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Improve your english (and find a job!)

Si fanno abitualmente recensioni di libri letti da leggere o da non leggere, libri che ci sono piaciuti o che ci sembrano importanti, libri di culto e di spasso, d’impegno e d’evasione, libri che cambieranno il mondo e libri che non cambieranno proprio niente. Io però stavolta vorrei recensire la parola lavoro.

Ho sotto gli occhi edizioni abbastanza recenti del Dizionario della lingua italiana di Deovoto-Oli e dell’Hoepli d’inglese per il corrispondente lemma job, per un confronto. L’italiano si diffonde poco su espressioni che contengono modalità di prestazione d’opera. Inteso come attività produttiva per gli aspetti economico, giuridico, sindacale, il Devoto-Oli elenca:

  • L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro; e questo è il fondamento
  • gli operai rimasero senza lavoro; è l’Italia senza fondamento, si dovrebbe aggiungere;
  • contratto collettivo di lavoro; a volte si inscenano scioperi per ottenerlo;
  • lavoro nero; era esecrato; col dissolversi del lavoro regolare, si tentò di nobilitarlo; soldi? pochi, sporchi e chissà quando;
  • lavoro a domicilio; anche questo una volta era esecrato: a che punto siamo adesso?
  • doppio lavoro; se prima era segno di parassitismo, adesso è sinonimo di spirito d’iniziativa;
  • abbandonare il lavoro; va da sé che per abbandonare un lavoro bisogna prima averlo;
  • infortunio sul lavoro; doveva scomparire dal vocabolario; invece continua a riempire le cronache dei quotidiani.

Come si vede, sono queste espressioni piuttosto generiche, ma ancora vigenti e operanti. Lo Hoepli invece, che è più tecnico, porta un elenco molto lungo di espressioni nelle quali entra la parola job. Al leggerle, sembra di fare un ripasso delle filosofie del lavoro e delle modalità, condizioni e circostanze in cui l’opera viene prestata o il lavoro interrotto. Non so più dire se si tratti di espressioni che trovano nei nostri anni (dopo il 2000) una corrispondenza con la realtà. Ma l’impressione netta è che si registra una forte variazione delle qualifiche, da aggiornare tutte alle dizioni della legge Biagi (mancano per esempio tutte le varianti del lavoro interinale e precario: edizioni più aggiornate certamente le avranno inserite), e soprattutto a una forte riduzione espressiva dovuta alla rarefazione della prestazione d’opera, emigrata dall’Italia e dall’italiano verso paesi che parlano l’inglese come lingua internazionale, e non come quella di casa. Vogliamo vedere?

  • job – occupazione
  • job application – domanda di lavoro, di assunzione: mai fatta una?
  • job application form – modulo di domanda di lavoro
  • job creation – creazione di nuovi posti di lavoro; per esempio dirigere il traffico nello stretto di Messina;
  • job cut – riduzione dei posti di lavoro; non siate pessimisti: finché li riducono vuol dire che ci sono!
  • job growth – crescita dell’occupazione; un’opzione puramente teorica;
  • job hopper – che passa frequentemente da un lavoro a un altro; eccellono in questa specialità i grandi boiardi e i poveri cristi;
  • job hunting – eh sì bisogna ammettere che è proprio una caccia;
  • job loss – perdita del posto di lavoro: per giusta causa, speriamo;
  • job offer – ce ne sono anche da noi, alcune anche convincenti, ma piuttosto rare;
  • job protection – leggi sulla protezione dei posti di lavoro; non molto care ai liberali puri;
  • job release scheme – piano di pre-pensionamento; più che altro adesso si fanno piani di post-pensionamento;
  • job security – sicurezza del posto di lavoro: fino a pochi anni fa era considerate un diritto, poi è diventato un privilegio; adesso una pretesa assurda;
  • job for the boys – lottizzazione, clientelismo, lavoro inutile, posti per favoritismo o nepotismo: questi li conosciamo bene;
  • on the job – al lavoro, in attività; il migliore degli alibi quando torni a casa;
  • to be on the job – stare facendo sesso; fare sesso per lavoro è considerato immorale; fare sesso sul posto di lavoro è causa di licenziamento;
  • to be out of a job – essere disoccupato: normale;
  • to find a job – bene; speriamo che sia anche adeguatamente pagato;
  • to give up one’s job – viene voglia, sia per migliorare, sia per pura resa alle condizioni imposte;
  • to slash job – ridurre drasticamente i posti di lavoro; a quanto pare l’unica maniera che si è finora trovata per reggere la spietata concorrenza internazionale;
  • job action (US) – sciopero bianco; attività in cui si gettano a volte i privilegiati possessori di un posto di lavoro ma scontenti per qualche lavoro; lo sciopero bianco è anche messo in atto quotidianamente da alcuni di dipendenti pubblici senza altra pretesa che conservarsi la salute;
  • job opportunities – dovrebbero essere tante; sono in realtà tante, ma il più delle volte sono fumo;
  • job satisfaction – ecco una bella cosa: qualcuno riesce anche a trovarla;
  • job search – sappiamo benissimo cos’è;
  • job–sharer – se non abbiamo voglia, o tempo, o convenienza, possiamo condividere il lavoro con un amico. perché no?
  • job sharing agreement – è un fatto che comunque bisogna concordarlo;
  • job training – sì, sì; poi quando hai imparato ti mandano via;
  • a stady job – un lavoro stabile? un mito caduto insieme al muro di Berlino;
  • to do odd jobs – fare lavori disparati può anche piacere; correre di qua e di là per qualche euro in tasca molto meno;
  • part-time job – ma sì, largo ai giovani: mettetevi in part-time;
  • to retire from job – poi però ti devono pagare la pensione; perciò ti preferiscono mezzo condito. Freghiamoli: viviamo a lungo!

Ecco, cari miei, un utile ripasso del concetto di lavoro, particolarmente adatto per le giovani generazioni: un insieme di concetti, una pletora di significati, richiami a dinamiche presenti o perdute. Vede che ci manca qualcosa del vecchio: per esempio qualcosa come job evaluation, che mi ricordo fosse la valutazione del lavoro effettivamente svolto; e ci manca soprattutto del nuovo: il lessico del lavoro nella globalizzazione. Se vi va, provate a integrare questo dizionario. In qualsiasi lingua preferiate.

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