, le donne non esisteranno più, ci saranno soltanto le bambole. In Francia, al sud, ci saranno molte bambole, saranno molto belle, meravigliose, e gli uomini s’innamoreranno di loro e del loro profumo. Il profumo delle bambole assomiglierà molto a quello delle donne vere, ma le donne vere, purtroppo, non le ricorderà più nessuno.

La città sarà bella, piena di alberi e caramelle, una discesa dalle colline porterà giù fiumi di trepidazione. Una bambola che si chiamerà Cecilia, avrà i capelli biondi e il profumo della neve fresca; aprirà gli occhi una mattina e darà inizio a questa storia.

Nella città di Cecilia ci saranno centinaia di altre bambole, ognuna delle quali apparterrà a un uomo sfortunato. Gli uomini avranno imparato ad amare le bambole, non ricorderanno più il piacere della voce di una donna, né il suo profumo disperso nel tempo che fu. Cecilia sarà una delle più belle bambole del sud della Francia, avrà la voce dolce delle bambine e le sue parole quella mattina arriveranno al nostro orecchio come dei suoni lontani sommersi dall’acqua.

«Quanto tempo è passato dall’ultima volta che abbiamo sorriso?» chiederà alla sua giovane amica più cara. «Sembra che la nostra attesa sia diventata più lunga e più silenziosa da quando gli uomini ci hanno lasciato sul loro letto e ci hanno promesso la felicità!»

«Andiamo Cecilia,» dirà la sua amica, «quello che dici, ora che è notte, non ha più senso per noi che siamo sempre state le loro bambole. Cos’altro avremmo potuto fare se non aspettare? Era il nostro destino, dalla creazione.» La sua giovane amica sarà bellissima, vestita con calde stoffe pregiate; avrà un morbido basco di lana sui capelli scuri e le labbra rosa.  «Andiamo Cecilia, smettila adesso! Cosa direbbero le donne di un tempo?»

Quella domanda aprirà gli occhi setosi della bella Cecilia e le darà l’idea migliore della sua vita da bambola: le donne vere, quelle che un tempo avevano amato quegli stessi uomini che adesso ameranno loro, si sarebbero ribellate…

La bella amica di Cecilia la guarderà con timore e delizia, le accarezzerà i capelli e le sorriderà. Cecilia ricambierà il sorriso e resterà zitta per qualche minuto. «Gli uomini del sud della Francia sono tutti tristi e non sanno fare l’amore,» le dirà poi. Lei lo avrà sempre saputo, fin da quando l’avranno costruita, a misura della felicità; Cecilia saprà che la sua testa sarà appartenuta a una donna vera, come la testa di tutte le bambole.

«Sento che un tempo saremmo state felici, se non fosse stato per l’epidemia…» La sua bella amica la ascolterà, ma avrà sempre paura che gli uomini tornino e si disperino. «Se le donne di un tempo non fossero cadute vittime dell’epidemia, adesso non saremmo qui, tu ed io, a parlare degli uomini nostri.»

«Sono nostri?»

«Sono nostri; di chi altri sennò?» Cecilia risponderà alle domande della sua amica col basco di lana, e con la punta del naso penserà già a come riunire le altre. Nella sua testa sarà già incominciata la rivolta. Vedrà le strade e la libertà, lungo i sentieri delle città vicine; vedrà il loro viaggio e la sua fine, adesso che tutto sarà perfetto nella sua diabolica visione. Il corpo della nostra Cecilia sarà morbido e caldo, desideroso di essere stretto nelle mani degli uomini veri. Ma la sua testa, quella gliel’avrà donata una donna vera… Quella sarà la parte imperfetta della bella Cecilia, che la terrà nella Terra dell’uomo, quella cattiva e senza calore.

Ma perché nella città delle bambole, tutti gli uomini saranno soli? Perché non saranno riusciti a riconquistarle? Non sapranno più fare l’amore, non sapranno più distinguere il profumo di una donna vera da quello di una donna finta e non potranno evitare che le loro bambole si ribellino; sarà tutto già nella testa di una di loro, e quello sarà già sufficiente ad aprire gli occhi di tutte le altre. Ma tutte le altre, ognuna adagiata sul suo letto in attesa di un uomo che non avrà voglia di parlare con lei, accetteranno i rischi che comporterà il piano di Cecilia?

«Lo accetteranno?» le chiederà la sua bella amica con le labbra rosa. Cecilia guarderà fuori, un tiepido sole le riscalderà il petto che si fonderà.

«Dovranno accettare; è nella loro natura. Non permetterebbero mai che io lo faccia, se prima non ci provano anche loro. È per questo che le donne vere sono morte tutte per l’epidemia e siamo arrivate noi sui loro letti imperfetti, a fare l’amore con i loro uomini, stupidi e devoti.»

«E se anche per noi questa rivolta rappresentasse il principio dell’estinzione?»

«Voglio chiederti una cosa,» dirà Cecilia alla sua bella amica. «Se stasera, mentre farai l’amore con il tuo uomo e sentirai la durezza della sua gioia dentro il tuo ventre spasmodico e teso, dovesse passare quell’onda che tutto trasporta e dovessi perdere i sensi per qualche secondo, verresti lo stesso con me alla ricerca delle altre ribelli?»

«Io non capisco Cecilia. Non dovrebbe accadere il contrario? Non dovrei desiderare di fuggire, se quell’attimo di trasporto non dovesse mai arrivare e quell’onda dovesse rimanere sempre e solo nella mia testa? Non hai forse imparato anche tu a fare l’amore con la tua testa, o con una parte infinita della sua condizione mortale? Che colpa ne ha, lui, se siamo fatte di latex e non arriveremo mai insieme all’inferno? È questo il limite della felicità? È per questo che vuoi fuggire, o è forse più triste la ragione per la quale adesso tu ed io siamo qui?»

