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Giuseppe Di Mauro recita "A se Stesso" da "La vicenda umana di Giacomo Leopardi"-4

Il Ciclo di Aspasia segna la fase finale della lirica leopardiana, il canto dell’estrema delusione amorosa. Dopo il capitolo dedicato a “Fanny”, Giuseppe Di Mauro ha scelto di continuare la sua interpretazione della vicenda umana di Giacomo Leopardi con “A se stesso”, il quarto componimento del Ciclo.

“Dopo aver creato e poi disfatto nella sua immaginazione il simulacro della donna amata, il poeta deluso da Fanny/Aspasia si rivolge al proprio cuore per constatare la definitiva impossibilità di vivere l’amore. La sua grandissima, estrema passionalità, che ho cercato di mettere in evidenza in tutto questo percorso, lo porta ad esprimersi in termini assoluti. Si potrebbe addirittura pensare che egli avesse coscienza di non aver di fronte altre possibilità. Siamo all’inizio dell’estate del 1833 e morirà di lì a 4 quattro anni.”

“Il tuo modo di rappresentare teatralmente la poesia qui è ancora più suggestivo”.

“Ti ringrazio. Ricordo sempre con grande piacere Nella grande maggioranza dei casi, nei casino online sara necessario scommettere i bonus ottenuti, per un numero di volte prestabilito, prima di poterli incassare insieme alle proprie vincite. come il video fu apprezzato a Recanati proprio per questo motivo. Ci sono dei versi fondamentali, secondo me, per intendere a pieno questo componimento, volutamente spoglio di metafore.

Perì l’inganno estremo/ ch’eterno io mi credei. Perì.

L’amore è l’ultimo degli inganni, l’estremo, ed è quindi quello che più di tutti amareggia, perchè appare come la più forte promessa di eternità. Poichè la donna amata gli si è negata definitivamente, definitivamente gli è stata preclusa ogni speranza, anzi è scomparso ogni minimo desiderio di gioia e di eternità (“non che la speme, il desiderio è spento). E invita ormai a riposare per sempre questo cuore così appassionato:

Posa per sempre. Assai/ palpitasti.

Un cuore che ha vissuto con estrema passionalità le sue esperienze, un cuore che risulta superiore in ogni minimo sospiro alla stessa terra. Cos’altro può riservare ormai la vita a questo cuore? “Amaro e noia”, l’amarezza di tutte le delusioni provate e la noia della mancanza di desideri che sono sempre e comunque irrealizzabili. Null’altro, e dunque la morte che s’appressa.”

A se stesso

Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, né di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.

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