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Rata neće biti!

Non ci sarà la guerra!”. È questo il senso del titolo del documentario di Daniele Gaglianone, Rata neće biti!, vincitore del Premio Speciale della Giuria al Torino Film Festival nel 2008. Facile dire che non ci sarà la guerra, anzi, forse a un italiano di questi primi anni duemila non viene neanche in mente che si possa arrivare ad una qualche guerra nei dintorni e non si capisce da dove si possa venir fuori con una affermazione simile. Eppure ce n’è appena stata una, di guerra, vicinissima ai confini dell’Italia, a pochi chilometri dal limite sud della cortina di ferro che si stava sfasciando e quasi quasi non ce ne siamo nemmeno accorti. Ma come vanno ora le cose in Bosnia ed Erzegovina? Se lo è chiesto questo quarantatreenne regista di origini anconetane che è stato ospite nella sala della Piccola Fenice per le due serate del 13 e 14 marzo scorsi in cui il suo film ha esordito nelle sale grazie al Circolo Cinema Linea d’ombra (http://lineadombraficc.wordpress.com) e al Comune di Senigallia.

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Il film inizia con alcuni bambini che giocano con lo slittino su una collina innevata, poche immagini di vita ordinaria con audio in presa diretta e si passa a vedere una strada ben asfaltata con bianche pietre verticali a destra e sinistra di cui si intuisce la pietosa funzione: di lì aspettiamo che salgano altri giovani con un cane come se fosse un posto qualunque e si sentono dei botti nella valle, forse nella città che sta lì sotto o forse sui monti che la circondano. Il presente, capodanno del 2008, è dunque un’eco del passato? O è ancora possibile che si ripeta?
Entriamo in città. Un’altra immagine a camera fissa da quartieri centrali, ma abbarbicati su una collina, ci mostra uno scorcio di Sarajevo. La strada è decisamente in discesa e tuttavia è ben ghiacciata dall’inverno balcanico: forse si fa più fatica a scenderne che a salirla. Forse è più importante vincere ciò che segue alla guerra che la guerra stessa.
Seguiamo quindi un uomo di spalle ed entriamo in un locale. Staremo per tutto il film a parlare con lui e con altri abitanti della Bosnia-Erzegovina del 2007-2008, senza cercare sembianze da cartolina e senza far parte dei cosiddetti “turisti di guerra” che abbondano da quelle parti. Non sentiremo altro che voci di persone, testimonianze, spesso con la camera sui loro volti, quasi sempre con l’audio in presa diretta e un montaggio che solo in pochi momenti ci ricorda la sua presenza.

Daniele Gaglianone

C’è una scelta coraggiosa dietro a questo desiderio di far sentire “scomodo” lo spettatore sulla poltrona privandolo dell’ormai usuale e allettante montaggio serrato da videoclip applicato persino ai telequiz e alle interviste: restituire il vissuto delle persone che ci parlano, come se potessimo essere davanti a loro e non protetti da uno schermo, il ritmo delle loro parole e dei loro pensieri, dare a chi guarda il tempo di interiorizzare le sensazioni provocate dai racconti senza bruciarle nel giro di un ennesimo taglia e cuci che non sopporta nemmeno l’umanità del respirare.
Infatti un altro elemento caratteristico del documentario è che non si vede né si sente alcuna domanda: tutti sono stati lasciati liberi di parlare senza un particolare argomento indicato da chi sta riprendendoli. Eppure è inevitabile che si finisca a parlare della guerra. Tutti ne sono stati danneggiati, ognuno ha perso dei cari e ha vissuto momenti insopportabili, c’è persino chi ha visto combattere il padre contro il fratello dello stesso padre e non perché ci fossero alla base opinioni diverse di qualunque genere tra loro, bensì perché vivevano in zone in cui si riteneva che la maggioranza avesse religione o opinioni diverse (e gli accordi diplomatici internazionali si sono addirittura trasformati in un boomerang additando il nemico invece che la soluzione).

