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Milk and honey to Santiago / XVII

Milk and honey to Santiago

di Sara Moneta Caglio

 

 

 XVII.

Dall’inferno al paradiso, attraverso il purgatorio

 

 

Non sapevo che tutti i passi che avevo percorso fino a lì avevano bruciato i miei piedi, tra le fiamme dell’inferno. Ma non sentivo dolore. C’era una strana energia che sosteneva ogni fatica e tutti gli sforzi sembravano sfide passeggere. Mi sentivo così forte, ma era una forza fittizia, un inganno per mettermi alla prova. Un treno che, se lo avessi seguito, sarebbe deragliato in un burrone senza ritorno.
Ma io non sapevo. Percepivo. E cominciavo a focalizzare gli accadimenti, a intrecciarli, a unirli come nel disegno di un puzzle da incastrare.
Burgos era una città accecante per occhi abituati alle tenebre dell’inferno. L’inferno che, metaforicamente, non era niente più che la strada attraversata, la vita passata. Burgos accoglieva, con armonia e dolcezza, il viandante che arrivava in città, dopo aver superando ogni ostacolo, e se ne prendeva cura, offrendo la protezione e il calore del suo splendido sole.
Ed è stato proprio scendendo, scendendo verso il sole, verso il centro della città, fuori dalle tenebre, che ho incontrato Pedro.
“Vado verso ovest, sono sempre stato attratto dall’occidente” mi disse, e aggiunse che amava perdersi nei deserti, nei boschi, nelle foreste.
Lui sapeva, dentro il suo cuore, dentro la sua anima, che solo così avrebbe potuto trovare ciò che cercava. Lui che faceva parte di tutto questo miracolo che stava intorno al cammino. Lui, orizzonte infinito. Lui.
Scoccarono le campane. Ero seduta in piazza e lo aspettavo, ma lui non sarebbe mai arrivato, perché era già lì che mi aspettava.
Mi risvegliò da quel torpore che mi aveva assopito e riuscii a specchiarmi nel suo profilo che altro non era che il mio destino.
Lui ero io. Pedro ero io. Semplicemente rimasta poco più indietro, ma la sua strada, le sue scelte, le sue vie erano la mia motivazione, i miei sogni, i miei traguardi .
Lui era con me, ma lo stesso non avrei smesso di continuarlo a cercare e interrogare per sapere davvero chi fossi. Per capire il mistero della nostra esistenza.

Non si può seguire solo una via.
Santiago è una. Ma le altre vanno cercate e costruite su altre strade.
Pedro aveva avuto il coraggio. E questo mi stava preannunciando qualcosa. Qualcosa di importante che avrei poi dovuto decidere nella mia vita. A me tutto era oscuro per il momento. Avevo solo degli indizi e qualche carta scoperta. Niente di più, ma avevo voglia di indagare, di investigare, tra i meravigliosi risvolti che avrebbe potuto prendere la mia vita.

Samuel, proprio quel giorno, aveva camminato con Pedro e con me. Forse, dato che Pedro non era altro che il fantasma di me stessa, era il primo giorno che camminava solo con me, che spendeva i suoi passi, appoggiando le fatiche che portava con sé sulla terra, sulle mie spalle, che volevano sostenerlo.
Lo immaginavo riflesso nel vetro bagnato di una camera gelata, nella sera di un inverno che doveva venire mentre sudavo la fatica di quel giorno di cammino. E in quell’inverno che mi attendeva, rivedevo l’estate.
Il corpo si incendiò di calore e di fatica, pensando a Pedro che andava a ovest. Non era importante la direzione, ma il coraggio della scelta, del cambiamento che avrei costruito una volta tornata a parlare con me stessa.
Da quel giorno, o meglio dal giorno dopo Burgos, qualcosa sarebbe definitivamente cambiato. Il mio cuore si era risvegliato ancora una volta e ora cominciava a essere pronto per accogliere e donare. Dentro di me sapevo che quelle lunghe mattine spese ad attraversare distanze infinite portavano a riposare i piedi in placide paludi, prima di arrivare alla perfezione di un lago sul quale planare.

(Milk and honey to Santiago, capitolo XVII, continua nel capitolo XVIII)

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