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Il grido cantato

Dall’antologia “Giovani Poeti Leggono… Carlo Antognini”, edita da peQuod, pubblichiamo alcune poesie di Giulia Torbidoni.

Giulia ha una scrittura anfibia nel senso che si esprime sia in prosa che in poesia. Se un confine esiste tra i due generi lei continuamente lo travalica, sapendo passare da un campo all’altro come in un biathlon che suppone una prova di fondo (prosa) e di velocità (poesia).
Come nel calcio è raro che un centrocampista sia anche un goleador così non succede che un narratore si trovi a suo agio nella poesia. In realtà Giulia (di Ripe, provincia di Ancona) è poestessa anche quando narra. Come mai il grido cantato?
Giulia ha una netta urgenza di denuncia sociale a causa di una politica che produce gravi ingiustizie. Spesso tale denuncia si presentava come una elencazione martellante di slogan o di veementi messaggi. Le sembrava andare contro la propria coscienza rinunciare al grido, invece l’ha trasformato in canto, sofferto, spezzato ma sempre più ricco di partecipazione umana.
Così l’annuncio è più efficace in quanto l’informazione è divenuta comunicazione artistica.
(Fabio Maria Serpilli)

 

Iraq

La ragazza volse il volto alla cima dell’albero che cera piangeva,
nero di fumo,
stravolto e incenerito dal cielo.
Un uccello s’alzò secco e orgoglioso
sfidava chi?
Dappertutto il silenzio copriva la terra stuprata
con la mano il vento spostava le ore degli anni
asciugava i morrti
volava radente ai campi e ai fiumi
con sguardo severo e attorcigliato
a cercare semi da riportare.

 

……….

Sono sempre la prima ad alzarmi. Questa mattina ho aperto la finestra della
                                                                                                            [cucina.
Nel buio della stanza ho visto il giorno. Sbocciava già un poco appassito tra i
                                                                                      [colori e i disegni delle
nuvole, dolce sfondo agli alberi del cortile.
Lo spettacolo della nebbia che abbandonava la terra,
come fosse la sua anima,
mi lasciava sognare le persone che aprivano gli occhi,
le cucine che cadevano all’abbraccio dei caffé.

Il mistero dell’esistenza.

                       ………Spettacolare impresa di processi oscuri e lenti,
come il giorno che ritorna.
                       ………Singolare dolcezza mista all’acerbo di un dubbio continuo:

la vita.

Poi, lentamente, le luci si accendono alle finestre,
                                     e coprono i colori appena nati
                                     e scoprono i movimenti cadenzati
al mattino, quando tutti siamo perplessi.

 
– ©peQuod. Tutti i diritti riservati –

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