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I partiti al potere, dice qualcuno degli ‘intervistati’, sono gli stessi di prima della guerra. Il nazionalismo è ancora terribilmente vivo e vegeto, basta pochissimo per far risalire la tensione e capita quasi ogni giorno che si minacci di nuovo di imbracciare le armi. “Rata neće biti!” si legge allora sui quotidiani, ancora oggi quasi ad ogni piè sospinto (ed è da questa ‘scoperta’ che prende titolo il film).
Ripensa alla incredibile casualità che gli ha fatto scampare la ‘strage del pane’ sotto casa sua Zoran; non ce la fa più Aziz a fidarsi dell’unico amico amico vero che aveva prima della guerra e che ha combattuto dall’altra parte; preferisce vivere isolato sulle montagne sopra Srebrenica col suo carico di ricordi e di dolore il guardiaboschi Mohamed. Ne saranno usciti veramente? Ne sarà veramente fuori questa Bosnia?
L’ultima parte del film riserva un pugno nello stomaco con la visita all’International Commission of Missing Persons di Tuzla. Qui si lavora a cercare di restituire un nome a tutto ciò che riemerge dalle fosse comuni o dai boschi con tale sussiego scientifico che le ossa appaiono allo spettatore quelle di uno dei tanti musei del mondo antico a cui è abituato. Niente di più terribilmente sbagliato, confessa emozionato Gaglianone al termine della proiezione, e quell’atteggiamento del personale va accettato non diversamente che come una inevitabile necessità se si vogliono restituire pietosamente quelle spoglie allo spaesamento dei sopravvissuti.

Daniele Gaglianone su Wikipedia
it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Gaglianone

Biografia e filmografia di Daniele Gaglianone su MYmovies
www.mymovies.it/biografia/?r=17141

2 Risposte a “Rata neće biti!”


  1. 1 FranciFra Mar 28th, 2009 at 11:33 am

    Andrea, ottima recensione!! recensione per un documentario che merita di essere visto e vissuto….. mi ha veramente toccato perchè vero, anche scomdo.. poi come non ricordare la visita al luogo dove sono stati i soldati Olandesi a Srebrenica?!? … agghiacciante!!!!..
    … grazie al Circolo “Linea d’ombra” che ci ha permesso di poterlo vedere… come molte delle cose interessanti e che farebbero riflettere, è destinato ad un piccolissimo pubblico…
    infine, vorrei ricordare che l’Italia è ancora in guerra! se non ricordo male, nel 2003 abbiamo dichiarato guerra all’Afghanistan ed ancora non lo abbiamo ritirato… quindi…. La guerra c’è… non sul nostro territorio, ma c’è….

  2. 2 Andrea Mar 29th, 2009 at 9:00 pm

    Grazie Franci! Mi ha colpito molto la visione del documentario e anche le due chiacchiere con Gaglianone (che in realtà si è trattenuto ben più di un’ora venerdì sera!!!). Hai ragione, anche le immagini dei luoghi dove sono stati i soldati olandesi è uno dei punti più forti del film, ma non me la sono sentita di svelarlo troppo: magari qualcuno avrà voglia di cercarlo dopo le nostre parole…
    Riferisco i tuoi ringraziamenti al Circolo, che cerca proprio di proporre cose altrimenti invisibili. Non intendo con questo fare un torto a chi lavora nel mondo dei cinema, del resto si produce e si proietta soprattutto per denaro e per lavoro, e conosciamo bene anche tentativi di proporre anche esperienze diverse. Tuttavia queste del Circolo sono scelte ancora più originali e fuori dal mercato.
    Il rimprovero, caso mai, si può fare agli italiani che a pancia più o meno piena e guardando quasi addormentati sul divano signorine di dubbio stile credono, come sarebbe normale ad ogni latitudine, di vivere in un’oasi di pace. Figuriamoci uscire la sera per mettersi in discussione.

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