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Giuseppe Di Mauro recita il “Lamento per la morte di Ignazio” di Garcia Lorca

Mi attende da un po’ Giuseppe Di Mauro per parlare di Federico Garcia Lorca e del suo “Lamento per la morte di Ignazio”, il compianto poetico per l’amico torero morto nell’arena. Una vicenda triste quella che conclude la vita del poeta e una svolta importante nella carriera di Giuseppe per la nascita del rapporto personale con Arnoldo Foà.

«Io l’ho visto nella notte più alta, di colpo, affacciato a balaustre misteriose, quando la luna conversava con lui e gli inargentava il volto… No, non era un bambino allora. Come era vecchio, come era vecchio, l’amico… favoloso e unico, favoloso e mitico. “Che cosa ti duole, figliolo?” sembrava domandargli la luna. “Mi duole la terra, la terra e gli uomini, la carne e l’anima umana, la mia e quella degli altri, che sono una cosa sola con me”».

Sono le parole che il poeta spagnolo Vicente Aleixandre (Nobel per la Letteratura nel 1977) scrive nell’opera “Federico” quando si convinse finalmente della sua morte. Non poteva credere che fosse realmente successo, non voleva capacitarsi che i franchisti avessero veramente fucilato il trentottenne Garcia Lorca, il poeta famoso e apprezzato in tutto il mondo che aveva avuto il coraggio di restare nella sua Spagna in balia della guerra civile. Questa morte infatti rimase per lungo tempo un giallo e circolarono moltissime voci, pensa che il corpo non fu mai ritrovato.»

«Veramente?»

«Sì, tutt’oggi non è stato ancora ritrovato. Dovrebbe essere in una fossa comune in una piccola cittadina nei pressi di Granada. Lo vedi questo manifesto? Si tratta del toro dipinto da Pablo Picasso per la scenografia del “Lamento per la morte di Ignazio Sanchez Mejias” che Mario Giacomelli ha voluto rielaborare come manifesto in occasione dello spettacolo in cui ebbi l’onore della regia di Arnoldo Foà.»

«Come avevi conosciuto Foà?»

«Veniva spesso in Accademia, dove molti avevano una fascinazione per lui e specialmente per la sua insuperata abilità nell’interpretare la poesia di Garcia Lorca come “La sposa infedele”, ma soprattutto io amavo questo “Lamento per la morte di Ignazio”. Noi dicevamo che nessuno, neanche gli attori spagnoli, erano stati in grado di interpretare così il “Lamento”. Mi raccontò di come compose la musica per tutti e quattro i movimenti dell’opera, perchè diceva che altrimenti ptoeva annoiare. E poi toccò a me: gli chiesi di ascoltarmi recitare e gli piacqui! Così divenni, si potrebbe dire, suo erede, anche se lui continuava ancora a recitarlo. Grazie all’efficacia della sua regia e al suo nome il “Lamento” e “I versi del capitano” di Neruda ebbero molto successo. Infatti il video che possiamo vedere fu registrato negli studi di Rai3 nel 1984 e vi si può vedere la terza delle quattro parti di cui è composto il “Lamento”, quella intitolata “Corpo presente”. Viene dopo “Il cozzo e la morte”, scandita dal celeberrimo Alle cinque della sera, e dopo “Il sangue versato”; al “Corpo presente” segue poi “Anima assente”, quando forse il poeta mostra di riuscire finalmente ad accettare la morte dell’amico. L’accompagnamento alla chitarra è di Americo Piaggesi e la regia televisiva di Alessandro Sartori. La regia teatrale è quella di Arnoldo Foà.»

 Corpo presente

La pietra è una fronte dove i sogni gemono
senz’aver acqua curva né cipressi ghiacciati.
La pietra è una spalla per portare il tempo
Con alberi di lagrime e nastri e pianeti.

Ho visto piogge grigie correre verso le onde
alzando le tenere braccia crivellate
per non esser prese dalla pietra stesa
che scioglie le loro membra senza bere il sangue.

Perché la pietra coglie semenze e nuvole,
scheletri d’allodole e lupi di penombre,
ma non dà suoni, né cristalli, né fuoco,
ma arene e arene e un’altra arena senza muri.