«Mia bella e giovane amica,» dirà Cecilia piangendo col cuore imperfetto, «se stasera farai l’amore con lui e capirai quello che ieri e secoli fa noi tutte abbiamo compreso prima di te, verrai con me alla ricerca delle altre ribelli. Altrimenti rimarrai per sempre su questo letto che cigola; cigolerà da solo e senza amore, non avrai nessuno con cui parlare. Ecco il tuo letto, amica mia! Sei proprio sicura che sia questo ciò che tu vuoi?» Cecilia la guarderà ancora e più a lungo, nella sua testa leggerà il dubbio, da sempre l’amico peggiore delle donne vere, quelle che si saranno estinte per l’epidemia. E gli uomini? Dove saranno gli uomini mentre le loro bambole progetteranno la ribellione? Molti di loro saranno fedeli, ringrazieranno il Dio terreno per aver ricevuto nel loro letto un tale dono inumano e perfetto, pieno di gioia e di voci di bimba; altri faranno gli stessi sbagli dimenticati, e le loro bambole diventeranno una finta appendice imperfetta di una moglie perduta una volta e mai più ritrovata.

Cecilia aprirà la finestra della lucida stanza da letto; suo marito non ci sarà quella mattina, sarà in giro alla ricerca di un regalo per il loro anniversario; saranno sposati da molti anni ormai, da molto prima dell’epidemia. Cecilia aprirà la finestra e dirà: «Venite mie care, il giorno è arrivato, organizziamo la ribellione!»

Prima ancora che la bella Cecilia aprisse le imposte, le altre bambole avranno già deciso di ribellarsi, sarà già nel loro ventre; la vita delle vere donne ancora pulserà nelle loro teste, e tutte saranno pronte a lasciare quel letto d’inutili amori terreni, alla ricerca dell’onda che tutto travolge e di quell’attimo di trasporto nel loro fantastico mondo del Se. Gli uomini piangeranno; si renderanno conto che un tempo le donne avevano un’altra voce, un profumo diverso, e che non li avrebbero mai abbandonati. Sulla città adesso si aggirerà una tragica nuvola viola, l’ombra del Tempo giudicherà gli uomini e le loro bambole, gli unici rimasti per pregare. Le foglie continueranno a volteggiare lungo le strade e nelle case; un grigio insano le solleverà.

Cecilia guarderà le lenzuola di seta, il parquet, e si volterà di nuovo verso le strade bagnate e piene di foglie della città; in quel momento il suo uomo passerà di fronte alla loro casa fischiettando una canzone d’amore, con una rigida e piccola busta nelle mani. «Cosa ci fai da sola in balcone, oh mia Cecilia, mia bambola amata!»

«Sto organizzando la ribellione; stiamo fuggendo via tutte, per sempre!»

«Come! Che cosa!» dirà suo marito. «Ma è la vigilia dell’anniversario!»

«È anche la fine della mia vita di moglie terrena, ora che tutte l’hanno saputo; l’epidemia non è mai finita. Se un giorno le donne sono sparite, anche la bambola farà lo stesso!»

«Non ti è piaciuto il mio bacio di sera? E le carezze durante la notte! Perché mi lasci, mia dolce Cecilia? Sono cattivo nel letto io a volte? Insaziabile donna di gomma e di diavoli…»

Cecilia sarà fredda, muoverà piano i suoi capelli; di sotto tutte le altre si saranno già riunite, pronte per partire alla ricerca di un’altra città delle bambole. La sua bella amica con i capelli scuri e le labbra rosa la guarderà con affetto e ascolterà le sue parole; saprà ogni giorno ripetersi nella testa le belle e interminabili parole dell’epidemia, quelle che Cecilia avrà raccolto dai suoi sogni prima di aprire gli occhi quella mattina, grazie alla donna che le avrà donato la sua testa. E sarà sempre così ogni volta che un’epidemia le sorprenderà. Come i funghi di un bosco bagnato, come il Creato e l’Aldilà, Cecilia guiderà le altre bambole perfette alla ricerca dell’onda che quell’uomo con la sua piccola busta tra le mani, non avrebbe potuto mai offrirle. Avrà suo marito la gobba e un naso aquilino, sarà brutto, e cattivo nel letto. Cecilia sarà pronta a partire; un lungo viaggio alla ricerca delle altre ribelli l’attenderà fuori da quella finestra. E quando la giostra, che adesso girerà in quella stanza, si fermerà per un momento, chiederà infine la bella Cecilia: «Che cosa porti dentro la busta? È il mio regalo per l’anniversario?»

«Era un regalo per quella che eri; ora è soltanto una busta, e nient’altro! La getterò, la getterò via,» dirà quell’uomo col naso imperfetto. Nella sua bella memoria di un tempo, la donna che è morta ritornerà; sentirà ancora il suo profumo, quello che Cecilia avrà rubato per anni, e capirà che cosa sarà la sua vita da solo, nella città delle bambole…

***

L’autore scrive di sé

Sono nato a Napoli, l’otto febbraio del 1982. Lavoravo in un giornale prima di partire e fare i mestieri più disparati. Dal 2006 sono residente in Francia, dove sono ambientate molte delle mie storie. Ho scritto diversi romanzi, delle sceneggiature teatrali e racconti brevi perlopiù pubblicati su riviste letterarie italiane e francesi

 

1 Risposta a “La città delle bambole”


  1. 1 Andrea Set 18th, 2013 at 10:34 am

    Ecco il sito che Eleonora ed io abbiamo realizzato per Frank Iodice: http://www.articoliliberi.com

    PS: Quando Ele legge la dedica lo ammazza!!!