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Quando parlano i poeti

Domenica 15 gennaio alle ore 17.30, nella splendida cornice del Teatro Vittoria di Ostra (AN), il Teatro “La voce dei poeti” presenterà il recital “Quando parlano i poeti”, con voce recitante di Giuseppe Di Mauro e accompagnamento al flauto traverso di Mauro Balducci.

Recital sulla poesia di: Majakovskij, Pasternak, Pavese, Corazzini, Prévert, Cardarelli, Blok, Brecht, Lorca, Neruda, Totò.

“Quando parlano i poeti” è un recital in cui l’attore con la poesia provoca continuamente il pubblico sul problema dell’esistenza.

L’attore di volta in volta esce dal palcoscenico per lasciare il posto al poeta, ed il poeta ci parla di sé e ci racconta come è nata in lui e qual è il significato della poesia che, servendosi dell’attore, sta per recitare.

Il primo poeta ad entrare in scena è Vladimir Majakovskij. Egli ci narra di come abbia voluto risplendere sempre, anche più del sole ed allora il sole scende sulla terra, pazientemente gli parla e gli fa comprendere quanta fatica costi voler essere sempre il più grande.

Majakovskij esce di scena per lasciare il posto a Boris Pasternak, il poeta che non ama le piazze e la folla come l’amico che lo ha preceduto, ma chiuso nel silenzio della sua stanza ci insegna “che essere rinomati non è bello”, ma l’importante è essere vivi fino alla fine dell’esistenza.

Vicino alla voce di Pasternak si leva quella di Sergio Corazzini, morto di tisi a vent’anni. Egli con la sua Desolazione del povero poeta sentimentale ci spiega che a atoledo.com lui non si addice l’essere chiamato poeta in un periodo in cui il poeta viene identificato con D’Annunzio, con il superuomo; Sergio si sente soltanto “un povero fanciullo che piange e non sa che morire“.

Insieme entrano poi Prévert, Cardarelli, Blok e Lorca che ci parlano delle stagioni dell’amore: l’attimo felice o poi l’attesa, l’infedeltà, l’abbandono, il ricordo.

Si propone al pubblico poi Bertold Brecht, il grande provocatore. Egli ci parla “dei non aventi diritto”, di Maria Farrar, alla quale per le sue deformità è negato anche il diritto di amare.

Pavese racconta la sua solitudine. Vian, tanto amato dai francesi e definito “poeta maledetto”, ci spiega le mile ragioni per cui non vorrebbe crepare.

Neruda chiede alla sua donna di non negargli mai un sorriso, perché possa continuare ad affrontare la vita; vicino a lui c’è Kipling che spiega al figlio quanti “Se” dovrà affrontare per riuscire a diventare un uomo.

E Totò con la più celebre delle sue liriche ci raccomanda di essere seri almeno di fronte alla morte.

Programma:

Vladimir V. Majakovskij: Frammento

Boris Pasternak: Essere rinomati non è bello

Sergio Corazzini: La desolazione del povero poeta sentimentale

Jacques Prévert: Parigi nella notte

Vincenzo Cardarelli: Attesa

Federico Garcìa Lorca: La sposa infedele

Alexandr Blok: Mutò tutto in burla dapprima

Jacques Prévert: Le foglie morte

Bertold Brecht: Dell’infanticida Maria Farrar

Cesare Pavese: Lavorare stanca

Boris Vian: Non vorrei crepare

Pablo Neruda: Il tuo sorriso

Joseph R. Kipling: Se …

Totò: A’ livella

 

 

 

2 Risposte a “Quando parlano i poeti”


  1. 1 matilde Gen 13th, 2012 at 3:40 pm

    Grazie Antonio, per le tue parole che preparano all’ascolto, e dedicate ad un lavoro di sicuro successo di pubblico, come già avvenuto recentemente alla Biblioteca Antonelliana di Senigallia per lo stesso incontro organizzato e realizzato, come sai, dalla Associazione “Nelversogiusto /Senigallia Poesia”.
    La bellezza che anche in quell’incontro è stata raggiunta riguarda non tanto il successo d’un fare poesia in quanto spettacolo, ma il permettere che la poesia accada, attraverso le sue infinite forme, nel cuore e nella mente di chi l’ascolta.
    La capacità artistica di Giuseppe Di Mauro, che tu hai già intervistato su questo stesso blog, e del Maestro Balducci che lo accompagna al flauto, è tale da rendere intimamente partecipe la persona.
    La contemporaneità di presenza si differenzia per qualità da quella collettiva quotidianamente sperimentata. L’ascolto si amplifica in una coralità che evolve in altro canto, perché toglie dalla solitudine la realtà del vivere e dell’essere. Soprattutto in questi tempi così poco propensi all’incontro e così tanto costretti nella morsa dell’insicurezza, l’energia che emerge e si dispiega tra chi la poesia la scrive e chi l’interpreta e l’ascolta, è un evento.
    Non è infatti banale ne trascurabile, ne tantomeno scontato, il fatto che la poesia mostra la realtà piuttosto che eluderla, e che lo sa fare, pure se in modi diversi da quello dei mercati, delle borse e delle alte sfere, perché guardare in alto e puntare al meglio non può realizzare nulla di permanente senza una coltivata e condivisa prossimità alla dimensione creaturale, propria della condizione umana.
    All’incontro offerto al pubblico da questi due artisti, Giuseppe Di Mauro ed il Maestro Balducci, non posso perciò che rivolgere il più caloroso augurio di realizzare quello che si propone, e che ha già avuto riscontri più che positivi. Quando qualcosa resta, e sa permanere, non è solo memoria, ma – seppure impercettibile – è il movimento reale della vita che evolve.

    Matilde Avenali
    Pres.Associazione Culturale
    “Nelversogiusto – Senigallia/Poesia”

  2. 2 Antonio Maddamma Gen 13th, 2012 at 8:50 pm

    Grazie a te per il commento, Matilde.

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