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Il fenomeno colera

Sintesi introduttiva a “Il colera nell’Italia dell’Ottocento: l’epidemia di Ancona del 1865-67”, tesi di laurea di Andrea Pongetti pubblicata da LibriSenzaCarta.it.

Il colera è una delle malattie che hanno storicamente avuto il maggior impatto sia in termini di mortalità che di conseguenze economico-sociali. L’attenzione è posta in particolare sulle epidemie di colera del XIX secolo poiché è proprio in questo secolo che la malattia fa la sua prima comparsa in Europa ed in Italia, e di conseguenza l’impatto risulta essere ancor più devastante.

Quando il morbo comparve per la prima volta in Italia molti ne individuarono la causa nella collera divina, altri puntarono l’indice su strane combinazioni planetarie e meteorologiche, altri ancora parlarono di avvelenamenti voluti dal Governo per punire le masse troppo cresciute numericamente. Si individuavano dei capri espiatori additati come untori, generalmente persone ai margini della società o stranieri, ma molto spesso pure medici e funzionari pubblici.

Essendo una malattia prevalentemente urbana che per sua natura trae dalla sporcizia, dalle acque inquinate e in generale dalle carenze sanitarie la propria linfa vitale, il colera mise in luce le debolezze dell’organizzazione sanitaria e la povertà diffusa, la disuguaglianza di fronte alla morte, la drammatica arretratezza in fatto di igiene privata e pubblica, esasperando il problema della città come luogo di diffusione del contagio. Furono di conseguenza soprattutto i ceti economicamente più poveri a venire colpiti.

In quest’analisi, dopo avere riassunto brevemente la situazione dello stato degli studi sul colera in Italia, ho trattato la storia della malattia studiandone il cammino, dall’espansione in India fino all’arrivo in Europa. Sono quindi passato ad esaminare l’epidemia di colera del periodo 1835-37 negli stati regionali italiani: ho approfondito la conoscenza delle reazioni popolari e governative, segnalando le eventuali differenze tra le singole unità territoriali; ho altresì analizzato l’intervento dei medici, divisi in molteplici scuole di pensiero, sia nella comprensione della malattia, sia nelle forme curative da adottare.

Nel III e ultimo capitolo ho deciso di approfondire lo studio del colera “italiano”, trattando nello specifico l’epidemia del triennio 1865-1867. In particolare, utilizzando fonti in gran parte inedite, ho scelto di indagare il caso di Ancona, che nel 1865 fu tra le città italiane con maggiore tasso di letalità: ho descritto le condizioni economiche e sociali dell’epoca ed i loro legami con la situazione igienica-sanitaria, sia a livello pubblico che privato, e successivamente ho presentato la cronaca dell’epidemia cercando di stabilire i nessi tra questa e la società che l’ha subita, evidenziando il ruolo svolto dalla medicina e dagli amministratori locali per ridurne l’impatto demografico ed economico.

Ho ritenuto opportuno dedicare un paragrafo ai soccorsi, che ad Ancona furono particolarmente efficaci e sensibili dal punto di vista finanziario, e rappresentarono non solo un aiuto importante per la popolazione colpita ma anche un utile mezzo di propaganda e di legittimazione sociale per coloro che li fornirono, generalmente uomini appartenenti alla nuova classe dirigente liberale, uscita da protagonista dalle lotte risorgimentali. Un paragrafo l’ho riservato anche alla figura di Girolamo Orsi, medico anconetano, principale protagonista della battaglia contro il colera attraverso un’incessante attività di salvaguardia dell’igiene comunale e provinciale, specialmente rivolta alle classi popolari e agli amministratori.

Lo studio del singolo caso di Ancona si è rivelato valido per analizzare criticamente persistenze e mutamenti rispetto all’epidemia precedente, sia per quanto riguarda le misure preventive e limitative stabilite dal nuovo Stato italiano, non più diviso in molteplici unità territoriali, sia per quanto riguarda le reazioni popolari, le quali sembrarono non mutare sensibilmente, e a cui ho riservato un’ampia trattazione; al contrario, quelle mediche, pur tra numerosi scompensi e arretratezze, segnalarono dei progressi, quantomeno nella comprensione epidemiologica della malattia, benché i rimedi curativi rimanessero in gran parte gli stessi. Se la sensibilità dimostrata nel tentativo di migliorare le condizioni igieniche sanitarie delle masse urbane, e nel lamentare le carenze strutturali della città, fu senz’altro lodevole; non per questo anche la classe medica anconetana si distinse però dai colleghi delle altre regioni per rimedi curativi efficaci e all’avanguardia.

Ciò che è emerso approfondendo il caso di Ancona è però principalmente l’incuria e la miseria della gran parte della popolazione, oltre alla scarsa capacità degli amministratori comunali e provinciali di migliorare la sanità cittadina e ridurre il rischio di epidemie. I fatti del 1865 comportarono, grazie anche all’attivismo dei medici locali, una crescita dell’attenzione alla questione sanitaria da parte degli amministratori: anche per questo l’epidemia del 1865 fu l’ultima grave in provincia; ma non si può parlare di svolta poiché fu soltanto negli anni ’80 e ’90 del secolo che ad Ancona si realizzarono importanti interventi pubblici come la tanto attesa costruzione dell’acquedotto, la distruzione di quartieri malsani, la disinfezione di chiaviche, scuola, latrine, la creazione di regolamenti d’igiene. Difficile invece, anche successivamente, individuare pure nel capoluogo dorico sensibili cambiamenti nelle reazioni popolari.

Questo lavoro contiene inoltre in appendice alcune fonti utilizzate per lo studio del colera anconetano, oltre ad un gruppo di tabelle riassuntive dei dati di mortalità e letalità, al fine di fornire un quadro complessivo dell’impatto demografico del colera nell’Italia dell’Ottocento.

Andrea Pongetti

Link: Il colera nell’Italia dell’Ottocento: l’epidemia di Ancona del 1865-67

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