Ormai sta sulla pietra Ignazio il ben nato.
Ormai è finita. Che c’è? Contemplate la sua figura:
la morte l’ha coperto di pallidi zolfi
e gli ha messo una testa di scuro minotauro.

Ormai è finita. La pioggia entra nella sua bocca.
Il vento come pazzo il suo petto ha scavato,
e l’Amore, imbevuto di lacrime di neve,
si riscalda in cima agli allevamenti.

Cosa dicono? Un silenzio putrido riposa.
Siamo con un corpo presente che sfuma,
con una forma chiara che ebbe usignoli
e la vediamo riempirsi di buchi senza fondo.

Chi increspa il sudario? Non è vero quel che dice!
Qui nessuno canta, né piange nell’angolo,
né pianta gli speroni né spaventa il serpente:
qui non voglio altro che gli occhi rotondi
per veder questo corpo senza possibile riposo.

Voglio veder qui gli uomini di voce dura.
Quelli che domano cavalli e dominano i fiumi:
gli uomini cui risuona lo scheletro e cantano
con una bocca piena di sole e di rocce.

Qui li voglio vedere. Davanti alla pietra.
Davanti a questo corpo con le redini spezzate.
Voglio che mi mostrino l’uscita
per questo capitano legato dalla morte.

Voglio che mi insegnino un pianto come un fiume
ch’abbia dolci nebbie e profonde rive
per portar via il corpo di Ignazio e che si perda
senza ascoltare il doppio fiato dei tori.

Si perda nell’arena rotonda della luna
che finge, quando è bimba dolente, bestia immobile;
si perda nella notte senza canto dei pesci
e nel bianco spineto del fumo congelato.

Non voglio che gli copran la faccia con fazzoletti
perché s’abitui alla morte che porta.
Vattene, Ignazio. Non sentire il caldo bramito.
Dormi, vola, riposa. Muore anche il mare!

(trad. Carlo Bo)

10 Risposte a “Giuseppe Di Mauro recita il “Lamento per la morte di Ignazio” di Garcia Lorca”


  1. 1 matilde avenali mag 29th, 2012 at 5:34 pm

    Che emozioni ancora una volta, e che volta…!

    La potenza di questo canto è un tuttuno con la capacità di presenza del corpo di chi lo ha scritto: il grande Garcia Lorca.
    Il titolo non è solo enunciazione, ad esso è stato affidato il compito di annunciare versi stupendi, capaci di raccogliere un’in/tensità straordianria del sentire e profondissimi per estensione di significato.
    Qui è il corpo umano a parlare, quello che non è visto nè riconosciuto abbastanza dal presupposto sapere e potere sovra/costruito in ciascuno di noi.
    Per questo il richiamo agli occhi, al vedere, agli “uomini di voce dura”…
    A questo imposto silenzio si oppone il canto, e, in verticale, con voce di canto, Di Mauro intona, parola per parola, la forza di qualità diversa impressa al testo dall’Autore.
    Una potenza che riempie il cuore di chi ne ascolta il trapasso nella voce.
    Voce sapiente di suoni, di note, di immagini, capace di stessa passione ed identico amore che hanno spingo l’Autore a comporre il canto.
    Fino a che non c’è più distanza tra chi ha scritto, chi legge, chi recita il testo e chi ascolta.
    C’è solo presenza, appunto, presenza del corpo nelle parole che sanno narrarlo.
    La tensione di testo e voce travasa nell’Unisono, trascina al superamento della barbarie e della forza bruta con intensità pari al battito d’un cuore che sale da abissi profondi fino ad emergere in chiusura, in sincronia perfetta con la scioglimento dell’abbandono.
    Resta una diversa presenza, infine, trasfigurata in consapevolezza: quella della perdita d’umanità che la voce recitante mette in luce a perfezione, mentre si scioglie in libertà ed in volo la vita di chi ha vissuto e davvero vive.
    Accade che, così come la poesia restituisce parola alla mutezza, allo stesso modo, nella stessa misura direi,Di Mauro anima la parola attraverso il suono di una voce capace di ri/suonare interiormente nell’ascolto.
    E di suscitare un’ulteriore presenza, mossa dall’emozione e dal riconoscimento, che personalmente provo e di cui ringrazio.
    Del resto l’arena è un simbolo giunto ad abitare il linguaggio proprio per la sua capacità di rappresentare il mondo, dove il gioco si fa duro e la vita finisce in uno scontro feroce che ferocemente trafigge le parti in causa, sottoposte entrambe alle stesse regole affidate alla fortuità, ogni volta che “si passa sopra” il vivo del corpo.

