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Milk and honey to Santiago / IX

Milk and honey to Santiago

di Sara Moneta Caglio

 

IX.

Domenica, ma la posta è arrivata di sabato

 

Quella domenica avevo deciso di riposare. Erano i primi di giugno ed esattamente fra un mese c’era la partenza. Era il primo giorno che dedicavo al recupero. Fuori, un silenzio surreale stava invadendo la citta. La città muta delle domeniche senz’auto. La città che si preparava a invecchiare, svuotandosi di tutti i bambini, i ragazzi che avevano finito le scuole. I temporali che si vedevano in lontananza, dalle mie finestre spalancate, stavano sopraggiungendo. E i tuoni, ancora moderati, li andavano annunciando.
Aspettavo perché mi piace attendere. C’è sempre così poco tempo nei nostri giorni. Siamo così impazienti da non renderci nemmeno conto di perdere momenti essenziali per il nostro cammino.
La mattina del giorno prima, ad esempio, c’era stato un evento molto emozionante. E io ci stavo pensando solo in quel momento, il giorno dopo. Nel settimo giorno. Quello della pace. Della tranquillità. Della sosta. Mi ero dimenticata, sempre impegnata a inseguire passi e riempire intervalli.
Nella posta c’era una busta che conteneva la mia credenziale, la carta del pellegrino. Quella che avevo richiesto poco tempo prima, scrivendo una e-mail all’Università di Perugia e alla confraternita di san Giacomo perché mi concedessero un documento per essere accolta nei luoghi dove poter trovare vitto e alloggio verso la santa meta. In ogni posto sarebbe stato impresso un timbro a testimonianza del mio passaggio. Si trattava di una carta di estremo valore. Era vuota, lì davanti a me, ma aveva già la forza della vita di cui sarebbe andata a riempirsi. Proprio lei, la mia unica testimone. Quella che mi avrebbe sostenuto, quando avrei voluto mollare. Quella che, giorno dopo giorno, mi avrebbe ricordato che aveva bisogno di nutrimento. Che mi stavo muovendo. Sarebbe stata lei la mia patente per quaranta giorni, fino a Santiago, prima, e poi fino a Finisterrae.
C’era anche scritto che martedì sera ci sarebbe stata la benedizione della partenza. In ogni città organizzano un rosario, celebrato per proteggere coloro che stanno preparandosi alla peregrinazione. Quel martedì sera mi proiettai nel mondo del silenzio, del raccoglimento, della preghiera. Mi caricai di quell’energia per affrontare le prime sfide, le più dure, le più lontane dal traguardo.
Ero felice di liberare la mente. Di lasciarla lavorare di fantasia e immaginazione. Dimenticavo che era importante  allenarla tanto quanto il mio corpo. Perché il mio corpo volevo davvero irrobustirlo, per creare un solido scudo che potesse sostenere i colpi che avrebbe potuto subire il mio spirito. Ma proprio allora cominciai a pensare all’immaterialità del pensiero.
Si alzò un vento fortissimo, all’improvviso.  Ero seduta a scrivere e volai via, lontano dalla mia scrivania, nella proiezione di aspettative che non conoscevo. Semplicemente perché non ne avevo. Possedevo solo la naturalezza di voler raggiungere con volontà, fermezza e costanza l’impegno che avevo preso con me stessa. Compresi come per molti il mio viaggio fosse privo di utilità. Ma ciò che a molti appariva vuoto era per me l’essenziale.
La voglia che avevo di mettermi a nudo con me stessa mi avrebbe rivestito di sentimenti che solo un cuore può provare. Parlavo infatti al mio cuore quando parlavo di Santiago. Ci sono situazioni che la ragione non può intendere, ma il cuore sì. È lui che avrebbe dato il ritmo alla marcia dei miei passi; che mi avrebbe accompagnato e risollevato da tutte le mie fatiche e debolezze.
Così l’estate di luglio, con il passare dei giorni, arrivò. E arrivò anche il mio momento, quello che non bisogna perdere, e mi trovò pronta partire. Ma non sapevo ancora ciò che solo ora conosco. Ora che sono tornata senza essere tornata veramente, ora che sono seduta, aspettando un nuovo inverno, a sfogliare i ricordi e i pensieri che, per la prima pima volta, non colloco nel passato, ma nel presente di ciò che sono. Perché da quando sono partita non ho più guardato indietro, non ho più camminato al contrario, ma sono andata verso una nuova direzione. Verso ovest, dove tutti credono che il sole vada a dormire, ma dove in realtà va a nascere di nuovo.

(Milk and Honey to Santiago, capitolo IX, continua nel capitolo X)

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