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Giovanni Anastasi, l’arte effimera e l’enigma coniugale

Articolo pubblicato sul mensile L’Eco – giugno 2009

Squarcio

L’artista per realizzare la sua opera può utilizzare materiale che duri nel tempo (infiniti gli esempi, dalle piramidi egizie alle sculture di Pomodoro) oppure materiale effimero, aggettivo che deriva dal Greco e che significa esattamente “che durerà un giorno” e per estensione che durerà poco tempo (ad esempio i disegni dei “madonnari”, le sculture di ghiaccio, i pupazzi carnevaleschi di cartapesta). Queste espressioni di arte destinate ad avere una vita breve sono indicate come arte effimera.

A tale categoria appartengono anche quegli apparati in cartapesta di grande efficacia spettacolare che si costruivano frequentemente, a partire dal Rinascimento, per le pubbliche allegrezze, cioè per le manifestazioni indette dalle Autorità a dimostrare il giubilo della Comunità per un importante avvenimento.

Dai Libri dei Consigli Comunali senigalliesi apprendiamo che nel novembre del 1699 i Consiglieri si compiacciono «perché è piaciuto alla Bontà infinita del Signore Dio di inalzare al Trono sublime del Pontificato l’Eminentissimo e Reverendissimo Signore Cardinal Giovanni Francesco Albani, oggi Clemente XI che, già da Cardinale […] sostenne appresso la Santità di Nostro Signore Innocenzo XVI di felice memoria le ragioni del Pubblico per la Fiera di Santa Maria Maddalena […] contra le Pretensioni dei Signori Anconetani di introdurre la loro Fiera in guerra pregiudizievole di questa».

Pertanto, si dice in Consiglio, «si facci ogni sforzo a gara dell’altre Città dello Stato per fare quelle dimostrazioni che si stimano più degne e decorose con far sparare tutto il Cannone della Piazza, con l’accompagnamento di mac-chine nobilissime di fuochi artificiali con archi trionfali nella Piazza e Strada Maestra». Inoltre si illuminino con torce alle finestre il Palazzo Comunale, le case dei Nobili ed anche quelle dei Popolani.

Tutti gli esborsi affrontati per le auspicate manifestazioni sono riportati in uno Squarcio o registro, che abbiamo trovato tra le Memorie Diverse della Biblioteca Antonelliana. Da esso risulta che, per realizzare quanto di meglio si potesse fare con i mezzi dell’arte effimera, quale “Pittore principale” venne ingaggiato Giovanni Anastasi.
Nello Squarcio figura un piano di lavoro sottopostogli in data primo dicembre 1700. Esso comprende “la Machina”, ossia la struttura in legno per il trasporto a spalla di una statua, la statua rappresentante la Fede, un numero imprecisato di archi, il ritratto del Papa, uno stemma con angeli, ed altro, tra cui due stemmi «per li sonetti per la stampa».
L’avvenuta attuazione del programma è confermata dall’elenco delle voci di spesa esibito al Legato di Urbino a giustificazione di quanto esborsato per le manifestazioni.

Lo Squarcio sembra riproporre i quesiti relativi alle “Adorazioni” dell’Anastasi presenti nella Chiesa della Croce. Nell’Archivio di questa è riferito che, dopo la morte del pittore, i familiari portarono le due Adorazioni «così come si trovano». Visto che il loro approntamento e relativa consegna erano stati oggetto di una accesa diatriba tra i committenti e il pittore, come mai l’Anastasi, per quietare il dissenso, non diede mai comunicazione che le tele erano pressoché ultimate? Perché esse, che per di più dovevano fungere da sportelli copri-relique, non furono esposte per decenni, tanto da non comparire tra le pitture censite dal Tiraboschi nel 1733? Avevano i Confratelli dubbi sulla loro autenticità? Ad aiutare l’Anastasi per le allegrezze figurano nello Squarcio due fratelli pittori: uno è Cristoforo Omodei, che Isabella Patanazzi, rimasta vedova dell’Anastasi, sposò dopo il periodo vedovile minimo consentito.

Questo complesso di elementi è alla base dell’ipotesi indicata come “La vedova Anastasi”. Per Isabella, oltre ad un possibile intoppo alla celebrazione delle nuove nozze, era prevedibile una probabile penale finanziaria derivante dal non avere l’Anastasi onorato il contratto con la Compagnia della Croce. Ma a questi possibili inconvenienti ella, donna d’azione, avrebbe potuto rapidamente e facilmente ovviare. Per i due quadri c’erano in casa i disegni di mano dell’Anastasi; da essi Cristoforo avrebbe potuto ricavare le due “Adorazioni” consegnate alla Confraternita.

1 Risposta a “Giovanni Anastasi, l’arte effimera e l’enigma coniugale”


  1. 1 DARIO PETROLATI Lug 26th, 2009 at 8:30 am

    E siccome questo bellissimo sito ospita sempre “cose” interessanti e belle io appena vedo uno scritto nuovo mi ci butto per sapere -conoscere fatti-avvenimenti – storie che anche a volte-saperlo prima non è facile- mi fanno pensare e dire sottovoce che di simile “roba” sono pieni gli archivi anche quassù ove io passo il mio tempo tra carte e faldoni anche del Duomo ed altre Chiese ci si perde e non bastano più vite-

    Specie poi se si ha l’ardire di gettarsi in Seminario chè allora occorre organizzare una spedizione per conoscere spulciare ordinare col risultato che spesso si finisce il giorno senza aver appreso necessarie nuove sia nel campo dell’arte che dello spirito

    Questo preambulo solo per educatamente significare che lo studio-ricerca è fascinoso ma a volte ed anche spesso ci si rimane anche un poco delusi per la troppa roba tentata di dire che spesso -direi molto spesso- si trovano anche “cose” di valore basso

    Penso allora che sapere non fa mai male ma il pettegolezzo quasi di anni ed anni or sono perdersi in disquisizioni che di valore hanno non troppo allora ripeto che la storia è fatta anche di fatti-fatterelli locali laggiù come quassù che di storico costruttivo per un futuro poco hanno a che fare-
    Cerco di spiegarmi meglio:
    tanto è sempre successo allora serve anche coraggio per dividere il plus per rendere l’avvenimento più succoso-utile per i giorni che scorrono-vale la pena allora scendere in particolari che lasciano poco segno intimo ed utile per il presente ed il futuro?-
    Il mio
    desidera essere solo un commento-pensiero costruttivo -naturalmente.
    Cordialità,
    dario.

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