    Ancora una volta Andrea e Giuseppe hanno saputo comporre con maestrìa un incrocio di vite e di presenze che includono la poesia d’autore e la fanno giungere alla lettura ed all’ascolto con una capacità di sentire contemporaneo, non solo strappato al tempo calendarizzato, ma anche al tempo che scorre dentro, e fa della vita un fiume che va a sfociare nel mare… ma un mare che muore è un’assenza di fine.

    A Giuseppe, in quanto filosofo oltrechè attore, ma soprattutto in quanto innamorato della poesia, voglio dedicare questo frammento di Novalis:
    “La poesia è l’eroina della filosofia. La filosofia eleva la poesia a principio. Essa ci insegna a conoscere il valore della poesia. La filosofia è la teoria della poesia. Essa ci mostra che cosa sia la poesia: che è uno e tutto.” (Frammento 1203).

    Un frammento che Leopardi, suo contemporaneameo, e senza che i due si conoscessero, sviluppava intanto sullo Zibaldone in termini di “ultra/filosofia”.

    Grazie Andrea, e Grazie Giuseppe, per la preziosa presenza.

  2. 2 Analía Bachanini mag 29th, 2012 at 11:52 pm

    ¡Gracias por este maravilloso y conmovedor momento! Giuseppe Di Mauro recita admirablemente el poema del gran Federico. Le da a cada palabra la fuerza y la expresividad justas para transmitir el “peso” emocional que implican, logrando conmover al espectador hasta ponerlo dentro de la situación evocada.
    Muchas veces oí este poema recitado por muy buenos actores, pero, el hecho de escucharlo en otra lengua y sentir la misma vibración del alma, hablan del compromiso estético de quien lo dice. ¡Es una interpretación extraordinaria! Cada énfasis, cada pausa, nos remiten al sentimiento del poeta cuando escribió cada palabra.
    Fue un verdadero placer!!!
    Les adjunto el link donde está texto completo (en castellano) y deseo que difruten de la lectura tanto como yo disfruté del impecable recitado!!!

    http://www.bibliotecasvirtuales.com/biblioteca/literaturaespanola/garcialorca/llanto.asp

    ¡Gracias Andrea y Giuseppe!

  3. 3 di mauro giuseppe mag 30th, 2012 at 4:59 pm

    …cara Matilde grazie di cuore per l’importantissimo contributo che ci doni per la comprensione di “Corpo Presente” e per la sensibilità con cui sai interpretare i momenti più importanti e difficili del brano poetico del grande Poeta… e un ringraziamento particolare anche per il rapporto, che fai vivere, fra la Filosofia e la Poesia… davvero grazie e un caro abbraccio… Giuseppe

  4. 4 di mauro giuseppe mag 30th, 2012 at 6:35 pm

    …gentile Analìa, mi spiace di non riuscire a comunicare con Lei nell’armonia della sua lingua… ricordo che il prof. Carlo Bo mi chiese, prima di recitare “Il Lamento” di Garcia Lorca e “I Versi del Capitano” di Neruda al Teatro “Raffaello Sanzio” di Urbino, se lo avessi fatto in lingua spagnola… Gli risposi che amo molto la Spagna e i popoli latini, la loro lingua… i loro poeti… la loro cultura… i loro abitanti… ma non ne sarei stato capace…Lui ci rimase male..:pazienza! Mi disse. Lei ora, dopo tanti anni, mi fa sentire un po’ spagnolo e sudamericano… mi dice che vivo… amo… sento la Poesia di Lorca, almeno un po’, come la vive, la sente e la ama Lei… non voglio aggiungere altro… soltanto:… mi sono sentito compreso ed anche un po’ felice…grazie!…Lei e’ adorabile…suo giuseppe

  5. 5 Valeria Bellagamba giu 3rd, 2012 at 11:48 pm

    Complimenti Giuseppe!
    Hanno lasciato un commento positivo anche su YouTube:
    http://youtu.be/SDUudXeUUdw

  6. 6 giuseppe di mauro giu 4th, 2012 at 4:03 pm

    …cara Valeria…grazie!…ti prego!…non cambiare…!anche tu non ci togliere il tuo sorriso…giuseppe

  7. 7 Vincenzo Prediletto giu 5th, 2012 at 1:07 pm

    Davvero straordinario ed emozionante Giuseppe Di Mauro per l’intensità dell’interpretazione che ne conferma il talento recitativo e per la forza espressiva che cattura ed attanaglia l’attenzione del lettore/spettatore.
    Oggi,purtroppo, siamo in una fase non ancora conclusa di grave crisi economica, politica e culturale della società contemporanea e, in particolare, nel nostro paese da almeno 30 anni, per cui si avverte maggiormente il bisogno di poesia come comunicazione e momento per riflettere sui mali ed i problemi che affliggono l’umanità.
    La magia della tua voce porta un messaggio di autentica poesia e libertà e ci fa comprendere che ascoltare dei versi rafforza il piacere di condividere con gli altri le proprie emozioni, per vivere meglio forse e capire i veri valori e significati dell’esistenza. Direi,pertanto, che la poesia, oltre ad avere un valore politico-sociale, può ancora assumere un valore come maestra di vita.
    Complimenti, caro Beppe, e continua a regalarci ogni tanto delle “chicche” come questa.
    Vincenzo Prediletto

  8. 8 giuseppe di mauro giu 6th, 2012 at 9:36 am

    …la tua analisi su cio’ che la poesia trasmette all’uommo e alla sua anima,e’ particolarmente acuta…mi fa pensare alla scelta fra” Essere o Avere”…si’ e vero!! la poesia aiuta!…naturalmente quando non diventa essa stessa competizione… aiuta l’anima alla leggerezza… a cercare di comprendere se stessi e gli altri…grazie per avere messo in evidenza quanto essa sia fondamentale …e grazie per le cose belle che mi dici…un grazie grande!…colmo di gratitudine!…ma,concedimelo!…un grazie ancora piu’ grande a “LIBRI SENZA CARTA”…perche’ ci mette in contatto… permette di esprimerci…fa circolare i nostri pensieri…grazie Vincenzo!…grazie” Libri senza Carta”…beppe

  9. 9 Helen Gebray ott 24th, 2013 at 4:34 pm

    Nel lamento per la morte di Ignazio Lorca prima esprime tutta la sua disperazione per la fine, per la morte; ma termina con il canto. Questo mi ricorda il profumo della ginestra di Leopardi. L’unica possibilità che esiste di salvarsi dalla morte e dal nulla è la forza del canto del genio,

  10. 10 giuseppe di mauro nov 5th, 2013 at 11:26 pm

    Mia gentile,dotta,e mi permetta,cara Amica,veramente poche volte o forse mai, un commento mi ha stupito e affascinato come il suo.Il suo avvicinare il profumo della Ginestra di Leopardi,nell’ultima strofa dello stupendo canto agli ultimi versi del quarto momento del Lamento per Ignazio Anima assente(cito a memoria,perdoni eventuali imperfezioni)”Nessuno ti conosce,no!ma io ti canto,canto per dopo,il tuo profilo e la tua grazia,la grande maturtà della tua intiigenza,il tuo appetito di morte e il gusto della sua hocca,la tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria,io canto la tua eleganza con parole che gemono e ricordo una brezza triste negli ulivi(la traduzione è di Carlo Bo)Io ho recitato centinaia di volte tutto il lamento,ma mai avevo compreso ciò che Lei mi ha fatto comprendere oggi nella incredihile,stupenda bellezza di questi versi.Le esprimo una immensa gratitudine:”l’unica possibilià ….il canto del genio.Grazie dal profondo del cuore,Straordinaria Helen!Suo Giuseppe.PS Il suo scritto termina con una virgola(forse voleva dire altre cose?)La prego, le dica.

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